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Art. 21 codice civile: Deliberazioni dell’assemblea

Le deliberazioni dell’assemblea sono prese a maggioranza di voti e con la presenza di almeno la metà degli associati. In seconda convocazione la deliberazione è valida qualunque sia il numero degli intervenuti (1). Nelle deliberazioni di approvazione del bilancio e in quelle che riguardano la loro responsabilita’ gli amministratori non hanno voto.

Per modificare l’atto costitutivo e lo statuto, se in essi non è altrimenti disposto, occorrono la presenza di almeno tre quarti degli associati e il voto favorevole della maggioranza dei presenti.

Per deliberare lo scioglimento dell’associazione e la devoluzione del patrimonio occorre il voto favorevole di almeno tre quarti degli associati (2).


Commento

Deliberazione (o delibera): atto collegiale, formatosi nel corso dell’assemblea, in cui si fondono le volontà dei singoli associati. In essa è espressa unitariamente la volontà dell’ente.

Maggioranza: è questa la regola che generalmente viene adottata in tutte le strutture democratiche assembleari (in cui cioè partecipa una pluralità di persone). In base al principio maggioritario prevale sempre la volontà della (—) degli associati.

 

(1) Nelle associazioni (ed in generale negli enti collettivi come anche le società) vige il metodo cd. di democrazia diretta, in virtù del quale tutti gli associati possono partecipare direttamente al governo dell’ente, attraverso l’esercizio del diritto di voto nelle assemblee.

Per la validità della votazione è necessario che si raggiunga un dato quorum costitutivo, cioè che si raggiunga un dato numero di presenti: la metà degli associati in prima convocazione, qualunque numero in seconda.

La possibilità di deliberare validamente in seconda convocazione, qualunque sia il numero dei presenti, è prevista allo scopo di evitare che l’assemblea resti paralizzata per l’assenza dei soci.

(2) Per impedire che, per l’inerzia dei suoi membri, il governo dell’ente sia pericolosamente affidato ad una minoranza più presente e attiva, è previsto che per le delibere più importanti (quali quelle riguardanti la modificazione dell’atto costitutivo e dello statuto nonché lo scioglimento dell’ente) siano adottate le maggioranze qualificate indicate negli ultimi due commi di questo articolo.


Giurisprudenza annotata

Associazioni e Fondazioni

Le deliberazioni dell'assemblea di un'associazione riconosciuta, ivi comprese quelle di approvazione del bilancio, non costituiscono mere dichiarazioni di scienza, né possono essere considerate come atti unilaterali ed interni, intesi a regolare rapporti intrasoggettivi, ma sono pur sempre atti in cui rileva la volontà posta alla base della formazione della singola deliberazione, sicché esse possono valere anche come ratifica di un atto posto in essere da un soggetto privo di potere rappresentativo.

(Cass. Civ. Sez. II 17/6/2014 n. 13774)

 

Nonostante la disposizione contenuta nell'art. 36 c.c. secondo cui le associazioni non riconosciute sono regolate dagli accordi degli associati, queste si modellano, in virtù di un principio generale e costante, secondo una struttura organizzativa che non può prescindere dall'esistenza, accanto agli organi esecutivo e rappresentativo, di un organo deliberante (assemblea) formato di tutti i membri o associati, con la conseguenza che a fare ritenere l'inesistenza in concreto di tale organo non è sufficiente l'eventuale silenzio al riguardo dell'atto costitutivo, dal momento che a tale silenzio sopperiscono le norme che disciplinano le persone giuridiche in genere e le associazioni non riconosciute in particolare (artt. 20 e 21 c.c.), a meno che la mancanza dell'organo assembleare dipenda da una precisa volontà di sopprimerlo in sede di modifiche apportate allo statuto originario dell'associazione non riconosciuta. In tal caso, però, qualora si accerti che la trasformazione sia stata deliberata da organi dell'associazione non riconosciuta, dei quali venga fondatamente contestata la legittimità rappresentativa e risulti che la delibera di trasformazione non è mai stata approvata dall'assemblea, deve ritenersi la giuridica inesistenza della nuova associazione, il cui ordinamento, per difetto di presupposti essenziali richiesti dalla legge, si ponga in aperto contrasto con questa.

