Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 2111 codice civile: Servizio militare

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



La chiamata alle armi per adempiere agli obblighi di leva risolve il contratto di lavoro, salvo diverse disposizioni delle norme corporative (1).

In caso di richiamo alle armi, si applicano le disposizioni del primo e del terzo comma dell’articolo precedente.

Commento

(1) Comma implicitamente abrogato a seguito della disciplina introdotta dall’art. 1, comma 1, d.lgs.C.p.S. 13-9-1946, n. 303 ed art. 2048, c. 1, d.lgs. 15-3-2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare) che così dispone: «1. La chiamata alle armi per adempiere agli obblighi di leva sospende il rapporto di lavoro per tutto il periodo della ferma e il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto».

L’art. 2111 disciplina le due ipotesi di sospensione di rapporto di lavoro per servizio militare: il servizio militare di leva e il richiamo alle armi.

Le forze armate sono attualmente organizzate su base professionale e su base obbligatoria; quest’ultima ipotesi, salvo quanto previsto dalle leggi in materia di obiezione di coscienza, nel caso in cui il personale professionale sia insufficiente e in presenza di determinate situazioni: 1) qualora sia deliberato lo stato di guerra ex art. 78 Cost.; 2) qualora una grave crisi internazionale, in cui si trovi coinvolta l’Italia, giustifichi un aumento della consistenza numerica delle Forze armate.

Il richiamo alle armi abbraccia quelle forme di servizio militare che si hanno quando il servizio di leva è stato già effettuato e per motivi ben determinati (mobilitazione, addestramento etc.).

Giurisprudenza annotata

Servizio militare

Il servizio militare obbligatorio non può determinare la risoluzione del rapporto di lavoro, con la conseguenza che deve ritenersi illegittimo il licenziamento intimato per tale motivo; ciascuna delle parti, tuttavia, può decidere, immediatamente prima dell'inizio del servizio, la cessazione del rapporto di lavoro, con conseguente inizio della decorrenza della prescrizione dei diritti del lavoratore.

Cassazione civile sez. lav.  05 marzo 2007 n. 5050  

 

In tema di adempimento di obblighi di leva, ai sensi dell'art. 52 cost., il servizio militare non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino e l'art 2111 c.c. esclude la risoluzione del rapporto di lavoro per il detto servizio, durante il quale, ex art. 1, comma 1, d.lg.C.p.S. n. 303 del 1946, il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto. Da tali norme risulta che è illegittimo il licenziamento intimato per quel motivo, ma non risulta che prima dell'inizio del servizio ciascuna delle parti non possa decidere la cessazione del rapporto di lavoro, con conseguente inizio della decorrenza della prescrizione dei diritti del lavoratore.

Cassazione civile sez. lav.  05 marzo 2007 n. 5050

 

La sospensione del rapporto di lavoro in periodo di servizio di leva, con conseguente dispensa del lavoratore dal dovere, contrattualmente stabilito, di comunicare le variazioni del proprio indirizzo, presuppone la previa comunicazione da parte del lavoratore al datore di lavoro dell'inizio del servizio militare, in mancanza della quale ritualmente il datore di lavoro comunica il licenziamento intimato al lavoratore in periodo di servizio di leva indirizzando l'atto all'originario domicilio da quest'ultimo indicato, e dalla data di tale comunicazione - che, in quanto recettizia, si perfeziona in ragione della presunzione di conoscenza di cui all'art. 1335 c.c. - decorre il termine di sessanta giorni per impugnare il licenziamento (Nella specie la S.C. ha confermato la pronuncia del giudice del merito che aveva ritenuto tardiva l'impugnazione del licenziamento intimato dal datore di lavoro subito dopo l'inizio del periodo di servizio di leva per assenza ingiustificata dal lavoro con comunicazione all'originario domicilio del lavoratore, dove era risultato sconosciuto).

