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Art. 2119 codice civile: Recesso per giusta causa

Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto (1). Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede per giusta causa compete l’indennità indicata nel secondo comma dell’articolo precedente.

Non costituisce giusta causa di risoluzione del contratto il fallimento dell’imprenditore o la liquidazione coatta amministrativa dell’azienda.


Commento

Recesso: [v. 1373].

Fallimento: procedura concorsuale, attuata contro l’imprenditore commerciale che versi in stato di insolvenza giudizialmente dichiarato.

È in tale stato l’imprenditore che non sia più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. La concorsualità sta a significare che la procedura è attuata nell’interesse di tutti i creditori, i quali concorrono su tutti i beni del fallito per la realizzazione coattiva dei rispettivi crediti, nel rispetto della par condicio creditorum, salva la sussistenza di cause legittime di prelazione.

È una procedura frazionata in più fasi collegate l’una all’altra e tendenti:

  1. a) all’accertamento dei presupposti previsti dalla legge per la dichiarazione di fallimento (qualità di imprenditore commerciale del debitore e stato d’insolvenza);
  2. b) all’identificazione, acquisizione e conservazione di tutti i beni del fallito;
  3. c) all’accertamento di tutti i suoi creditori;
  4. d) alla liquidazione (vendita) dei beni;
  5. e) al riparto del ricavato tra i creditori.

Liquidazione coatta amministrativa: procedura concorsuale che si realizza con l’intervento degli organi amministrativi, volta alla liquidazione del patrimonio di particolari categorie di imprese. Si tratta di imprese il cui dissesto economico ha notevoli ripercussioni sociali in seguito al fatto che lo Stato è direttamente impegnato, e per l’importanza degli interessi che esse tutelano (es.: aziende di credito, imprese di assicurazione).

 

(1) Tale situazione ricorre quando sono commessi fatti di particolare gravità, anche estranei alla sfera del contratto (es.: gravissimo inadempimento; condanna penale per gravi reati), tali da configurare una irrimediabile negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro e della fiducia che sta alla base di esso.


Giurisprudenza annotata

Estinzione del rapporto di lavoro, risoluzione per giusta causa

Il comportamento del lavoratore che, animato da finalità giocose o scherzose, consapevolmente danneggia o manomette il materiale dell'azienda può configurarsi come grave inadempimento agli obblighi di diligenza e correttezza e giustificare il licenziamento (riconosciuta la legittimità del licenziamento intimato ad un lavoratore addetto alla linea di assemblaggio di sedili per auto che inseriva materiale di scarto nei medesimi al solo fine di prendersi gioco della collega addetta al controllo, condotta protrattasi per un lungo periodo di tempo e potenzialmente idonea a creare un grave danno all'immagine della società).

Cassazione civile sez. lav.  13 febbraio 2015 n. 2904

 

Deve essere confermata la decisione dei giudici del merito circa la legittimità del licenziamento intimato al lavoratore sorpreso a frugare nella valigetta di un collega e a maneggiare il suo portafoglio ivi custodito, sottraendovi somme di denaro poi restituite all'interessato, allorchè i giudici abbiano proceduto alla valutazione del caso sulla base di un iter logico, del quale è stato dato ampio conto in motivazione, che, muovendo dal raffronto tra le due versioni, è giunto a ritenere pienamente raggiunta, senza far ricorso ad alcuna presunzione, la prova della condotta lesiva avendo espressamente escluso la ricorrenza dell'invocato errore da parte del lavoratore, il quale aveva affermato di essersi sbagliato in ragione della somiglianza tra il proprio portafoglio e quello del collega.

Cassazione civile sez. lav.  21 gennaio 2015 n. 1036  

 

In materia di lavoro subordinato, se il datore di lavoro non ha neppure nella lettera di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo indicato per quali fatti è addivenuto alla decisione di recedere dal rapporto di lavoro, l'accertamento della insussistenza del fatto stesso – necessaria al fine di riconoscere l'invocata tutela reintegratoria – è inutile proprio perché, non essendo stato mai contestato alcun fatto, l'insussistenza dello stesso è "in re ipsa".

