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Art. 2105 codice civile: Obbligo di fedeltà

Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio (1) (2).


Commento

Prestatore di lavoro: [v. 2095]; Concorrenza: [v. 2595].

 

(1) Il dovere di fedeltà si sostanzia nell’obbligo di tenere un comportamento leale verso il datore di lavoro e di tutelarne in ogni modo gli interessi.

Esso si configura come obbligo accessorio a quello principale di svolgere la propria attività lavorativa.

(2) La norma prevede espressamente l’obbligo di fedeltà ponendo due distinti doveri, entrambi di contenuto negativo (obblighi di non fare): a) divieto di concorrenza; b) obbligo di riservatezza (divieto di diffondere notizie attinenti l’impresa con pregiudizio per essa). L’obbligo di riservatezza permane anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro, per un ragionevole lasso di tempo; il divieto di concorrenza opera, invece, solo in costanza di rapporto e, proprio per tale caratteristica, va tenuto distinto dal patto di non concorrenza [v. 2125], di analogo contenuto ma operante in una fase successiva alla cessazione del rapporto di lavoro.


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato

L'obbligo di fedeltà a carico del lavoratore subordinato ha un contenuto più ampio di quello risultante dall'art. 2105 cc, dovendo integrarsi con gli artt. 1175 e 1375 cc, che impongono correttezza e buona fede anche nei comportamenti extralavorativi, necessariamente tali da non danneggiare il datore di lavoro (confermato il licenziamento del lavoratore che aveva svolto attività sportiva non compatibile con le sue condizioni fisiche, atteso che tale condotta doveva ritenersi contraria ai doveri di buona fede e correttezza proprio perchè in ragione delle sue condizioni di salute, il datore di lavoro lo aveva assegnato a mansioni ridotte e diverse da quelle precedentemente svolte, sopportando un inevitabile danno dal punto di vista dell'efficienza produttiva ed organizzativa).

Cassazione civile sez. lav.  09 gennaio 2015 n. 144  

 

Il lavoratore che produca in una controversia di lavoro copia di atti aziendali riguardanti direttamente la propria posizione lavorativa non viene meno ai doveri di fedeltà di cui all'art. 2105 cod. civ., anche ove i documenti prodotti non abbiano avuto influenza decisiva sull'esito del giudizio, operando, in ogni caso, la scriminante dell'esercizio del diritto di cui all'art. 51 cod. pen., che ha valenza generale nell'ordinamento, senza essere limitata al mero ambito penalistico. Rigetta, App. Potenza, 23/06/2011

Cassazione civile sez. lav.  04 dicembre 2014 n. 25682  

 

Il lavoratore che produca, in una controversia di lavoro intentata nei confronti del datore di lavoro, copia di atti aziendali, che riguardino direttamente la sua posizione lavorativa, non viene meno ai suoi doveri di fedeltà, di cui all'art. 2105 c.c., tenuto conto che l'applicazione corretta della normativa processuale in materia è idonea a impedire una vera e propria divulgazione della documentazione aziendale e che, in ogni caso, al diritto di difesa in giudizio deve riconoscersi prevalenza rispetto alle eventuali esigenze di riservatezza dell'azienda; ne consegue la legittimità della produzione in giudizio dei detti atti trattandosi di prove lecite e l'illegittimità del licenziamento disciplinare intimato quale conseguenza della predetta produzione documentale.

Cassazione civile sez. lav.  04 dicembre 2014 n. 25682  

 

L'obbligo di fedeltà a carico del lavoratore subordinato, sancito dall'art. 2105 cod. civ., va integrato in relazione agli artt. 1175 e 1375 cod. civ., sicché il lavoratore anche nei comportamenti extralavorativi deve attenersi ai principi di correttezza e buona fede, sì da non danneggiare il datore di lavoro. Rigetta, App. L'Aquila, 21/12/2011

Cassazione civile sez. lav.  26 novembre 2014 n. 25161

 

La violazione del divieto di concorrenza posto a carico del lavoratore subordinato dall'art. 2105 cod. civ., riguarda non già la concorrenza che il prestatore, dopo la cessazione del rapporto, può svolgere nei confronti del precedente datore di lavoro, ma quella svolta illecitamente nel corso del rapporto di lavoro, attraverso lo sfruttamento di conoscenze tecniche e commerciali acquisite per effetto del rapporto stesso. Rigetta, App. Ancona, 13/11/2007

Cassazione civile sez. lav.  29 agosto 2014 n. 18459  

 

In materia di lavoro subordinato, con riguardo alle sanzioni disciplinari, la previa contestazione dell'addebito, necessaria in funzione di tutte le sanzioni disciplinari, ha lo scopo di consentire al lavoratore l'immediata difesa e deve conseguentemente rivestire il carattere della specificità che è integrato quando sono fornite le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia ravvisato infrazioni disciplinari o comunque comportamenti in violazione dei doveri di cui agli art. 2104 e 2105 c.c..

Tribunale Roma sez. lav.  28 ottobre 2013 n. 11843  

 

L'assenza dal domicilio per lo svolgimento di attività lavorativa o di altro genere da parte del dipendente assente per malattia può giustificare il recesso del datore di lavoro, in relazione alla violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà, secondo una valutazione da compiere ex ante, non solo allorché tale attività esterna sia di per sé sufficiente a far presumere l'inesistenza della malattia, ma anche nell'ipotesi in cui la medesima attività, valutata in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio ciel dipendente. La valutazione circa la natura pregiudizievole di tale attività, costituisce giudizio di fatto, riservato al giudice di merito, censurabile in sede di legittimità unicamente nel caso in cui dall'esame del ragionamento svolto dal giudice del mento, quale risulta dalla sentenza, sia riscontrabile il mancato o insufficiente esame di punti decisivi della controversia, prospettati dalle parti o rilevabili d'ufficio, ovvero un insanabile contrasto tra le argomentazioni adottate, tale da non consentire l'identificazione del procedimento logico-giuridico posto a base della decisione (nella specie, la Corte ha confermato al legittimità del licenziamento intimato ad un lavoratore che, durante l'assenza dal lavoro per il riacutizzarsi di un episodio di da lombalgia, si era recato a caccia in due diverse mattine in una valle del Trentino, appostandosi in un apposito gabbiotto; condotta che si poneva in contrasto con la necessità di riposo e temperature calde).

Cassazione civile sez. lav.  22 febbraio 2013 n. 4559  

 

 

Impiegati dello Stato

È giustificata la sanzione del licenziamento per giusta causa per il fatto di avere una dipendente di Azienda sanitaria svolto attività assistenziale in favore di soggetti privati durante un lungo periodo di assenza per malattia da causa di servizio, essendo venuto meno il vincolo fiduciario, non soltanto a seguito della violazione dell'obbligo di fedeltà e di esclusività verso il datore di lavoro pubblico, ma anche a seguito della violazione dei principi generali di buona fede e correttezza.

Tribunale Bologna  18 aprile 2013

 



 
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