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Art. 2124 codice civile: Certificato di lavoro

Se non è obbligatorio il libretto di lavoro, all’atto della cessazione del contratto, qualunque ne sia la causa, l’imprenditore deve rilasciare un certificato con l’indicazione del tempo durante il quale il prestatore di lavoro è stato occupato alle sue dipendenze e delle mansioni esercitate.


Commento

Imprenditore: [v. 2082].

Libretto di lavoro: documento in cui sono annotati i dati, il curriculum e le specializzazioni professionali.


Giurisprudenza annotata

Libretto di lavoro e certificato

Il libretto di lavoro ha efficacia probatoria per le dichiarazioni in esso contenute. Infatti, le annotazioni sul documento in esame hanno natura di scrittura privata e consistono in attestazioni unilaterali del datore di lavoro che costituiscono, quanto meno, indice presuntivo della durata e del contenuto del rapporto di lavoro

Cassazione civile sez. lav.  19 dicembre 2008 n. 29819  

 

Il certificato di lavoro che, ai sensi dell'art. 2124 c.c., ove non sia obbligatorio il libretto di lavoro di cui all'art. 3 della legge n. 112 del 1935, l'imprenditore deve rilasciare all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, qualunque ne sia la causa, indicandovi il tempo durante il quale il lavoratore è stato occupato alle sue dipendenze e le mansioni esercitate, sostituisce il predetto libretto - e, specularmente, può dallo stesso essere sostituito - in quanto entrambi hanno la funzione di consentire al lavoratore di disporre di una documentazione sulla cessata attività lavorativa, e, più in generale, di offrire un quadro completo ed unitario della vita professionale del lavoratore, ai fini di regolarne e facilitarne il collocamento o di consentire gli opportuni controlli per quanto attiene all'assistenza professionale e sociale; ne consegue che ove il datore di lavoro abbia consegnato al lavoratore, all'atto della cessazione del rapporto, il libretto di lavoro, non ha alcun obbligo di rilasciare anche il certificato di lavoro.

Cassazione civile sez. lav.  11 febbraio 2004 n. 2627  

 

Le annotazioni o dichiarazioni contenute nel libretto di lavoro (istituito con finalità meramente burocratiche dalla l. 10 gennaio 1935, n. 112), aventi natura di scrittura privata e consistenti in attestazioni unilaterali del datore di lavoro, non valgono da sole a dimostrare con certezza la durata e il contenuto del rapporto di lavoro, pur potendo al riguardo costituire un valido indice presuntivo in concorso con altri idonei elementi; tali indicazioni, però, ben possono essere contrastate con altri mezzi di prova documentali, testimoniali o anche solo presuntivi, in quanto il divieto sancito dall'art. 2722 c.c. è limitato alla prova contro documenti che racchiudano una convenzione fra le parti.

Cassazione civile sez. lav.  24 giugno 1992 n. 7767  

 

Le annotazioni sul libretto di lavoro - aventi natura di scrittura privata e consistenti in attestazioni unilaterali del datore di lavoro - costituiscono, quanto meno, indice presuntivo della durata e del contenuto del rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav.  20 agosto 1991 n. 8950  



 
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