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Art. 2130 codice civile: Durata del tirocinio

Il periodo di tirocinio non può superare i limiti stabiliti dalle norme corporative o dagli usi (1) (2).


Commento

Usi: [v. d. gen. 8].

Tirocinio (o apprendistato): speciale rapporto di lavoro, in forza del quale il datore di lavoro ha il dovere di impartire, nella sua impresa, all’apprendista assunto alle sue dipendenze, l’insegnamento che gli è necessario per diventare un lavoratore qualificato.

 

(1)La normativa rafforza il ruolo della contrattazione collettiva demandando appunto alla contrattazione la disciplina del contratto purché siano rispettati alcuni principi quali la forma scritta del contratto, del patto di prova; il divieto di retribuzione a cottimo; possibilità di inquadramento del lavoratore fino a due livelli inferiori; presenza di un tutore o referente aziendale e tutela nel caso di recesso.

Sono poi previste tre tipologie di contratto differenziate:

a) contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, riservato ai soggetti dai quindici ai venticinque anni di età e di durata non superiore a 3 anni ovvero quattro nel caso di diploma quadriennale regionale;

b) contratto di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere, riservato ai giovani dai diciotto ai ventinove anni e di durata non superiore a tre anni (cinque per le figure professionali di artigianato individuate dalla contrattazione collettiva di riferimento);

c) contratto di apprendistato di alta formazione e di ricerca, per figure di professionalità più elevate.(2) La specialità di questo rapporto di lavoro si evidenzia nella causa del contratto [v. 1343]. Allo scambio della prestazione di lavoro contro pagamento della retribuzione si unisce, infatti, anche lo scambio tra attività lavorativa e insegnamento professionale [v. 2132] (causa mista).

 

(2) La specialità di questo rapporto di lavoro si evidenzia nella causa del contratto [v. 1343]. Allo scambio della prestazione di lavoro contro pagamento della retribuzione si unisce, infatti, anche lo scambio tra attività lavorativa e insegnamento professionale [v. 2132] (causa mista).


Giurisprudenza annotata

Tirocinio e apprendistato

Nel rapporto che si istituisce nei corsi di addestramento o perfezionamento per lavoratori (stages) indetti dalle imprese con autonomia di regolamentazione, organizzazione e funzionamento, l'insegnamento impartito dalle imprese, diretto alla formazione professionale dell'allievo, è l'unico oggetto del contratto, mentre la prestazione di attività fisica ed intellettuale da parte di quest'ultimo, in quanto indispensabile per l'attuazione dello scopo, cui è preordinato il negozio, resta estraneo al sinallagma contrattuale e, quindi, non è assimilabile alla prestazione del lavoratore subordinato, salvo che l'iscrizione al corso non risulti in concreto un espediente per mascherare l'instaurazione tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato. A tal fine occorre accertare se vi sia stato l'inserimento dell'allievo nell'organizzazione dell'impresa, se l'allievo sia stato chiamato a fornire prestazioni abitualmente destinate a finalità produttive, se l'allievo abbia dovuto ottemperare a vincoli di orario o a direttive impartite dall'imprenditore e se egli sia stato sottoposto ad un regime disciplinare eccedente il livello necessario per la regolarità del corso .

Cassazione civile sez. lav.  25 gennaio 2006 n. 1380  

 

Nell'ipotesi di estinzione del rapporto di lavoro per novazione oggettiva - così come non si estinguono le obbligazioni già venute in essere al momento della novazione, ai sensi dell'art. 2130 c.c., e la responsabilità per danni sopravvive in tutti casi di cessazione del rapporto di lavoro - non viene meno la responsabilità del dipendente per illeciti commessi in costanza del primo rapporto di lavoro i cui effetti si dispieghino compiutamente anche durante lo svolgimento del rapporto successivo.

