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Art. 2114 codice civile: Previdenza ed assistenza obbligatorie

Le leggi speciali e le norme corporative determinano i casi e le forme di previdenza e di assistenza obbligatorie e le contribuzioni e prestazioni relative (1).


Commento

Contribuzioni: [v. 2115]; Prestazione: [v. 1174].

Previdenza ed assistenza obbligatorie: tutela del lavoratore che si realizza mediante forme di assicurazione obbligatoria da cui deriva la copertura contro i rischi derivanti da eventi quali malattie, invalidità, inabilità, vecchiaia, sospensione dal lavoro [v. 2110].

 

(1) La previdenza riguarda, in particolare, i lavoratori nei cui confronti la protezione dal bisogno si realizza con i mezzi finanziari (contributi) forniti principalmente dai lavoratori stessi assicurati e dai datori di lavoro [con versamenti all’I.N.P.S.]. L’assistenza, più propriamente qualificata assistenza sociale, ha una valenza più generale e viene attuata conferendo ai cittadini inabili al lavoro e sprovvisti dei mezzi necessari per vivere un vero e proprio diritto al mantenimento.

 


Giurisprudenza annotata

Previdenza ed assistenza

L'indennità di mobilità ai lavoratori licenziati, di cui all'art. 7, legge n. 223 del 1991, configura una prestazione previdenziale che trova inderogabile regolamentazione nella normativa legale. Ne consegue che è nullo per frode alla legge — in quanto modificativo della disciplina legale che regola i tempi, le modalità e i requisiti oggettivi che presiedono all'erogazione della suddetta indennità — l'accordo transattivo tra il datore di lavoro e il lavoratore, con il quale, a seguito del licenziamento di quest'ultimo, le parti avevano concordato l'impegno del datore di lavoro di attivare la procedura di mobilità con reintegra del lavoratore, ma con sospensione della prestazione lavorativa fino alla data di stipula dell'accordo sindacale sulla messa in mobilità, nel cui ambito doveva essere indicato il nominativo del lavoratore.

Cassazione civile sez. lav.  24 novembre 2011 n. 24828

 

Il lavoratore non è legittimato ad agire per il recupero dei contributi previdenziali neanche nel caso in cui il datore di lavoro abbia costantemente proceduto a trattenere dalla retribuzione a lui spettante gli importi dovuti per il pagamento delle prestazioni contributive senza tuttavia procedere a versarli agli enti debitori in un momento successivo, spettando anche in tale evenienza il diritto di azione in via esclusiva al soggetto giuridico cui compete altresì il diritto a percepire tali somme.

Tribunale Monza sez. III  12 gennaio 2008 n. 82  

 

L'istituto di previdenza non ha il potere di revocare, neanche su domanda del pensionato, una pensione di vecchiaia già liquidata, potendo soltanto, nel caso in cui accerti che la prestazione è stata erogata in mancanza dei requisiti di legge, procedere in via di autotutela all'annullamento della pensione.

Cassazione civile sez. lav.  09 luglio 2004 n. 12781  

 

Il giudicato negativo circa la natura subordinata di un rapporto di lavoro, intervenuto tra il prestatore d'opera e il beneficiario della prestazione lavorativa, non spiega efficacia riflessa nel giudizio tra quest'ultimo e l'istituto previdenziale, avente ad oggetto il diritto dello stesso istituto al pagamento di contributi assicurativi obbligatori relativi ai rapporti di lavoro subordinato. Infatti l'efficacia riflessa del giudicato nei confronti dei terzi rimasti estranei al processo presuppone che tali soggetti non siano titolari di un rapporto autonomo rispetto a quello su cui è intervenuto il giudicato, mentre tra diritti aventi ad oggetto i contributi previdenziali e diritti ed obblighi inerenti ad un rapporto di lavoro subordinato sussiste un reciproco rapporto di autonomia, che fa qualificare come "res inter alios acta", rispetto a ciascuno dei due rapporti (di lavoro e previdenziale), il giudicato intervenuto nel giudizio inerente all'altro rapporto. (Nella specie, nel giudizio relativo al pagamento di contributi obbligatori vari non pensionistici intercorrente tra una Usl e istituti assicuratori, il giudice di merito aveva ritenuto provato l'elemento della subordinazione sebbene fosse intervenuto il definitivo rigetto da parte del giudice amministrativo della domanda degli interessati - psicologi, assistenti sociali, infermieri, ecc., collaboratori della Usl - di accertamento di un rapporto di pubblico impiego; la S.C., sulla base dell'indicato principio, ha confermato la necessità di un accertamento "incidenter tantum" in merito al carattere subordinato o meno del rapporto, per quanto rilevante ai fini dell'esistenza degli obblighi contributivi, e ha cassato con rinvio la sentenza impugnata per difetto di motivazione sul merito.)

Cassazione civile sez. lav.  08 novembre 1995 n. 11622  

 

Attesa la natura pubblicistica del rapporto assicurativo previdenziale e tenuto conto delle disposizioni contenute negli art. 2114, 2115, 2116, comma 1, 2126 c.c. e 1, comma ultimo, nonché della l. 23 ottobre 1960 n. 1369, sussiste l'interesse ad agire, previsto dall'art. 100 c.p.c., qualora l'Inps deduca in giudizio l'ipotesi della intermediazione di manodopera prevista dal comma 3 del suddetto art. 1 l. n. 1369 del 1960 e chieda che l'effettivo datore di lavoro sia condannato a pagargli i contributi previdenziali omessi, a nulla rilevando, non essendo ipotizzabile alcuna forma di fungibilità fra soggetti tenuti all'adempimento delle obbligazioni previdenziali (con riferimento non tanto al pagamento, quanto ai rapporti di lavoro e alle loro modalità di esecuzione), che all'obbligazione in precedenza abbia fatto fronte il soggetto asseritamente interposto.

Cassazione civile sez. lav.  09 ottobre 1995 n. 10556  



 
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