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Art. 2129 codice civile: Contratto di lavoro per i dipendenti da enti pubblici

Le disposizioni di questa sezione si applicano ai prestatori di lavoro dipendenti da enti pubblici (1), salvo che il rapporto sia diversamente regolato dalla legge.


Commento

Prestatore di lavoro: [v. 2095]; Ente pubblico: [v. 2201].

 

(1) Gli enti pubblici cui fa riferimento l’articolo in commento sono in primo luogo gli enti pubblici economici, che hanno ad oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’impresa commerciale.


Giurisprudenza annotata

Impiegati ed agenti delle Ferrovie dello Stato e dell'ente ferroviario succeduto

Ai sensi dell'art. 2129 c.c. la normativa di cui all'art. 2120 c.c. non si applica ai dipendenti pubblici se il rapporto è diversamente regolato dalla legge. Per gli autoferrotranvieri non risultano norme di legge speciali quanto alla disciplina dell'indennità di buona uscita (in precedenza 'indennità di anzianità') e/o TFR e alla determinazione della retribuzione alla base del relativo calcolo. Si deve perciò applicare quanto disposto dall'art. 2120 c.c., nel testo antecedente a quello modificato con la legge n. 297 del 1982 (entrata in vigore l' 1 giugno 1982 ) quanto alla disciplina relativa al periodo anteriore (determinata anche dall'art. 2121 c.c. per il calcolo della retribuzione utile) e nel testo dell'articolo come modificato con la legge citata riguardo al periodo successivo, tenendo conto della normativa transitoria di cui alla legge stessa. Nella nuova normativa, ferma la prescrizione previgente della onnicomprensività della retribuzione di riferimento, nel computo in questa sono incluse le somme corrisposte a titolo ' non occasionale ' e non soltanto ' continuativo ', prevedendosi che il criterio di determinazione della retribuzione annua vale ' salvo diversa disposizione dei contratti collettivi ' (art. 2120 c.c., comma 2), dovendosi evidentemente intendere ciò in riferimento ai contratti stipulati dopo l'entrata in vigore della legge n. 297 del 1982.

Consiglio di Stato sez. VI  30 maggio 2014 n. 2808  

 

La determinazione dell'indennità di buonuscita del personale autoferrotranviario di cui all'art. 1 r.d. 8 gennaio 1931 n. 148 e all'inerente contrattazione collettiva va effettuata sulla base dei criteri inderogabili fissati dagli art. 2120 e 2121 c.c., tenendo conto di ogni elemento di natura retributiva che, avendo i caratteri dell'obbligatorietà, della continuità e della determinatezza (o determinabilità), rientri nella nozione di retribuzione normale o di fatto e i principi degli art. 2120 e 2121, in tema di indennità di fine rapporto, lungi dall'essere espressione di insuperabili vincoli costituzionali, sono estensibili al pubblico impiego in via sussidiaria e nei limiti in cui la materia non sia diversamente regolata da norme speciali, giusta quanto disposto dall'art. 2129 c.c. (Conferma Tar Puglia, Bari, sez. I, n. 3408 del 2006).

Consiglio di Stato sez. VI  27 dicembre 2011 n. 6824  

 

Al rapporto di lavoro svolto alle dipendenze delle Ferrovie del sud est-Gestione commissariale governativa, e quindi anche al relativo t.f.r., non si applicano le disposizioni comuni di cui agli art. 2120 e 2121 c.c. (aventi natura suppletiva e sussidiaria secondo quanto stabilito dall'art. 2129 del medesimo c.c.), ma la normativa "speciale" di cui al c.c.n.l. del 23 luglio 1976. Secondo tale normativa (art. 6 e 24), la retribuzione "base" su cui calcolare l'indennità di anzianità ai fini del t.f.r., è composta dalla retribuzione (ultima retribuzione percepita con la singola anzianità individuale), dall'indennità di contingenza non conglobata, dall'ammontare dell'indennità di mensa, dagli assegni personali e dalle competenze accessorie corrisposte con carattere fisso e continuativo; dal calcolo sono viceversa esclusi i premi, le indennità e tutti gli altri compensi corrisposti in modo saltuario o, anche se con carattere di continuità in misura variabile per specifiche prestazioni di servizio e le quote conglobate di "caro pane". ( Conferma Tar Puglia, sez. I, Lecce, 7 dicembre 2002 n. 7272 ).

