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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 211 codice civile: Obbligazioni dei coniugi contratte prima del matrimonio

I beni della comunione (1) rispondono delle obbligazioni contratte da uno dei coniugi prima del matrimonio (2) limitatamente al valore dei beni di proprietà del coniuge stesso prima del matrimonio che, in base a convenzione stipulata a norma dell’articolo 162, sono entrati a far parte della comunione dei beni.


Commento

Obbligazione: [v. Libro IV, Titolo I]; Convenzione (matrimoniale): [v. 159].

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 80) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) Si ritiene che essa si riferisca a tutte le obbligazioni contratte da uno dei coniugi prima della stipulazione della convenzione.


Giurisprudenza annotata

 

Lavoro subordinato

Relativamente ad un contratto di lavoro dirigenziale a tempo determinato, in caso di risoluzione anticipata da parte del datore di lavoro non sorretta da una idonea giusta causa, il giudice di merito, in sede di liquidazione del risarcimento del danno a favore del dirigente, non può - una volta esclusa la mancanza di diligenza nella ricerca di un nuovo lavoro - disattendere la richiesta di un risarcimento commisurato alle retribuzioni perse fino alla naturale conclusione del contratto, mediante il semplice e non validamente giustificato ricorso ad una liquidazione equitativa. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto logicamente motivata la sentenza impugnata nella parte in cui, sul punto relativo alla dedotta responsabilità del lavoratore per il mancato reperimento di una nuova attività, aveva ritenuto che gli elementi costituiti dalla giovane età e della particolare competenza - che di per sè avrebbero potuto far presumere una responsabilità dell'interessato per il mancato reperimento di una nuova collocazione - erano stati vanificati dalle conseguenze negative dell'ingiustificato licenziamento disciplinare in tronco).

Cassazione civile sez. lav.  28 dicembre 1999 n. 14637

 

Il prestatore di lavoro, assente per malattia, ha l'obbligo di comunicare al datore di lavoro lo stato di infermità (o il prolungamento della medesima) e di giustificarlo con certificato medico, in modo da rendere possibile allo stesso datore di lavoro l'effettuazione del controllo, attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali, come prescritto dall'art. 5, comma 2, dello statuto dei lavoratori. Nel caso di contrasto tra il contenuto del certificato del medico curante del lavoratore e gli accertamenti compiuti dal medico di controllo o da altro sanitario appositamente delegato, il giudice del merito ha il compito di stabilire (anche avvalendosi dei poteri istruttori conferitigli dalla legge e con giudizio che è insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato) quale delle contrastanti certificazioni sia maggiormente attendibile.

Cassazione civile sez. lav.  01 luglio 1986 n. 4347  

 

In ipotesi di trasferimento di azienda successivo alla sentenza di primo grado, la sentenza di appello che pronunci, sulla domanda originaria del lavoratore proposta contro il titolare dell'azienda poi trasferita, nei soli confronti dell'acquirente della stessa, che quale successore a titolo particolare dell'alienante abbia proposto appello soltanto nei confronti del lavoratore e non anche nei confronti del primo è affetta da nullità assoluta, rilevabile d'ufficio in sede di legittimità, atteso che, senza che sia stato adottato un formale provvedimento di estromissione ai sensi del terzo comma dell'art. 111 c.p.c., risulta pretermesso l'alienante dell'azienda che è litisconsorte necessario del giudizio di appello.

Cassazione civile sez. lav.  10 giugno 1986 n. 3838  

 

È conforme ai canoni di ermeneutica contrattuale l'interpretazione del giudice del merito avente ad oggetto l'allegato E dell'art. 44 c.c.n.l. 15 aprile 1976 per i dipendenti di imprese edili secondo cui i miglioramenti del trattamento dell'indennità integrativa di malattia a carico della cassa edile (pari al 100 per cento della retribuzione minima contrattuale, calcolata computando il trattamento di previdenza a carico dell'INPS) trovano applicazione per tutti i periodi di malattia successivi all'1 ottobre 1976 senza poter essere limitati dal consiglio di amministrazione della cassa stessa.

Cassazione civile sez. lav.  09 novembre 1985 n. 5489

 

 

Coniugi

I coniugi che, a seguito dell'entrata in vigore della legge n. 151 del 1975, abbiano convenzionalmente esteso il regime di comunione legale, avvalendosi della norma transitoria di cui all'art. 228 comma 2 della medesima legge, ai beni dei quali avevano la proprietà individuale anteriormente al sopravvenuto mutamento del regime patrimoniale della famiglia, rimangono, anche quando con la predetta convenzione abbiano manifestato volontà contraria, nella proprietà individuale di quei beni che, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 179 c.c., sono personali e, quindi, esclusi dalla comunione legale cui esclusivamente si riferisce l'art. 228 cit., senza che possa farsi luogo, attesa la nullità della convenzione "in parte qua", all'applicazione della regola della conservazione del negozio prevista dall'art. 1367 c.c.

Cassazione civile sez. I  24 novembre 1992 n. 12531  



 
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