(Cass. Civ. Sez. I 08/11/2013 n. 25210)

 

Il presidente dell'assemblea di un organo collegiale, massimamente quando tale carica sia prevista dallo statuto, possiede tutti i poteri necessari per il razionale e corretto svolgimento dell'assemblea, ivi compreso quello della scelta delle proposte da mettere ai voti. Ne consegue che la deliberazione assembleare di una persona giuridica, la quale abbia ottenuto il prescritto "quorum" deliberativo, non può ritenersi viziata per il solo fatto che non siano state messe ai voti altre proposte sullo stesso "thema decidendum".

(Trib. Roma 24/1/2000)

La validità della deliberazione dell'assemblea di un'associazione deve essere riscontrata con riferimento alla legge del tempo in cui viene adottata. Pertanto, nel caso di deliberazione di scioglimento dell'associazione e di devoluzione ad altri del suo patrimonio, che sia stata resa, nel vigore del vecchio codice di commercio, con la maggioranza prescritta dallo statuto, la sopravvenuta entrata in vigore dell'attuale codice civile non può spiegare effetti invalidanti, in relazione alla non corrispondenza di detta maggioranza con quella imposta dall'art. 21 comma 2 c.c. (tre quarti degli associati), senza che rilevi la circostanza che l'indicata devoluzione patrimoniale abbia avuto attuazione con atti posti in essere nella vigenza del nuovo codice (e restando altresì ininfluenti, sulla validità della delibera, le questioni circa l'efficacia di tale devoluzione, in quanto disposta in favore di ente non ancora riconosciuto dall'autorità governativa).

(Cass. Civ. Sez. II 25/01/1990 n. 432)

 

Nonostante la disposizione contenuta nell'art. 36 c.c. secondo cui le associazioni non riconosciute sono regolate dagli accordi degli associati, queste si modellano, in virtù di un principio generale e costante, secondo una struttura organizzativa che non può prescindere dall'esistenza, accanto agli organi esecutivo e rappresentativo, di un organo deliberante (assemblea) formato di tutti i membri o associati, con la conseguenza che a fare ritenere l'inesistenza in concreto di tale organo non è sufficiente l'eventuale silenzio al riguardo dell'atto costitutivo, dal momento che a tale silenzio sopperiscono le norme che disciplinano le persone giuridiche in genere e le associazioni non riconosciute in particolare (art. 20 e 21 c.c.), a meno che la mancanza dell'organo assembleare dipenda da una precisa volontà di sopprimerlo in sede di modifiche apportate allo statuto originario dell'associazione non riconosciuta. In tal caso, però, qualora si accerti che la trasformazione sia stata deliberata da organi dell'associazione non riconosciuta, dei quali venga fondatamente contestata la legittimità rappresentativa e risulti che la delibera di trasformazione non è mai stata approvata dall'assemblea, deve ritenersi la giuridica inesistenza della nuova associazione, il cui ordinamento, per difetto di presupposti essenziali richiesti dalla legge, si ponga in aperto contrasto con questa.

(Cass. Civ. Sez. I 03/11/1981 n. 5791)

 

Consorzi

Un consorzio avente per scopo la realizzazione di opere di interesse comune (sistemazione del terreno in genere, costruzione di strade, rete idrica, ecc.), non costituendo attività imprenditoriale in senso stretto, non è disciplinato dalle norme di cui agli art. 2602 ss., nè da quelle sui consorzi per l'uso comune delle acque di cui al libro III della proprietà del codice civile, bensì dalle norme sulle associazioni non riconosciute. Conseguentemente, le modificazioni del contratto consortile non richiedono l'unanimità dei consensi ex art. 2607 c.c. bensì la presenza dei tre quarti degli associati ed il voto favorevole della maggioranza dei presenti ex art. 21 c.c.

(Trib. Torino 4/3/1985)

 



 
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