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Art. 2101 codice civile: Tariffe di cottimo

Le norme corporative possono stabilire che le tariffe di cottimo non divengano definitive se non dopo un periodo di esperimento (1).

Le tariffe possono essere sostituite o modificate soltanto se intervengono mutamenti nelle condizioni di esecuzione del lavoro, e in ragione degli stessi. In questo caso la sostituzione o la variazione della tariffa non diviene definitiva se non dopo il periodo di esperimento stabilito dalle norme corporative.

L’imprenditore deve comunicare preventivamente ai prestatori di lavoro i dati riguardanti gli elementi costitutivi della tariffa di cottimo, le lavorazioni da eseguirsi e il relativo compenso unitario. Deve altresì comunicare i dati relativi alla quantità di lavoro eseguita e al tempo impiegato.


Commento

Cottimo: [v. 2099].

 

(1) Le tariffe sono determinate, nei loro criteri di massima, dai contratti collettivi [v. 2067-2081]. Esse possono essere modificate unilateralmente dal datore di lavoro soltanto in caso di mutamento della tecnica di produzione.

 

Un sistema particolare di retribuzione è il cottimo misto che si ha quando il lavoratore viene remunerato in parte con un salario a tempo, in parte con una maggiorazione di cottimo.


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato a cottimo

In materia di sgravi contributivi e di fiscalizzazione degli oneri sociali, con riferimento ai lavoratori cottimisti, l'equiparazione delle retribuzioni a cottimo con i trattamenti retributivi minimi previsti dal c.c.n.l. è integrata allorché la somma della retribuzione connessa al sistema del cottimo misto sia eguale al minimo garantito al cottimista e il costo del lavoro sia ragguagliato, sotto l'aspetto temporale, alla prestazione lavorativa resa, sempreché le somme per gli scatti di anzianità - rientrando esse nel concetto di retribuzione - siano puntualmente corrisposte, e che la misura dell'incentivo retributivo per il cottimo sia ancorata all'effettiva commisurazione dell'attività lavorativa svolta, così da evitare che i dipendenti perseguano, nell'ambito aziendale, rendimenti lavorativi particolarmente onerosi, al solo fine di equiparare la propria retribuzione a quella applicata dal c.c.n.l. di settore. Rigetta, App. Bologna, 17/12/2007

Cassazione civile sez. lav.  16 maggio 2014 n. 10877  

 

Nel sistema del cottimo misto, il datore di lavoro, qualora il rendimento dei lavoratori cottimisti, per cause a loro imputabili, sia stato inferiore ai minimi preventivati, può ridurre la retribuzione minima fissa in proporzione all'entità del minor rendimento anche al di sotto della c.d. retribuzione minima e sufficiente di cui all'art. 36 comma 1 cost.

Cassazione civile sez. lav.  10 gennaio 1994 n. 162  

 

La legittimità o meno di un accordo aziendale in tema di cottimo e di determinazione delle relative tariffe deve essere dal giudice del merito verificata mediante una compiuta analisi dell'accordo stesso in relazione ai parametri normativi stabiliti dagli art. 2100 e 2101 c.c. ed alle disposizioni in materia della contrattazione collettiva nazionale di categoria, tenendo conto, quanto al problema delle conseguenze disciplinari del mancato rispetto dei ritmi di cottimo, che le sanzioni applicabili al lavoratore per tale condotta, configurabile come scarso rendimento, vanno ricercate nel codice disciplinare predisposto dal contratto collettivo di categoria, non occorrendo che esse siano predeterminate dall'accordo aziendale predetto. (Principio affermato in relazione all'accordo 4 marzo 1981 - del quale l'impugnata sentenza, cassata dalla S.C., aveva escluso l'idoneità a determinare la caducazione del regime di cottimo libero - ed all'art. 11 del c.c.n.l. del 1979 per le aziende metalmeccaniche).

Cassazione civile sez. lav.  08 luglio 1988 n. 4524  

 

Nella retribuzione a cottimo misto il rendimento inerisce al contenuto della prestazione, che è relativa all'obbligazione continuativa di fare ed è espressa non dalla sola messa a disposizione delle energie lavorative, ma anche dall'impegno di cooperazione utile per la realizzazione dell'interesse perseguito: ne consegue che lo scarso rendimento al di sotto del minimo tabellare convenuto si configura come adempimento inesatto e non dà titolo al lavoratore, in mancanza di patto contrario, per conservare il diritto a ricevere l'intera paga base e l'utile concretamente realizzato, essendo consentito al datore di lavoro di operare, nel quadro dell'eccezione di inadempimento di cui all'art. 1460 c.c., la riduzione proporzionale di ciascuna delle voci della retribuzione complessiva, nei limiti segnati dall'art. 36 cost.

Cassazione civile sez. lav.  09 luglio 1980 n. 4363  

 

Quando la retribuzione è costituita da due quote, la prima c.d. "fissa", determinata in rapporto al minimo tabellare stabilito per la categoria di appartenenza, dal contratto collettivo, la seconda c.d. "mobile", costituita da una provvigione, le norme di cui agli art. 2101 e 2103 c.c. non impongono nè la revisione nè l'automatico adeguamento della parte fissa della retribuzione alle variazioni dei minimi salariali previste dal contratto collettivo. Il fatto che il valore della quota fissa sia andato progressivamente diminuendo e che sia andato progressivamente deteriorandosi il rapporto della stessa con la parte variabile della retribuzione, resta, sotto il profilo delle dette due norme, del tutto irrilevante.

Cassazione civile sez. lav.  03 luglio 1980 n. 4237



 
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