Cassazione civile sez. lav.  05 agosto 2005 n. 16559  

 

L'assunzione di un lavoratore con la qualifica di apprendista non comporta di per sè l'instaurazione di un rapporto di apprendistato e pertanto, in caso di contestazione, la sussistenza di tale rapporto va provata dalla parte che l'allega, mediante la dimostrazione dei relativi requisiti essenziali e soprattutto dell'insegnamento professionale; non assume al detto fine significato decisivo il fatto che il lavoratore assunto sia privo di una precedente esperienza lavorativa, trattandosi di circostanza non incompatibile con la costituzione di un normale rapporto di lavoro.

Corte appello Milano  18 maggio 2004

 

L'autorizzazione dell'ispettorato del lavoro territorialmente competente alla instaurazione di un rapporto di apprendistato, rilasciata ai sensi dell'art. 2 l. 19 gennaio 1955 n. 25, non comporta di per sè che il rapporto di lavoro posto in essere sia qualificabile come di apprendistato; pertanto, in caso di contestazione, la sussistenza di tale speciale rapporto di lavoro deve essere provata dalla parte che l'allega, mediante la dimostrazione dei relativi requisiti essenziali e, soprattutto, dell'insegnamento professionale impartito al lavoratore tirocinante allo scopo di farlo diventare lavoratore qualificato, mentre non assume, al detto fine, significato decisivo il fatto che il lavoratore assunto sia privo di una precedente esperienza lavorativa, trattandosi di circostanza non incompatibile con la costituzione di un normale rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav.  14 marzo 2001 n. 3696  

 

La circostanza che l'apprendista venga adibito a lavori notturni, pur se sanzionabile penalmente, non costituisce elemento tale da escludere la configurabilità del rapporto di apprendistato e la sua trasformazione in normale rapporto di lavoro subordinato.

Cassazione civile sez. lav.  02 marzo 2000 n. 2352  

 

La "causa" del rapporto di praticantato è quella di assicurare al giovane praticante, da parte di un professionista, le nozioni indispensabili per mettere in atto, nella prospettiva e nell'ambito di una futura determinata professione intellettuale, la formazione teorica ricevuta nella sede scolastica. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, disattendendo la qualificazione data al rapporto dalle parti con atti scritti, mentre aveva escluso la configurabilità del praticantato, poiché all'interessata, peraltro ancora priva del titolo di studio necessario per intraprendere la professione di commercialista esercitata dal titolare dello studio, erano state affidate incombenze ripetitive proprie di un impiegato d'ordine e non era stato impartito alcun insegnamento), aveva qualificato, invece, il rapporto nell'ambito del lavoro subordinato, nella concorrenza dei relativi requisiti).

Cassazione civile sez. lav.  19 luglio 1997 n. 6645  

 

Al termine del periodo di tirocinio è ammissibile il licenziamento ad nutum dell'apprendista.

Pretura Milano  06 giugno 1995

 

L'assunzione in servizio di un lavoratore con la qualifica di apprendista, ancorché effettuata tramite l'ufficio di collocamento, non comporta di per sè l'instaurazione di un rapporto di apprendistato e pertanto, in caso di contestazione, la sussistenza di tale speciale rapporto di lavoro deve essere provata, dalla parte che l'allega, mediante la dimostrazione dei relativi requisiti essenziale e, in particolare, dell'insegnamento professionale impartito al lavoratore apprendista allo scopo di farlo diventare lavoratore qualificato.

Cassazione civile sez. lav.  28 gennaio 1995 n. 1052  

 

Il rapporto di tirocinio è uno speciale rapporto di lavoro subordinato, la cui essenziale caratteristica consiste nell'obbligo dell'imprenditore di impartire o di far impartire, nella sua impresa, all'apprendista assunto la capacità tecnica per l'acquisizione di una determinata qualifica, utilizzandone l'opera nell'impresa medesima; pertanto l'addestramento professionale non necessariamente deve consistere in un'attività formalmente didattica, costituita da lezioni e corsi di insegnamento, ma ben può consistere nella sola continua assistenza e sorveglianza dell'apprendista da parte di persone incaricate dal datore di lavoro al fine di assicurare il graduale inserimento nell'organizzazione aziendale.

Cassazione civile sez. lav.  15 dicembre 1987 n. 9269  



 
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