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Art. 2123 codice civile: Forme di previdenza

Salvo patto contrario, l’imprenditore che ha compiuto volontariamente atti di previdenza può dedurre dalle somme da lui dovute a norma degli articoli 2110, 2111 e 2120 quanto il prestatore di lavoro ha diritto di percepire per effetto degli atti medesimi.

Se esistono fondi di previdenza formati con il contributo dei prestatori di lavoro, questi hanno diritto alla liquidazione della propria quota, qualunque sia la causa della cessazione del contratto.


Commento

Imprenditore: [v. 2082]; Previdenza: [v. 2114].

Volontariamente: l’avverbio sta ad indicare che si tratta di atti di previdenza non obbligatori, ossia non imposti dalla legge.


Giurisprudenza annotata

Previdenza ed assistenza

Il trattamento di quiescenza dovuto ai pensionati dei consorzi di bonifica non è attribuito dalla legge sull'assicurazione obbligatoria, nè è posto a carico di alcuna delle gestioni in questa ricomprese, ma ha un fondamento contrattuale, così da costituire il risultato di un atto di previdenza volontario avente la natura facoltativa prevista dall'art. 2123 c.c. e lo scopo di incrementare l'importo della pensione derivante dall'assicurazione obbligatoria. Ne consegue che il detto trattamento non soggiace al disposto dell'art. 19 l. 21 dicembre 1978 n. 843 (come successivamente integrato e modificato), sul divieto di cumulo di erogazioni imputabili ad aumenti di contingenza, divieto posto per esigenze di contenimento della spesa pubblica ed operante con riguardo alle sole prestazioni corrisposte da gestioni obbligatorie di previdenza, compresi i trattamenti pensionistici sostitutivi o integrativi di esse.

Cassazione civile sez. lav.  20 marzo 1996 n. 2361

 

Le disposizioni dell'art. 19 della l. 21 dicembre 1978 n. 843 - i cui comma 1 e 3 statuiscono, nel caso di concorso di pensioni erogate dall'assicurazione generale obbligatoria e da gestioni sostitutive o integrative della medesima, o che ne comportino l'esclusione o l'esonero, la spettanza una sola volta dell'incremento collegato alle variazioni del costo della vita e la corresponsione di tale trattamento da parte dell'assicurazione generale - non sono applicabili alla pensione consortile disciplinata dalla contrattazione collettiva per i dipendenti dei consorzi di bonifica, la quale non rientra in alcuna di dette categorie, costituendo un atto volontario di previdenza ai sensi dell'art. 2123 c.c., e resta quindi suscettibile di adeguamento per variazioni del costo della vita, senza che la cumulabilità di tale trattamento con quello analogo dovuto per la corrente pensione INPS giustifichi sospetti d'illegittimità costituzionale in rapporto all'art. 3 Cost..

Cassazione civile sez. lav.  15 marzo 1991 n. 2733  

 

Il rapporto associativo che lega gli iscritti a fondi di previdenza costituiti ai sensi dell'art. 2123, comma 2, c.c., essendo accessorio al rapporto di lavoro, non può sopravvivere all'estinzione di quest'ultimo, accompagnata, secondo i casi, dall'erogazione del trattamento pensionistico o dalla restituzione dei contributi accreditati sui conti individuali: le quali evenienze esauriscono senza residui i diritti degli iscritti e determinano, quindi, la cessazione dell'iscrizione, rispettivamente, per avvenuta realizzazione o, all'opposto, per la non realizzabilità della relativa causa o scopo (conseguimento del diritto alla prestazione previdenziale). Ne consegue che gli eventi suddetti, una volta verificatisi, comportando la cessazione della qualità di associato in capo al soggetto che ne è investito, ne escludono altresì la legittimazione ad impugnare le deliberazioni degli organi sociali, ivi compresa quella di scioglimento del fondo, non rilevando in contrario l'affermazione, in sede di atto introduttivo del giudizio di impugnazione eventualmente proposto, della persistente titolarità di quella qualità, allorché la stessa sia contraddetta dalla contestuale deduzione di fatti estintivi come quelli indicati.

Cassazione civile sez. I  28 dicembre 1990 n. 12193  

 

Ai sensi dell'art. 2 del contratto collettivo corporativo 25 gennaio 1936 e degli art. 2117 e 2123 comma 2 c.c., gli iscritti al fondo nazionale di previdenza per gli impiegati delle imprese di spedizione e delle agenzie marittime hanno diritto alla liquidazione dei rispettivi conti di previdenza solo al verificarsi di una causa di cessazione del loro rapporto di lavoro, cui consegue la cessazione del rapporto previdenziale, non essendo sufficiente, per la nascita di tale diritto, la circostanza che l'impresa datrice di lavoro (esercente anche attività di trasporto) abbia ottenuto, nel corso di detto rapporto, l'iscrizione ai fini contributivi nel settore industria. (Nella specie, la C.S. nell'affermare il su esposto principio ha precisato che restava salva la questione dell'invalidazione o meno, ed in quali limiti della disciplina collettiva per effetto dell'art. 4, comma 11 della l. 29 maggio 1982 n. 297).

Cassazione civile sez. lav.  10 ottobre 1988 n. 5456  

 

Ai fini di un concreto raffronto fra trattamento legale e trattamento convenzionale dell'indennità di anzianità, il giudice del merito deve ricostruire la comune volontà delle parti alla stregua di una complessiva interpretazione delle norme collettive, non limitata all'elemento letterale ma volta a stabilire la funzione effettivamente svolta dalle erogazioni previste nell'ambito del trattamento convenzionale. Inoltre, poiché, ai sensi del comma 1 dell'art. 2123 c.c., l'imprenditore che ha compiuto volontariamente atti di previdenza può - salvo patto contrario - dedurre dalle somme da lui dovute a norma (anche) dell'art. 2120 c.c. quanto il prestatore di lavoro ha diritto di percepire per effetto degli atti medesimi, il giudice, nell'operare il raffronto predetto, deve considerare, in relazione al trattamento convenzionale dell'indennità di anzianità, anche l'attribuzione al dipendente dei ricavi di atti di previdenza volontariamente compiuti dal datore di lavoro in funzione della cessazione del rapporto di lavoro, detraendosi quell'attribuzione dal trattamento legale dell'indennità di anzianità fino a concorrenza dell'eccedenza dei detti ricavi per la parte afferente ai contributi versati dal datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav.  13 novembre 1986 n. 6683  

 

Ai sensi dell'art. 2123, comma 1, c.c., ciò che l'imprenditore, il quale abbia compiuto volontariamente atti di previdenza, può detrarre dall'indennità di anzianità dovuta al lavoratore non è l'importo dei contributi previdenziali versati per il dipendente ma quanto questi ha diritto di percepire per effetto degli atti suindicati.

Cassazione civile sez. lav.  21 luglio 1984 n. 4290  



 
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