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Art. 2109 codice civile: Periodo di riposo

Il prestatore di lavoro ha diritto ad un giorno di riposo ogni settimana, di regola in coincidenza con la domenica (1).

Ha anche diritto, dopo un anno d’ininterrotto servizio, ad un periodo annuale di ferie retribuito (2), possibilmente continuativo, nel tempo che l’imprenditore stabilisce, tenuto conto delle esigenze dell’impresa e degli interessi del prestatore di lavoro. La durata di tale periodo è stabilita dalla legge, dalle norme corporative, dagli usi o secondo equità.

L’imprenditore deve preventivamente comunicare al prestatore di lavoro il periodo stabilito per il godimento delle ferie.

Non può essere computato nelle ferie il periodo di preavviso indicato nell’art. 2118.

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AGGIORNAMENTO

La Corte Costituzionale, con sentenza 7 – 10 maggio 1963, n. 66 (in G.U. 1a s.s. 18/05/1963, n. 132) ha dichiarato “la illegittimità costituzionale dell’art. 2109, secondo comma, del Codice civile, limitatamente all’inciso “dopo un anno di ininterrotto servizio”, in riferimento all’art. 36, terzo comma, della Costituzione”.

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AGGIORNAMENTO

La Corte Costituzionale, con sentenza 16 – 22 dicembre 1980, n. 189 (in G.U. 1a s.s. 31/12/1980, n. 357), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 2109 cod. civ. nella parte in cui non prevede il diritto a ferie retribuite anche per il lavoratore assunto in prova in caso di recesso dal contratto durante il periodo di prova medesimo”.

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AGGIORNAMENTO

La Corte Costituzionale, con sentenza 16 – 30 dicembre 1987, n. 616 (in G.U. 1a s.s. 08/01/1988, n. 1), ha dichiarato “la illegittimità costituzionale dell’art. 2109 cod. civ. nella parte in cui non prevede che la malattia insorta durante il periodo feriale ne sospenda il decorso”.


Commento

Prestatore di lavoro: [v. 2095]; Usi [v. 2078]; Equità [v. 1374].

 

(1)La normativa che impone il riposo settimanale intende perseguire molteplici finalità: di ordine religioso, morale e di tutela della salute del lavoratore. È, pertanto, una normativa di ordine pubblico [v. 1343] e non può essere derogata con una rinuncia al riposo.

 

(2) I principi generali in materia di ferie sono due: a) l’irrinunciabilità [v. Cost. 36] (un eventuale patto di rinuncia alle ferie è nullo [v. 1418] e, inoltre, se per qualsiasi motivo il lavoratore non usufruisce delle ferie annuali, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere un equivalente economico — indennità sostitutiva di ferie non godute —); b) la naturale continuità del periodo feriale.

 

Tale norma intende garantire al lavoratore il godimento di un congruo periodo di riposo, in modo che egli possa reintegrare le sue energie psico-fisiche e soddisfare le sue esigenze culturali, affettive e familiari.


Giurisprudenza annotata

Riposo

Il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale o nei giorni di festa limita il riposo stesso, ma non lo esclude del tutto. Pertanto, il lavoratore reperibile avrà diritto ad un trattamento economico aggiuntivo, ma non ad un giorno di riposo compensativo (fattispecie relativa alla domanda avanzata da alcuni medici ed operatori sanitari volta ad ottenere le differenze retributive relative ai giorni di riposo non goduto, avendo gli stessi prestato servizio di pronta reperibilità nei giorni festivi).

Cassazione civile sez. lav.  18 dicembre 2014 n. 26723  

 

Il lavoratore non può scegliere arbitrariamente il periodo di godimento delle ferie, trattandosi di evento che va coordinato con le esigenze di un ordinato svolgimento dell'attività dell'impresa e la cui concessione costituisce una prerogativa riconducibile al potere organizzativo del datore di lavoro (respinto il ricorso della lavoratrice avverso il licenziamento; la lavoratrice si era autoattribuita dei giorni di ferie ulteriori rispetto a quelli concessi).

