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Art. 2108 codice civile: Lavoro straordinario e notturno

In caso di prolungamento dell’orario normale, il prestatore di lavoro deve essere compensato per le ore straordinarie con un aumento di retribuzione rispetto a quella dovuta per il lavoro ordinario (1).

Il lavoro notturno non compreso in regolari turni periodici deve essere parimenti retribuito con una maggiorazione rispetto al lavoro diurno (2).

I limiti entro i quali sono consentiti il lavoro straordinario e quello notturno, la durata di essi e la misura della maggiorazione sono stabiliti dalla legge o dalle norme corporative.


Commento

(1) Il lavoro straordinario viene definito dal d.lgs. 8-4-2003, n. 66 come il «lavoro prestato oltre l’orario normale», cioè oltre la quarantesima ora.

Esso deve essere compensato con maggiorazioni retributive e/o riposi compensativi.

Se il contratto collettivo prevede una durata settimanale del lavoro inferiore a quella legale (meno di 40 ore settimanali), le ore lavorate in più rispetto all’orario contrattuale e fino al limite legale non costituiscono lavoro straordinario. Esse sono classificate come lavoro supplementare e non comportano maggiorazioni retributive.

 

(2) Il lavoro notturno cui fa riferimento la norma è lavoro notturno occasionale, in quanto quello svolto secondo turni periodici rappresenta lavoro normale, dal momento che è svolto sistematicamente in luogo di quello diurno, e perciò non dà luogo ad alcuna maggiorazione della retribuzione [v. 2099].


Giurisprudenza annotata

Lavoro straordinario e notturno

In tema di liquidazione forfetizzata del lavoro straordinario, il lavoratore, che abbia effettuato un numero di ore superiore a quello corrispondente alla forfetizzazione prestabilita, ha diritto, per l'eccedenza, ad un compenso maggiorato per lo straordinario ove dimostri rigorosamente, e in termini sufficientemente realistici dal punto di vista quantitativo, la relativa prestazione, salvo, in ogni caso, il prudente apprezzamento del giudice di merito sull'attendibilità e congruenza dei dati forniti. Cassa con rinvio, App. Roma, 12/04/2012

Cassazione civile sez. lav.  12 settembre 2014 n. 19299  

 

Una di liquidazione forfettaria del lavoro straordinario è ammissibile laddove per le modalità di svolgimento del lavoro (nella specie, attività di giornalista) risulti difficile contenere la prestazione lavorativa entro precisi limiti di orario e d'altra parte, vi sia una difficoltà per la parte datoriale, di controllare gli effettivi tempi di lavoro rispettati dal dipendente ; nella descritta prospettiva, il lavoratore che abbia prestato attività lavorativa per un numero di ore superiore a quello corrispondente alla prestabilita forfetizzazione, ha diritto per l'eccedenza, a che gli sia riconosciuto il compenso maggiorato per il lavoro straordinario. Tuttavia, in tal caso, l'onere probatorio relativo all'osservanza di un orario eccedente rispetto a quello rientrante nel forfait, incombe sul lavoratore il quale è tenuto a provare rigorosamente la relativa prestazione ed in termini sufficientemente realistici, i suoi termini quantitativi.

Cassazione civile sez. lav.  12 settembre 2014 n. 19299

 

Il lavoratore che agisca per ottenere il compenso per il lavoro straordinario ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro e, ove egli riconosca di aver ricevuto una retribuzione ma ne deduca l’insufficienza, è altresì tenuto a provare il numero di ore effettivamente svolto.

Tribunale Milano sez. lav.  14 luglio 2014

 

Il tempo per raggiungere il luogo di lavoro rientra nell'attività lavorativa vera e propria (e va, quindi, sommato al normale orario di lavoro come straordinario) allorché lo spostamento sia funzionale rispetto alla prestazione; in particolare, sussiste il carattere di funzionalità nei casi in cui il dipendente, obbligato a presentarsi presso la sede aziendale, sia poi di volta in volta destinato in diverse località per svolgervi la sua prestazione lavorativa.

Cassazione civile sez. lav.  15 ottobre 2013 n. 23360  

 

In tema di lavoro notturno, l'art. 4, comma primo, del d. lgs. 26 novembre 1999, n. 532, e l'art. 13 del d. lgs. 8 aprile 2003, n. 66, consentono alla contrattazione collettiva di prevedere una flessibilità dell'orario di lavoro notturno, che consenta l'avvicendamento nel servizio con eventuale superamento del limite giornaliero delle otto ore, al fine di assicurare la presenza di personale per fare fronte ad emergenze impreviste, non rientranti nella normale organizzazione del lavoro, quale può essere la necessità di provvedere ad un intervento in prossimità della fine del turno di servizio. (fattispecie relativa a personale di vigilanza addetto ai turni di notte). Rigetta, App. Firenze, 03/02/2011

Cassazione civile sez. lav.  18 settembre 2013 n. 21361  

 

In tema di lavoro straordinario, al fine di escluderne la sussistenza la chiusura del registratore di cassa non coincide con la cessazione della prestazione lavorativa, la quale, specie con riguardo al personale che opera nelle trattorie e nei ristoranti, continua ben oltre dopo l'uscita dal locale dell'ultimo cliente e la chiusura delle registrazioni fiscali, dovendo tale personale provvedere ad ulteriori incombenti prima di lasciare l'esercizio (pulizia della cucina, riordino della stessa, rigoverno dei locali, risistemazione dei tavoli, etc.).

Cassazione civile sez. lav.  26 luglio 2013 n. 18166  

 

Nei confronti del personale direttivo — categoria comprensiva non soltanto di tutti i dirigenti ed institori che rivestono qualità rappresentative e vicarie, ma anche, in difetto di una pattuizione contrattuale in deroga, del personale dirigente cosiddetto minore, ossia impiegati di prima categoria con funzioni direttive, capi di singoli servizi o sezioni d'azienda, capi ufficio e capi reparto — escluso dalla disciplina legale delle limitazioni dell'orario di lavoro, il diritto al compenso per lavoro straordinario può sorgere nel caso in cui la normativa collettiva (o la prassi aziendale o il contratto individuale) delimiti anche per essi un orario normale di lavoro, che risulti nel caso concreto superato, ovvero, in mancanza di tale delimitazione, quando la durata della prestazione lavorativa ecceda i limiti della ragionevolezza in rapporto alla tutela, costituzionalmente garantita, del diritto alla salute. (Nella specie, al lavoratore — capo reparto di esercizio commerciale — la corte territoriale, sebbene la disciplina legale e contrattuale collettiva escludessero un limite orario della prestazione, aveva riconosciuto il compenso per lavoro straordinario in ragione dell'attribuzione da parte del datore di un compenso per straordinario forfetizzato, circostanza che, invece, era idonea, di per sé, solo ad attestare l'esistenza di determinati trattamenti più favorevoli al lavoratore proprio in conseguenza degli svantaggi derivanti dalla suddetta esclusione).

Cassazione civile sez. lav.  29 novembre 2012 n. 21253  

 

Il diritto al compenso per lavoro straordinario è configurabile quando ne siano provati l'effettivo svolgimento e la relativa consistenza, essendo ammissibile il ricorso alla valutazione equitativa solo per determinare la somma spettante per prestazioni lavorative straordinarie di cui sia stata accertata l'esecuzione e non anche per colare le deficienze della prova concernente l'esecuzione di tali prestazioni.

Tribunale Napoli sez. lav.  05 novembre 2012 n. 27333  

 



 
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