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Art. 2122 codice civile: Indennità in caso di morte

In caso di morte del prestatore di lavoro, le indennità, indicate dagli articoli 2118 e 2120 devono corrispondersi al coniuge, ai figli e, se vivevano a carico del prestatore di lavoro, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado.

La ripartizione delle indennità, se non vi è accordo tra gli aventi diritto, deve farsi secondo il bisogno di ciascuno.

In mancanza delle persone indicate nel primo comma, le indennità sono attribuite secondo le norme della successione legittima.

È nullo ogni patto anteriore alla morte del prestatore di lavoro circa l’attribuzione e la ripartizione delle indennità.

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AGGIORNAMENTO

La Corte Costituzionale, con sentenza 13 – 19 gennaio 1972, n. 8 (in G.U. 1a s.s. 26/01/1972, n. 23), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 2122, comma terzo, del codice civile, nella parte in cui esclude che il lavoratore subordinato, in mancanza delle persone indicate nel primo comma, possa disporre per testamento delle indennità di cui allo stesso articolo”.


Commento

Affine: [v. 78]; Successione legittima: [v. 565]; Nullità [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI].


Giurisprudenza annotata

Indennità in caso di morte

Le norme sullo stato giuridico dei professori e ricercatori universitari non prevedono l'erogazione delle indennità dovute in caso di morte ex art. 2122 c.c., ma solo quella di buonuscita, prevista dal d.P.R. 29 dicembre 1973 n. 1032 (per la cui liquidazione da parte dell'INPDAP a favore degli eredi è documentato, nella fattispecie, che l'Università si è prontamente attivata).

T.A.R. Trieste (Friuli-Venezia Giulia) sez. I  04 giugno 2014 n. 251

 

Legittimati a chiedere il pagamento del t.f.r. al Fondo di garanzia presso l'Inps sono tutti coloro che, a qualsiasi titolo, siano succeduti nel relativo credito al prestatore di lavoro e non già soltanto gli aventi diritto di cui al combinato disposto dei commi 1 e 2 dell'art. 2122 c.c. (Nella specie, è stato riconosciuto il diritto della società di finanziamento cessionaria del credito).

Cassazione civile sez. lav.  14 dicembre 2010 n. 25257  

 

La funzione previdenziale dell'intervento del fondo di garanzia dell'Inps non osta all'intervento del fondo a favore del cessionario a titolo oneroso del credito relativo al t.f.r. spettante al lavoratore, in quanto l'intervento è previsto in favore degli "aventi diritto" e, con tale termine, che non può che essere inteso nel medesimo significato attribuito all'identica espressione contenuta nell'art. 2122 c.c., si fa riferimento agli aventi causa in genere del lavoratore, a prescindere dal titolo, universale o particolare, della successione nel diritto.

Cassazione civile sez. lav.  13 ottobre 2010 n. 21143  

 

L'indennità di mancato preavviso è istituto di natura contrattuale che, seppure non espressamente menzionato nell'art. 2751 bis c.c., è inscindibilmente legato alla cessazione del rapporto, prevedendo la debenza di un emolumento derivante dal fatto genetico della risoluzione, e cioè la mancanza del preavviso in caso di recesso del preponente. Ai sensi dell'art. 12 l. 30 aprile 1969 n. 153 - secondo cui costituisce retribuzione, ai fini del calcolo dei contributi di previdenza e assistenza sociale, tutto ciò che il lavoratore riceve in dipendenza del rapporto di lavoro, ad eccezione degli emolumenti tassativamente indicati dalla stessa norma - è da considerare retribuzione, agli stessi fini anzidetti, anche l'indennità sostitutiva del preavviso corrisposta nonostante la mancata prestazione lavorativa per il periodo corrispondente, né la tale indennità, non compresa fra le tassative eccezioni elencate dalla detta norma, muta la sua natura di erogazione dipendente dal rapporto di lavoro, ancorché pregresso, anche quando sia corrisposta, anziché al lavoratore, ai superstiti indicati dall'art. 2122 comma 1 c.c. o, in mancanza, agli eredi legittimi di cui al comma 3 di questa stessa disposizione, nel testo risultante dalla parziale dichiarazione d'illegittimità costituzionale di cui alla sentenza n. 8 del 1972. Ne consegue che il riconoscimento della natura retributiva dell'indennità sostitutiva di preavviso comporta la collocazione della somma relativa al passivo fallimentare, in via privilegiata.

Tribunale Teramo  26 gennaio 2010 n. 1191  

 

E’ costituzionalmente illegittimo l'art. 9 comma 3 d.lg. C.p.S. 4 aprile 1947 n. 207, nella parte in cui non prevede che l'indennità di fine rapporto spettante al dipendente statale non di ruolo defunto, in mancanza dei soggetti ivi indicati, si devolva secondo le norme che disciplinano la successione "mortis causa" . Gli emolumenti comunque riconosciuti al lavoratore alla fine del rapporto, e variamente denominati, nell'ambito del rapporto di lavoro privato, come in quello del pubblico impiego e in quello del rapporto di lavoro con gli enti locali, hanno natura di retribuzione differita, "pur se legata ad una concorrente funzione previdenziale": di conseguenza tali indennità debbono ritenersi già entrate a far parte del patrimonio del dipendente al momento della sua morte, analogamente a quanto disposto dall'art. 2122 c.c., sicché, in mancanza dei soggetti legittimati individuati dalla legge, spettano agli eredi non "iure proprio" ma iure hereditario; e tale soluzione, alla luce della progressiva perdita di importanza della distinzione tra impiego non di ruolo e impiego di ruolo, vale anche per il primo, presentando esso i caratteri essenziali del rapporto di lavoro subordinato.

Corte Costituzionale  23 dicembre 2005 n. 458

 

 

Successione

Devono escludersi dall'asse ereditario: a) le somme spettanti ai minori a titolo di t.f.r. e indennità sostitutiva del preavviso, in quanto esse costituiscono oggetto di un diritto spettante "iure proprio" ai soggetti indicati all'art. 2122, comma 1 c.c.; b) le somme relative al Fondo Nazionale di Pensione Complementare, dal momento che trattandosi anche in tal caso di competenze di natura previdenziale, esse spettano "iure proprio" ai soggetti di cui all'art. 2122, comma 1 c.c.; c) le somme spettanti ai minori a titolo di trattamento pensionistico in relazione agli importi contributivi versati dal padre e in conseguenza del suo decesso (cd. pensione indiretta), dal momento che il diritto dei superstiti al trattamento pensionistico indiretto è autonomo rispetto al diritto alla pensione spettante all'assicurato, di guisa che alla morte di questi, non entra a far parte dell'asse ereditario, ma è acquisito dai superstiti "iure proprio".

Tribunale Asti  13 maggio 2011



 
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