Consiglio di Stato sez. VI  25 maggio 2005 n. 2655

 

 

Enti pubblici

La normativa del d.P.R. n. 68 del 1986 che, nel provvedere alla determinazione dei comparti di contrattazione ai sensi della legge n. 93 del 1983 (legge quadro sul pubblico impiego) ha istituito quello del personale degli ordini e dei collegi professionali, non ha inciso direttamente sulla regolamentazione del rapporto dei dipendenti di detti ordini, ben potendo esistere, nell'assetto normativo considerato, anche nei rapporti di pubblico impiego regolati dal diritto privato, in relazione al principio di cui all'art. 2129 c.c.; né, in relazione al sistema delineato dalla suddetta legge n. 93 del 1983 - che affidava alla contrattazione collettiva la regolamentazione dei rapporti dei dipendenti degli enti di cui all'art. 1, tranne che per le materie specificate nell'art. 2 - è configurabile alcun divieto legislativo di ricorso ai contratti previsti dall'art. 5 del d.l. n. 726 del 1984, convertito nella legge n. 863 del 1984, anche per il periodo successivo all'entrata in vigore della legge n. 554 del 1988 che, all'art. 7, reca una "disciplina dei rapporti di lavoro a tempo parziale, riferita alle amministrazioni civili dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, e le altre amministrazioni ed enti pubblici istituzionali e territoriali".

Cassazione civile sez. lav.  20 febbraio 2006 n. 3580  

 

Il personale degli enti pubblici economici è soggetto al regime dei rapporti di lavoro privato ai sensi degli art. 2093 e 2129 c.c. e pertanto ad esso non si applica, in difetto di espressa previsione contraria, la regola del concorso per l'accesso agli impieghi pubblici dettata in via generale dall'art. 97 cost. e ribadita dagli art. 3 d.P.R. 1957 n. 3 e 20 l. n. 93 del 1983; ne consegue che non può affermarsi la nullità del contratto di lavoro subordinato stipulato, senza il previo esperimento di un pubblico concorso, con un consorzio per le aree di sviluppo industriale, ancorché anteriormente alla l. n. 317 del 1991, atteso che tale legge, nel definire "enti pubblici economici" i suddetti consorzi, si è limitata a precisarne i compiti senza operare alcuna trasformazione degli stessi, nè dal punto di vista strutturale, ne dal punto di vista operativo.

Cassazione civile sez. lav.  25 maggio 1998 n. 5210  

 

 

Impiegati dello Stato

In materia di pubblico impiego il principio della proporzionalità della retribuzione e la disciplina degli art. 2126 (retribuzione delle mansioni di fatto) e 2129 c.c. (applicabilità delle disposizioni della sezione quarta del libro quinto del codice civile anche ai dipendenti degli enti pubblici) e trovano applicazione soltanto se la materia non sia regolata da norme speciali rinvenibili nel complesso delle leggi specifiche del settore e degli accordi di categoria. (Conferma Tar Liguria 9 dicembre 1996 n. 507).

Consiglio di Stato sez. IV  14 settembre 2004 n. 5916  

 

I principi di cui agli art. 2120 e 2121, c.c., in materia di indennità di fine rapporto, lungi dall'essere espressione di inabdicabili vincoli costituzionali, sono estensibili al pubblico impiego in via sussidiaria e nei limiti in cui la materia non sia diversamente regolata da norme speciali, giusta quanto disposto dall'art. 2129, c.c. (Conferma Tar Lazio, sez. I, 29 settembre 1998 n. 2741).

Consiglio di Stato sez. VI  18 maggio 2004 n. 3196  

 

Nel rapporto di pubblico impiego gli art. 2120 e 2121 c.c., in materia di trattamento di fine rapporto di lavoro, trovano applicazione, ai sensi dell'art. 2129 c.c., soltanto se la materia non sia diversamente regolata da norme speciali, ivi comprese le fonti normative di grado subordinato alla legge. ( Conferma Tar Campania, sez. II, 3 giugno 1996 n. 230 ).

Consiglio di Stato sez. VI  25 giugno 2002 n. 3473  



 
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