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Art. 2113 codice civile: Rinunzie e transazioni

Le rinunzie e le transazioni (1), che hanno per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi concernenti i rapporti di cui all’articolo 409 del codice di procedura civile, non sono valide (2).

L’impugnazione deve essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto o dalla data della rinunzia o della transazione, se queste sono intervenute dopo la cessazione medesima.

Le rinunzie e le transazioni di cui ai commi precedenti possono essere impugnate con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, del lavoratore idoneo a renderne nota la volontà.

Le disposizioni del presente articolo non si applicano alla conciliazione intervenuta (ai sensi degli articoli 185, 410, 411, 412-ter e 412-quater) del codice di procedura civile.

 


Commento

Transazione: [v. 1965]; Contratti o accordi collettivi: [v. 2067]; Decadenza: [v. 2964].

Disposizioni inderogabili: tali sono quelle norme di legge che non possono essere derogate dalla volontà dei privati.

Impugnazione: strumento giuridico con il quale una parte contesta la validità ed efficacia di un atto giuridico.

Stragiudiziale: atto non giudiziario (non relativo al processo, al giudizio): per esempio un’impugnazione contenuta in una raccomandata inviata alla controparte.

 

(1)Gli atti di rinuncia e transazione non vanno confusi con le cd. quietanze a saldo e cioè quei documenti, a firma del lavoratore, in cui viene dichiarato di aver percepito determinate somme (es.: per 13a mensilità, trattamento di fine rapporto etc.) e nelle quali egli si dichiara soddisfatto di ogni spettanza. Tali dichiarazioni non hanno l’efficacia di una rinuncia al diritto di credito, per cui non precludono al lavoratore la possibilità di far valere eventuali ulteriori pretese, entro il lasso di tempo nel quale si compie la prescrizione del diritto.

 

(2) L’invalidità sancita dalla norma costituisce ipotesi di annullabilità [v. 1441], sia perché può essere fatta valere in un breve termine di decadenza, sia perché in mancanza di impugnazione viene sanato il negozio inizialmente invalido.


Giurisprudenza annotata

Rinunzie e transazioni

In materia di rinunce e transazioni da parte di un lavoratore, la dichiarazione "di essere stata soddisfatta di ogni Sua competenza", per essere tale presuppone che il lavoratore abbia l'esatta rappresentazione dei diritti dei quali intende volontariamente privarsi, in tutto o in parte, a favore del datore di lavoro; in caso contrario essa costituisce una semplice manifestazione del convincimento soggettivo dell'interessato di essere stato soddisfatto di tutti i suoi diritti e pertanto concreta una dichiarazione di scienza o di opinione priva di alcuna efficacia negoziale, che non preclude al dichiarante di agire in giudizio per il riconoscimento dei suoi diritti non ancora soddisfatti, senza necessità di preventiva impugnazione ai sensi dell'art. 2113 c.c. (cfr. ex multis Cass. 2 agosto 2003 n. 11773; Cass. 4 maggio 1999 n. 4442; Cass. 15 dicembre 1994 n. 10762, Trib. Milano, sez. lav., 28 gennaio 2014, est. Dossi).

Tribunale Milano sez. lav.  02 dicembre 2014

 

Le rinunce e le transazioni aventi ad oggetto la cessazione del rapporto di lavoro, anche se convenute in conciliazione raggiunta in sede sindacale, non rientrano nell'ambito di applicazione dell'art. 2113 c.c., e pertanto rimangono irrilevanti, attesa la non impugnabilità della risoluzione consensuale del rapporto, gli eventuali vizi formali del procedimento di formazione della conciliazione sindacale.

Cassazione civile sez. VI  18 marzo 2014 n. 6265  

 

Le rinunce e le transazioni aventi ad oggetto la cessazione del rapporto di lavoro, anche se convenute in una conciliazione raggiunta in sede sindacale, non rientrano nell'ambito di applicazione dell'art. 2113 cod. civ., con conseguente irrilevanza degli eventuali vizi formali del relativo procedimento, attesa la non impugnabilità della risoluzione consensuale del rapporto ex art. 2113 cod. civ. Rigetta, App. Venezia, 01/08/2011

Cassazione civile sez. VI  18 marzo 2014 n. 6265  

 

Le rinunzie e le transazioni aventi ad oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge o di contratti collettivi, stipulate in sede sindacale, non sono valide e sono impugnabili a norma dell'art. 2113 commi 2 e 3 c.c. nel caso in cui non risulti che l'assistenza del lavoratore ad opera di un rappresentante sindacale sia stata effettiva, consentendogli di individuare esattamente il diritto al quale rinuncia e a fronte di quale vantaggio (nella specie, la corte ha censurato la sentenza impugnata per non avere sufficientemente verificato l'effettività dell'assistenza sindacale del lavoratore, ritenendo irrilevante il fatto che questi fosse assistito da un avvocato e avesse ricevuto dai conciliatori generiche informazioni sulla transazione). Cassa App. Roma 9 gennaio 2008