Cassazione civile sez. lav.  26 novembre 2014 n. 25159

 

Il lavoratore che, assente per malattia ed impossibilitato a riprendere servizio, intenda evitare la perdita del posto di lavoro conseguente all'esaurimento del periodo di comporto, deve comunque presentare la richiesta di fruizione delle ferie, affinché il datore di lavoro possa concedere al medesimo di beneficiarne durante il periodo di malattia, valutando il fondamentale interesse del richiedente al mantenimento del posto di lavoro; né le condizioni di confusione mentale del lavoratore per effetto della malattia fanno venir meno la necessità di una espressa domanda di fruizione delle ferie, indispensabile a superare il principio di incompatibilità tra godimento delle ferie e malattia. Rigetta, App. Torino, 05/03/2013

Cassazione civile sez. lav.  27 ottobre 2014 n. 22753  

 

Ai fini del calcolo del periodo di comporto per malattia, la prova dell'effettiva richiesta delle ferie per sospendere la decorrenza di tale periodo può essere fornita anche attraverso presunzioni semplici, purché il giudice compia un'attenta verifica volta ad individuare analiticamente i fatti noti dai quali risalire con deduzioni logiche ai fatti ignoti, correlando ogni indizio (grave, preciso e concordante) alla questione da accertare, senza ricorrere ad affermazioni apodittiche, generiche, sommarie o cumulative.

Cassazione civile sez. lav.  01 agosto 2014 n. 17538  

 

Il diritto del lavoratore alle ferie annuali, tutelato dall'art. 36 Cost., è ricollegabile non solo ad una funzione di corrispettivo dell'attività lavorativa, ma altresì al soddisfacimento di esigenze psicologiche fondamentali del lavoratore, il quale, mediante le ferie, può partecipare più incisivamente alla vita famigliare e sociale e può vedersi tutelato il proprio diritto alla salute nell'interesse dello stesso datore di lavoro. Perciò la maturazione di tale diritto non può essere impedita dalla sospensione del rapporto per malattia del lavoratore e la stessa autonomia privata, nella determinazione della durata delle ferie ex art. 2109 c.c., trova un limite insuperabile nella necessità di parificare ai periodi di servizio quelli di assenza del lavoratore per malattia.

Cassazione civile sez. lav.  29 luglio 2014 n. 17177

 

In caso di lavoro prestato oltre il sesto giorno consecutivo, ove il lavoratore richieda, in relazione alla modalità della prestazione, il risarcimento del danno non patrimoniale, per usura psicofisica, ovvero per la lesione del diritto alla salute o del diritto alla libera esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana, è tenuto ad allegare e provare il pregiudizio del suo diritto fondamentale, nei suoi caratteri naturalistici e nella sua dipendenza causale dalla violazione dei diritti patrimoniali di cui all'art. 36 della Costituzione, potendo assumere adeguata rilevanza, nell'ambito specifico di detta prova (che può essere data in qualsiasi modo, quindi anche attraverso presunzioni ed a mezzo del fatto notorio), il consenso del lavoratore a rendere la prestazione nel giorno di riposo ed, anzi, la sua richiesta di prestare attività lavorativa proprio in tale giorno, mentre non rileva la fruizione successiva di riposi maggiori, essendo il termine di riferimento quello del giorno e della settimana. Rigetta, App. Torino, 15/01/2008

Cassazione civile sez. lav.  23 maggio 2014 n. 11581  

 

I limiti legali imposti dal d.lgs. 8 aprile 2003 n. 66 in materia di orario massimo complessivo, pause di lavoro e lavoro notturno, non possono essere derogati con il consenso del singolo lavoratore interessato - e dunque per effetto della rinuncia ai relativi diritti, - ma solo ad opera della contrattazione collettiva, e nei limiti e con le modalità stabilite dalla legge, comportando il mancato esercizio di tale facoltà di deroga da parte delle parti sociali l'operatività diretta delle garanzie e dei limiti legali, con conseguente applicazione delle sanzioni stabilite in caso di violazione. Rigetta, App. Milano, 01/10/2009

Cassazione civile sez. lav.  23 maggio 2014 n. 11574

 

Nel rapporto di impiego alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, il mero fatto del mancato godimento delle ferie non dà titolo ad un corrispondente ristoro economico se l'interessato non prova che esso è stato cagionato da eccezionali e motivate esigenze di servizio o da cause di forza maggiore. Rigetta, App. Salerno, 18/01/2010

Cassazione civile sez. lav.  28 febbraio 2014 n. 4855  

 

