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Art. 2118 codice civile: Recesso dal contratto a tempo indeterminato

Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato (1), dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti dalle norme corporative, dagli usi o secondo equità.

In mancanza di preavviso, il recedente è tenuto verso l’altra parte a un’indennità equivalente all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso.

La stessa indennità è dovuta dal datore di lavoro nel caso di cessazione del rapporto per morte del prestatore di lavoro (2).


Commento

Usi: [v. d. gen. 8]; Equità: [v. 1374]; Retribuzione: [v. 2099].

Preavviso: l’istituto ha la funzione di evitare che la parte che subisce il recesso si trovi ad affrontare improvvisamente le conseguenze dello scioglimento del contratto, nonché di permettere, rispettivamente, al datore di lavoro di trovare un altro dipendente e al lavoratore di procurarsi un’altra occupazione.

Indennità: somma di denaro dovuta per riparare parzialmente la diminuzione economica subita dalla parte in conseguenza di un atto lecito. L’(—) differisce dal risarcimento del danno [v. 1223, 2043] che consiste nell’integrale riparazione della lesione subita in conseguenza di un’attività antigiuridica.

 

(1) Il recesso può essere attuato sia dal prestatore di lavoro (dimissioni) sia dal datore di lavoro (licenziamento). In generale, il recesso è un negozio unilaterale recettizio (acquista efficacia nel momento in cui viene a conoscenza dell’altra parte) e costituisce esercizio di un diritto potestativo in quanto produce effetti, benché manifestazione unilaterale di volontà, nella sfera giuridica di un altro soggetto.

 

(2) Tra le cause di estinzione del rapporto di lavoro, la norma prevede anche la morte del prestatore di lavoro: di regola, invece, non produce l’estinzione la morte del datore di lavoro, in quanto, in tale ipotesi, il rapporto di lavoro continua con i successori dell’imprenditore.


Giurisprudenza annotata

Recesso dal rapporto di lavoro subordinato, estinzione e risoluzione, licenziamento

Il recesso dal rapporto di lavoro subordinato può attuarsi unicamente nella duplice forma del licenziamento intimato dal datore di lavoro oppure delle dimissioni rassegnate dal lavoratore, mentre non è possibile introdurre un terzo genere di recesso con la previsione di un comportamento, giudicato significativo dell'intenzione di recedere, ma svincolato dall'effettiva volontà del soggetto e che non ammetta prova contraria (dichiarato illegittimo il licenziamento del lavoratore che si era assentato dal lavoro per due mesi e mezzo. Nella specie la società datrice aveva applicato il regolamento del personale, dichiarando dimissionario il lavoratore; quest'ultimo, però, aveva comunicato telefonicamente alla società di essere in malattia e quest'ultima aveva poi richiesto l'invio di documentazione medica. La mancata trasmissione, secondo la società datrice, rendeva applicabile la fattispecie del regolamento del personale; tuttavia la richiesta della società non conteneva una diffida espressa a riprendere servizio, né faceva riferimento ad una presunta volontà del lavoratore di recedere dal rapporto, trattandosi, pertanto, di una situazione di assenza ingiustificata, non della volontà del lavoratore di dimettersi).

Cassazione civile sez. lav.  21 gennaio 2015 n. 1025  

 

L'obbligo di versamento dell'indennità di mancato preavviso ex art. 2118 c.c. spetta al lavoratore licenziato anche in caso di passaggio diretto del lavoratore dall'azienda che cessa dall'appalto a quella che subentra nello stesso appalto,mancando nella norma richiamata una previsione espressa che escluda la corresponsione dell'indennità.

Cassazione civile sez. lav.  07 ottobre 2014 n. 21092  

 

Nell'ipotesi di annullamento delle dimissioni presentate da un lavoratore subordinato (nella specie, perché in stato di incapacità naturale) le retribuzioni spettano dalla data della sentenza che dichiara l'illegittimità delle dimissioni, in quanto il principio secondo cui l'annullamento di un negozio giuridico ha efficacia retroattiva non comporta anche il diritto del lavoratore alle retribuzioni maturate dalla data delle dimissioni a quella della riammissione al lavoro, che, salvo espressa previsione di legge, non sono dovute in mancanza della prestazione lavorativa. Rigetta, App. Brescia, 15/01/2011

Cassazione civile sez. lav.  17 ottobre 2014 n. 22063  

 

Qualora il lavoratore lamenti di essere stato licenziato oralmente, ed il datore di lavoro eccepisca invece la sussistenza di sue dimissioni, la prova gravante sul dipendente è limitata alla sola estromissione dal servizio, mentre la controdeduzione del datore di lavoro assume la valenza di un'eccezione in senso stretto, il cui onere probatorio ricade sull'eccipiente (nella specie, la Corte territoriale aveva statuito che non risultava provato quanto allegato dalla lavoratrice che dopo essersi assentata dal lavoro a causa di minacce d'aborto si era ripresentata venendo a suo dire verbalmente licenziata, mentre dalle dichiarazioni testimoniali si evinceva che la stessa si era volontariamente allontanata).

