Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 212 codice civile: Amministrazione e godimento dei beni parafernali

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



[La moglie ha il godimento e l’amministrazione dei beni parafernali.

Se al marito è stata conferita la procura di amministrare tali beni, con l’obbligo di render conto dei frutti, egli è tenuto verso la moglie come qualunque altro procuratore.

Se il marito ha goduto i beni parafernali senza procura e la moglie non ha fatto opposizione con atto scritto, ovvero se il marito li ha goduti con procura ma senza l’obbligo di render conto dei frutti, egli e i suoi eredi, a richiesta della moglie o allo scioglimento del matrimonio, sono tenuti a consegnare i frutti esistenti e non rispondono per quelli già consumati.]

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 19 MAGGIO 1975, N. 151

Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato

A norma dell'art. 47 comma 5 l. n. 428 del 1990, nell'ipotesi di trasferimento di aziende delle quali sia stato accertato lo stato di crisi, o di imprese per le quali sia stato dichiarato il fallimento od omologato il concordato preventivo con cessione dei beni o disposta la liquidazione coatta amministrativa, per i lavoratori il cui rapporto continua con l'acquirente non trova applicazione la disciplina ex art. 2112 c.c.

Tribunale Reggio Emilia  23 marzo 1998

 

I patti che, ai fini della determinazione del trattamento di fine rapporto, escludono dalla retribuzione voci altrimenti comprese nella previsione dell'art. 2120 c.c. nel testo novellato dall'art. 1 della l. 29 maggio 1982 n. 297, devono essere espressi, non potendo essere ricavati da un tacito od implicito richiamo ad analoghe clausole contenute in contratti collettivi stipulati anteriormente all'entrata in vigore della legge citata, atteso che, essendo tali clausole nulle per contrasto col principio dell'onnicomprensività della retribuzione sancito dal vecchio testo degli art. 2120 e 2121 c.c. ai fini della determinazione dell'indennità di anzianità (principio applicabile anche nella determinazione dell'indennità di buonuscita prevista dalla contrattazione collettiva in favore del personale autoferrotranviario con diritto a pensione), le stesse sono state espunte dai contratti nei quali erano inserite e sostituite di diritto dalla disposizioni legislative inderogabili all'epoca vigenti, per cui non possono spiegare alcuna efficacia per il periodo successivo all'entrata in vigore della legge n. 297 del 1982, neppure come termine di riferimento ricavabile dal generico riferimento alla pregressa disciplina pattizia contenuta in un contratto collettivo successivo al giugno 1982).

Cassazione civile sez. lav.  23 giugno 1994 n. 6053  

 

Nel caso di trasferimento di azienda, le obbligazioni dell'alienante verso il lavoratore dipendente, quando il rapporto continui con l'acquirente e ricorra una delle due condizioni della conoscenza dei crediti e dell'iscrizione di essi nei libri contabili del cedente, sono garantite dalla solidarietà del cessionario. Ne consegue che, trattandosi di debiti contratti dall'alienante, la rinuncia ad essi fatta dal lavoratore in favore dell'alienante medesimo ai sensi degli art. 1298, comma 1 e 1301 comma 1 c.c., anche l'acquirente, mentre non ha alcun effetto estintivo dei debiti successivi al trasferimento dell'azienda, che fanno capo al cessionario e per i quali non è prevista la solidarietà del cedente.

Cassazione civile sez. lav.  05 dicembre 1986 n. 7228  

 

 

Sanità pubblica

Posto che le decisioni della Corte costituzionale 2 febbraio 1990 n. 57 e 13 giugno 1990 n. 296 (e Id.: 31 marzo 1995 n. 101) e del Consiglio di Stato ad. plen. 16 maggio 1991 n. 2 hanno chiarito, seguendo la dottrina tradizionale, che la causa del rapporto di lavoro, essendo tipica, non può essere mai illecita, (dovendo l'illiceità riferirsi alla funzione cui è destinato il negozio), ne deriva che l'inosservanza del divieto di utilizzare il personale della Usl in deroga alle normative vigenti (divieto di cui all'art. 9 d.P.R. 20 dicembre 1979 n. 761 e all'art. 14 comma 7 l. 20 maggio 1985 n. 207) non preclude ai sensi degli art. 36 cost. e 212 c.c., la corresponsione delle differenze retributive ove l'Aiuto abbia svolto mansioni superiori di primario, su posto vacante, previsto in organico, ferma la responsabilità disciplinare e patrimoniale dell'organo che ha disposto l'assegnazione.

T.A.R. Latina (Lazio)  09 settembre 1997 n. 822  



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