Cassazione civile sez. lav.  23 ottobre 2013 n. 24024

 

In materia di atti abdicativi di diritti del lavoratore subordinato, le rinunce e le transazioni aventi ad oggetto diritti del prestatore di lavoro previsti da disposizioni inderogabili di legge o di contratti collettivi, contenute in verbali di conciliazione conclusi in sede sindacale, non sono impugnabili, a condizione che l'assistenza prestata dai rappresentanti sindacali - della quale non ha valore equipollente quella fornita da un legale - sia stata effettiva, così da porre il lavoratore in condizione di sapere a quale diritto rinunci e in quale misura, nonché, nel caso di transazione, a condizione che dall'atto stesso si evinca la questione controversa oggetto della lite e le "reciproche concessioni" in cui si risolve il contratto transattivo ai sensi dell'art. 1965 cod. civ. Cassa con rinvio, App. Roma, 09/01/2008

Cassazione civile sez. lav.  23 ottobre 2013 n. 24024  

 

Per il combinato disposto degli articoli 2113 del Cc e 410 e 411 del Cpc, le rinunce e transazioni aventi a oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge o di contratti collettivi, contenute in verbali di conciliazione sindacale, non sono impugnabili ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 2113 del Cc solo a condizione che l'assistenza prestata dai rappresentati sindacali sia stata effettiva, consentendo al lavoratore di sapere a quale diritto rinuncia e in che misura, e, nel caso di transazione, a condizione che dall'atto si evinca la res dubia oggetto della lite (in atto o potenziale) e le "reciproche concessioni" in cui si risolve il contratto transattivo ai sensi dell'articolo 1965 del codice civile.

Cassazione civile sez. lav.  23 ottobre 2013 n. 24024  

 

Per il combinato disposto degli artt. 2113 c.c. e 410, 411 c.p.c.., le rinunzie e transazioni aventi ad oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge o di contratti collettivi, contenute in verbali di conciliazione sindacale, non sono impugnabili ex art. 2113, commi 2 e 3, c.c., solo a condizione che l'assistenza prestata dai rappresentati sindacali sia stata effettiva, consentendo al lavoratore di sapere a quale diritto rinunzia ed in che misura, e, nel caso di transazione, a condizione che dall'atto si evinca la "res dubia" oggetto della lite (in atto o potenziale) e le "reciproche concessioni" in cui si risolve il contratto transattivo ai sensi dell'art. 1965 c.c..

Cassazione civile sez. lav.  23 ottobre 2013 n. 24024  

 

La dichiarazione sottoscritta dal lavoratore può assumere valore di rinuncia o di transazione, con riferimento alla prestazione di lavoro subordinato ed alla conclusione del relativo rapporto, sempre che risulti accertato, sulla base dell'interpretazione del documento, che essa sia stata rilasciata con la consapevolezza di diritti determinati ovvero obiettivamente determinabili e con il cosciente intento di abdicarvi o di transigere sui medesimi. Il relativo accertamento costituisce giudizio di merito, censurabile, in sede di legittimità, soltanto in caso di violazione dei criteri dell'ermeneutica contrattuale o in presenza di vizi della motivazione. Rigetta, App. Roma, 25/05/2010

Cassazione civile sez. lav.  28 agosto 2013 n. 19831  

 

La quietanza a saldo sottoscritta dal lavoratore, che contenga una dichiarazione di rinuncia a maggiori somme riferita, in termini generici, ad una serie di titoli di pretese in astratto ipotizzabili in relazione alla prestazione di lavoro subordinato e alla conclusione del relativo rapporto, non assume valore di rinuncia o di transazione, che il lavoratore ha l'onere di impugnare nel termine di cui all'art. 2113 c.c. quando il dichiarante sia stato convinto a sottoscrivere la dichiarazione con la consapevolezza che la stessa non avesse alcuna validità e non avesse comportato la rinuncia ai suoi diritti.

Corte appello Catanzaro  25 marzo 2013

 

L'atto transattivo contenente dichiarazioni del lavoratore assimilabili alle clausole di stile con cui questi genericamente rinuncia a propri diritti, senza specifico riferimento alle caratteristiche del rapporto di lavoro, alle mansioni e alle voci retributive cui si riferiscono le somme indicate, non è sufficiente di per sé a comprovare l'effettiva sussistenza di una cosciente volontà dispositiva e di una reale consapevolezza dei diritti determinati od obiettivamente determinabili cui l'interessato abdica. Tale atto non è soggetto, pertanto, al regime dell'impugnabilità della transazione nel termine semestrale di cui all'art. 2113, comma 2, cc.

Tribunale Bari sez. lav.  15 novembre 2011



 
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