Cassazione civile sez. lav.  23 ottobre 2014 n. 22542  

 

È legittima la qualificazione di dimissioni data dal datore di lavoro alla condotta del dipendente che non abbia ripreso il lavoro al termine di un legittimo periodo di assenza, unitamente a una pluralità di precedenti comportamenti sintomatici della disaffezione per il rapporto di lavoro. (Nella specie il lavoratore aveva dichiarato, tra l'altro, di non volere rientrare in servizio con l'inquadramento posseduto, ritenuto incongruo rispetto al suo titolo di studio).

Cassazione civile sez. lav.  30 settembre 2014 n. 20589  

 

L'indennità sostitutiva del preavviso ex articolo 2118, comma 2, c.c. spetta in ogni caso di recesso dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato in cui non vi sia stato il preavviso lavorato, a prescindere dalla dimostrazione dell'effettiva sussistenza di un danno per la parte receduta.

Cassazione civile sez. lav.  02 settembre 2014 n. 18522  

 

In assenza di un intervento correttivo del legislatore che prenda in considerazione l’introduzione di fattispecie di prosecuzione di rapporti di lavoro senza soluzione di continuità con modificazione soggettiva del datore di lavoro al fine di escludere l’indennità sostitutiva del preavviso, non può operarsi una interpretazione disapplicativa dell’art. 2118 c.c., pur nella consapevolezza che il riconoscimento di tale indennità in ipotesi siffatte rischia di tradursi nella ingiustificata locupletazione a beneficio del lavoratore riassunto.

Tribunale Milano sez. lav.  10 luglio 2014

 

L'art. 2118, secondo comma, cod. civ. prevede l'obbligo del datore di lavoro di corrispondere al lavoratore l'indennità sostitutiva del preavviso in ogni caso di licenziamento individuale che non sia preceduto da periodo di preavviso lavorato. Ne consegue che l'indennità di preavviso è dovuta anche nel caso, di cui all'art. 6 del c.c.n.l. 30 aprile 2003 FISE per i dipendenti da imprese e società esercenti servizi di igiene ambientale, di cosiddetto passaggio diretto del lavoratore dall'azienda che cessa dall'appalto di pulizie a quella che subentra nell'appalto medesimo, mancando nella norma richiamata una previsione espressa che escluda la corresponsione dell'indennità. Rigetta, App. Genova, 03/05/2010

Cassazione civile sez. lav.  21 gennaio 2014 n. 1148

 

In materia di rapporto d'agenzia, l'indennità sostitutiva prevista in caso di recesso unilaterale dal rapporto senza preavviso ha una funzione indennitaria, quale rimedio contro la mera eventualità di mancato rinvenimento di nuova occupazione, nonché di tutela della parte che subisce l'improvvisa interruzione del rapporto, attenuandone le conseguenze, dovendosi ritenere che, ove il recesso sia subito dal lavoratore, la stessa si sostanzi non solo nel consentirgli la ricerca di un'altra possibilità di lavoro, ma anche di permettergli di organizzare la propria esistenza nell'imminenza del fatto "traumatico" della cessazione del rapporto, non geneticamente prevista e non a lui dovuta. Ne consegue che il lavoratore ha diritto all'indennità anche nel caso in cui, dopo il licenziamento, trovi immediatamente un'altra occupazione. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto ininfluente che, dopo il recesso senza preavviso da parte del preponente in dipendenza della cessione dell'impresa, l'agente avesse sottoscritto, dopo nove giorni, un nuovo contratto di collaborazione con il cessionario, rilevando, tra l'altro, che se il lavoratore avesse avuto il tempo di preavviso di sei mesi previsto per legge avrebbe potuto cercare soluzioni anche più vantaggiose). Rigetta, App. Torino, 26/04/2011

Cassazione civile sez. lav.  05 novembre 2013 n. 24776  



 
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