Il lavoro domenicale non può essere retribuito con una maggiorazione economica pari a quella dovuta per il lavoro straordinario, nel caso in cui il c.c.n.l. applicabile consideri la domenica un normale giorno lavorativo, con correlativa applicazione di adeguati meccanismi di compensazione, quali la previsione del lunedì come riposo settimanale compensativo e l'individuazione di un più favorevole regime economico e normativo, a favore del ricorrente, rispetto ad altri dipendenti con medesimo livello contrattuale (fattispecie relativa al rapporto di lavoro dei professori d'orchestra operanti presso enti lirici). Conferma App. Palermo 26 maggio 2008

Cassazione civile sez. lav.  08 novembre 2013 n. 25196

 

In materia di lavoro in giorno festivo, nel caso in cui il riposo settimanale debba essere fruito costantemente nella giornata di lunedì, il lavoratore ha diritto ad un compenso per la particolare penosità del lavoro domenicale che può essere soddisfatto, oltre che con un supplemento di retribuzione o mediante specifiche indennità, anche con vantaggi e benefici di diversa natura previsti dalla contrazione collettiva - alla quale è rimessa la realizzazione di un equilibrio tra esigenze di flessibilità della prestazione e rispetto del diritto del lavoratore -, quali un sistema di riposi settimanali che comunque garantisca il pieno recupero delle energie psicofisiche del lavoratore o una riduzione dell'orario di lavoro. Rigetta, App. Palermo, 26/05/2008

Cassazione civile sez. lav.  08 novembre 2013 n. 25196  

 

Per i lavoratori per i quali il riposo settimanale viene spostato a giornata diversa dalla domenica, il diritto al compenso per la particolare penosità del lavoro domenicale (ancorché con differimento del riposo settimanale in un giorno diverso) può essere soddisfatto, oltre che con supplementi di paga o con specifiche indennità, con l'attribuzione di vantaggi e benefici economici contrattuali di diversa natura (nella specie, la maggiore penosità del lavoro domenicale era compensata - in osservanza della normativa delineata dal contratto collettivo applicato - non solo dal riposo compensativo, ma da una riduzione dell'orario di lavoro d'obbligo e da un più alto trattamento economico rispetto a quello del personale avente lo stesso livello contrattuale e tenuto alla normale turnazione settimanale della prestazione con riposo domenicale).

Cassazione civile sez. lav.  08 novembre 2013 n. 25196  

 

Il lavoro prestato nella giornata di domenica, anche nell'ipotesi di differimento del riposo settimanale in un giorno diverso, deve essere in ogni caso compensato con un "quid pluris" che, ove non previsto dalla contrattazione collettiva, può essere determinato dal giudice e può consistere anche in benefici non necessariamente economici, salva restando l'applicabilità della disciplina contrattuale collettiva più favorevole. Rigetta, App. Torino, 23/03/2010

Cassazione civile sez. lav.  20 settembre 2013 n. 21626  

 

L'indennità sostitutiva delle ferie non godute ha, per un verso, carattere risarcitorio, in quanto idonea a compensare il danno costituito dalla perdita di un bene (il riposo con recupero delle energie psicofisiche, la possibilità di meglio dedicarsi a relazioni familiari e sociali, l'opportunità di svolgere attività ricreative e simili) al cui soddisfacimento l'istituto delle ferie è destinato e, per altro verso, costituisce erogazione di indubbia natura retributiva, perché non solo è connessa al sinallagma caratterizzante il rapporto di lavoro, quale rapporto a prestazioni corrispettive, ma più specificamente rappresenta il corrispettivo dell'attività lavorativa resa in periodo che, pur essendo di per sé retribuito, avrebbe invece dovuto essere non lavorato perché destinato al godimento delle ferie annuali, restando indifferente l'eventuale responsabilità del datore di lavoro per il mancato godimento delle stesse.

Cassazione civile sez. lav.  11 settembre 2013 n. 20836  

 

L'indennità sostitutiva delle ferie non fruite ha natura mista, avendo non solo carattere risarcitorio, in quanto volta a compensare il danno derivante dalla perdita di un bene determinato (il riposo, con recupero delle energie psicofisiche, la possibilità di meglio dedicarsi a relazioni familiari e social), ma anche retributivo, in quanto è connessa al sinallagma contrattuale e costituisce il corrispettivo dell'attività lavorativa resa in periodo che, pur essendo di per sé retribuito avrebbe dovuto essere non lavorato, in quanto destinato al godimento delle ferie annuali. Ne consegue l'inclusione dell'indennità nella base di calcolo del trattamento di fine rapporto. Rigetta, App. Taranto, 22/11/2008

Cassazione civile sez. lav.  11 settembre 2013 n. 20836  

 

 



 
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