Tribunale Roma sez. lav.  20 gennaio 2015

 

In tema di licenziamento del dipendente pubblico, una condanna definitiva per usura ed estorsione può ostare al proseguimento del rapporto di lavoro, atteso che l'impegno di capitale pubblico e la pubblicità del fine perseguito, che sottomettono l'attività svolta ai principi di imparzialità e di buon andamento di cui agli artt. 3 e 97 Cost., non è senza riflesso nei doveri gravanti sui lavoratori dipendenti, che debbono assicurare affidabilità, nei confronti del datore di lavoro e dell'utenza, anche nella condotta extralavorativa (confermata la legittimità del licenziamento di un dipendente postale condannato per usura ed estorsione).

Cassazione civile sez. lav.  19 gennaio 2015 n. 776  

 

Deve essere confermato il licenziamento intimato al dipendente postale che aveva effettuato numerosi prelievi da un libretto di risparmio intestato a due anziani coniugi, ricoverati in una casa di riposo, pur essendo privo di delega e con modalità illecite, atteso che l'evidente illiceità disciplinare della condotta contestata all'incolpato, potenzialmente lesiva del patrimonio di due clienti dell'impresa e del necessario legame fiduciario tra questa ed il suo dipendente, rende irrilevante la precisa evocazione delle norme regolamentari violate e la presenza di una autorizzazione verbale della cointestataria del libretto.

Cassazione civile sez. lav.  09 gennaio 2015 n. 152  

 

La carcerazione (preventiva o esecutiva) per fatti estranei al rapporto di lavoro non costituisce inadempimento agli obblighi contrattuali, bensì un fatto oggettivo che determina la sopravvenuta impossibilità della prestazione lavorativa (confermata, nella specie, l'illegittimità del licenziamento per giusta irrogato da una società ad un proprio dipendente, risultato assente dal luogo di lavoro per 7 giorni consecutivi a causa di un provvedimento di carcerazione preventiva per vicende legate alla detenzione di sostanze stupefacenti).

Cassazione civile sez. lav.  19 dicembre 2014 n. 26954  

 

Il requisito del grave inadempimento è richiesto sia per il licenziamento per giusta causa che per il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, distinguendosi le due fattispecie legali solo per la possibilità o meno che il rapporto di lavoro prosegua durante il periodo del preavviso. Poiché nella specie è stata esclusa la gravità ai fini della giusta causa, correttamente il lavoratore non poteva essere sanzionato neanche a titolo di licenziamento per giustificato motivo soggettivo (nella specie il lavoratore aveva irregolarmente registrato come "impianto fisso" un computer portatile acquistato dall'azienda su sua richiesta e lo aveva conservato nella sua abitazione, contravvenendo alla regola per cui era vietato, senza autorizzazione, portare fuori dall'ambiente di lavoro i beni aziendali).

Cassazione civile sez. VI  15 dicembre 2014 n. 26323  

 

In materia di licenziamento per giusta causa, non costituisce illecito disciplinare, né fattispecie determinativa di danno ingiusto - grazie alla scriminante di cui all'art. 598, primo comma, cod. pen., avente valenza generale nell'ordinamento - attribuire al proprio datore di lavoro, in uno scritto difensivo, atti o fatti, pur non rispondenti al vero, concernenti in modo diretto ed immediato l'oggetto della controversia, ancorché tale scritto contenga, in ipotesi, espressioni sconvenienti od offensive (soggette solo alla disciplina prevista dall'art. 89 cod. proc. civ.). Cassa con rinvio, App. Ancona, 03/09/2010

Cassazione civile sez. lav.  11 dicembre 2014 n. 26106  

 

Deve essere confermata la decisione dei giudici di merito relativamente alla legittimità del licenziamento per giusta causa intimato al dipendente di un istituto di credito, distaccato presso una sede dell'Asl, il quale era solito effettuare prelievi su conti bancari dei clienti all'insaputa dei titolari e concedere sconfinamenti senza ordine scritto, integrando tali comportamenti una gravità tale da ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario, tanto più perché posto in essere in un rapporto di lavoro bancario, oltretutto nella specie caratterizzato da una certa autonomia, dato lo svolgimento della prestazione in uno sportello molto attivo e distaccato dalla sede della filiale.

Cassazione civile sez. lav.  10 dicembre 2014 n. 26039

 

 



 
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