Cassazione civile sez. lav.  28 luglio 2000 n. 9974  

 

L'ipotesi di sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, che esclude l'operatività del meccanismo di promozione automatica di cui all'art. 2103 c.c., comprende non solo i casi di sospensione di cui gli art. 2110 e 2111 c.c., ma anche quelli previsti da altre norme di legge e dalla contrattazione collettiva.

Cassazione civile sez. lav.  16 dicembre 1999 n. 14154  

 

In tema di licenziamento per adempimento di obblighi di leva, la garanzia accordata dall'art. 52 cost. non è assoluta ed illimitata, dovendo la tutela della posizione di lavoro del cittadino essere contemperata con il rispetto di esigenze di carattere pubblico e generale, come l'esigenza di certezza che è alla base della prescrizione, istituto che, pertanto, opera anche con riguardo al diritto costituzionalmente garantito previsto dall'art. 52 cost., norma che peraltro non è retroattiva ed è pertanto inapplicabile ai rapporti di lavoro esauriti prima della sua entrata in vigore.

Cassazione civile sez. lav.  22 aprile 1999 n. 4029  

 

Il licenziamento intimato al lavoratore in periodo di servizio di leva, durante il quale il rapporto di lavoro subisce una fase di sospensione, è al pari di quello disposto nel periodo di comporto per malattia, temporaneamente inefficace, essendone gli effetti differiti al momento della cessazione della causa di sospensione (salva l'ipotesi in cui esso sia illecito, per esserne il motivo costituito proprio dal servizio militare). Ne consegue che nel vigore dell'art. 2112 c.c., anteriormente alle modifiche introdottevi dall'art. 47 l. 29 dicembre 1990 n. 428, in ipotesi di cessione di azienda nel suddetto periodo di sospensione del rapporto dovuto al servizio militare di leva, la disdetta tempestivamente comunicata al lavoratore, ancorché astrattamente idonea ad estinguere il rapporto prima della cessione, non impedisce la prosecuzione del rapporto con il cessionario (con conseguente responsabilità solidale di questi a norma del comma 2 del cit. art. 2112 c.c.) ma vale ad attribuire al rapporto un limite di durata determinandone l'estinzione al momento del venir meno della causa di sospensione. Per contro in ipotesi di intempestività della disdetta la prosecuzione del rapporto con il cessionario implica che a norma dell'art. 77 d.P.R. 14 febbraio 1964 n. 237, nel testo introdotto dall'art. 22 l. 24 dicembre 1986 n. 958 il lavoratore debba, entro trenta giorni dal congedo o dall'invio in licenza illimitata in attesa di congedo, mettersi a disposizione del nuovo datore di lavoro pena la risoluzione di diritto del rapporto anche in assenza di un formale atto di recesso da parte di questi, salva peraltro l'esistenza di un legittimo impedimento in contrario (il quale può essere costituito anche dalla tardività della comunicazione della intervenuta cessione dell'azienda da parte del precedente datore) dovendo così integrarsi in via analogica il cit. art. 77 sulla base della esplicita previsione normativa di cui all'art. 5, comma 3, l. 3 maggio 1955 n. 370, il quale per l'ipotesi, sostenuta da identica ratio, di cessazione del periodo di richiamo alle armi considera dimissionario il lavoratore che nei termini previsti non si metta a disposizione del datore, ma fa salva, appunto, l'esistenza di un legittimo impedimento.

Cassazione civile sez. lav.  08 luglio 1997 n. 6171  

 

L'ipotesi della sostituzione di altro lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto non va limitata ai casi di sospensione del rapporto ex art. 2110 e 2111 c.c. ma va esteso anche alle assenze per ferie (oltre che ad altri casi di sospensione, anche di natura contrattuale, del rapporto di lavoro) difettando in tutti questi casi quella vacanza effettiva del posto che è il presupposto dell'acquisizione della qualifica superiore.

Cassazione civile sez. lav.  13 agosto 1996 n. 7541  

 



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