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Art. 2135 codice civile: Imprenditore agricolo

E’ imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse (1).

Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.

 

Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge.

 


Commento

Imprenditore: [v. 2082].

Coltivazione del fondo: attività diretta allo sfruttamento delle energie naturali della terra. Perché vi sia impresa, non basta, tuttavia, la mera raccolta dei frutti, ma occorre una vera e propria attività di coltivazione volta ad ottenere i prodotti della terra (seminagione).

Selvicoltura: particolare specie di coltivazione della terra finalizzata alla produzione di alberi da legname.

 

(1)L’ultimo inciso del primo comma si riferisce alle cd. «attività agricole per connessione» ed attribuisce la qualifica di imprenditore agricolo a chi esercita attività connesse a quelle della coltivazione del fondo, della selvicoltura e dell’allevamento di animali. Il terzo comma pone poi una presunzione iuris et de iure di connessione, stabilendo che si intendono comunque connesse:

—   le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali;

—   le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge.

Perché un’attività possa considerarsi connessa ad una attività agricola essenziale devono sussistere i seguenti elementi di collegamento:

—   il soggetto che esercita l’attività deve essere un imprenditore agricolo (cd. connessione soggettiva);

—   l’attività connessa deve essere sempre collegata all’attività agricola principale esercitata (cd. connessione oggettiva). Tale collegamento oggettivo viene legislativamente individuato: per le attività dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione, nella connessione con «prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali»; per le attività dirette alla fornitura di beni o servizi, nella «utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata».


Giurisprudenza annotata

Imprenditore agricolo

In materia di piccola proprietà contadina, l'affitto del fondo rustico entro il quinquennio dal suo acquisto, anche se di durata limitata (nella specie 8 mesi) e strumentale ad una coltivazione intercalare (ossia, di breve ciclo all'interno della realizzazione di un prodotto dello stesso genere di più lungo ciclo), comporta la perdita delle agevolazioni tributarie, ai sensi dell'art. 7 della legge 6 agosto 1954, n. 604, in quanto sintomatico della cessazione della coltivazione diretta da parte del proprietario, salvo che lo stesso avvenga a favore del coniuge, dei parenti entro il terzo grado o degli affini entro il secondo, che, in base all'art. 11 del d.lgs. 18 maggio 2001, n. 228, esercitino, a loro volta, l'attività di imprenditore agricolo ex art. 2135 cod. civ. Cassa e decide nel merito, Comm. Trib. Reg. Bologna, 30/10/2008

Cassazione civile sez. trib.  21 marzo 2014 n. 6688  

 

Ai sensi dell'art. 2135 c.c. nella nozione di impresa agricola rientra l'esercizio della attività diretta alla coltivazione del fondo che sia svolta con la terra o sulla terra e purché l'organizzazione aziendale ruoti attorno al fattore terra; di conseguenza l'impresa agricola può ben compendiarsi in un'attività di coltivazione di specie vegetali che si svolga in vaso oppure, come nel caso di coltivazione di fragole, addirittura senza l'ausilio di terra, purché la relativa attività comporti lo svolgimento di un completo ciclo vitale e sia insediata stabilmente su un fondo; d'altro canto opinare il contrario significherebbe negare la natura agricola, ad esempio, alle coltivazione di piante in vaso, nelle quali normalmente viene utilizzata terra sterilizzata che non proviene dal fondo; oppure alle attività di allevamento, nelle quali il foraggio è spesso acquistato dall'imprenditore agricolo da terzi fornitori, di guisa che il coinvolgimento del fondo è determinato solo dal fatto che vi è allocata la stalla in cui sono ricoverati gli animali.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. I  12 luglio 2013 n. 872  

 

 

Zootecnica ed allevamento di animali

Nel regime anteriore alla modifica dell'art. 2135 c.c., operata con il d.lg. 18 maggio 2001, n. 228, l'allevamento intensivo in batteria di polli, anche se finalizzato a una successiva commercializzazione, non era sempre considerata attività commerciale, ben potendo rientrare nella nozione d'impresa agricola a condizione che fosse strettamente connessa alla sfruttamento del fondo e all'utilizzazione della terra. (Conferma Cons. Stato, sez. IV, n. 8505 del 2010).

Consiglio di Stato sez. IV  17 settembre 2013 n. 4606  

 

Riguardo all'insussistenza del rapporto di connessione tra attività agricola e impianto per la produzione di energia elettrica mediante impiego di biogas ricavato da biomassa di origine vegetale e zootecnica, ex art. 1, comma 423, l. n. 266/2005, va tenuto conto, in ossequio alle istruzioni impartite dalla Direzione agroambiente con nota n. 18887 in data 8 aprile 2008, delle superfici non ancora in conduzione all'atto della domanda di approvazione del piano aziendale ma contemplate nella relazione tecnico-agronomica e disponibili al momento della messa in esercizio dell'impianto.

Consiglio di Stato sez. V  02 settembre 2013 n. 4340

 

Previdenza ed assistenza

In relazione all'inquadramento nel settore agricolo ai fini previdenziali, l'elencazione delle attività connesse contenuta nel secondo comma dell'art. 2135 cod. civ. (nel testo vigente anteriormente alla riforma operata ex art. 1, d. lgs. 18 maggio 2001, n. 228, applicabile "ratione temporis") è meramente esemplificativa, potendosi avere, oltre alle tipiche attività connesse menzionate dalla norma, anche attività atipiche, quali ad esempio la tenuta della contabilità, dietro corrispettivo annuo, per imprese agricole associate. Cassa e decide nel merito, App. Catanzaro, 26/02/2008

Cassazione civile sez. lav.  15 maggio 2013 n. 11707  

 

 

IRPEF

Perché la trasformazione in vino dell'uva prodotta dai terreni di un'azienda, l'imbottigliamento e la commercializzazione del vino possano essere considerati momenti di gestione di un'impresa agraria, così da ritenere alcuna di dette attività riconducibile alla disciplina del reddito di impresa e, dunque, avulse dal reddito agrario per essere assoggettate alla determinazione del reddito imponibile secondo i principi della correlazione costi-ricavi, è necessario, come nella fattispecie, che il tasso d'incidenza dello sviluppo commerciale dell'azienda sia del tutto marginale nel processo di formazione del reddito aziendale - proprio per questa ragione da considerare complessivamente quale reddito agrario, in quanto tale sottratto al regime fiscale del reddito d'impresa commerciale; con la conseguenza che, allorché detta azienda acquisti parte del vino è necessario che la relativa percentuale sia bassa, perché costituisca attività connessa, complementare ed accessoria finalizzata all'integrazione od al completamento dell'utilità economica derivante dalla attività agricola principale secondo il naturale svolgimento del ciclo produttivo.

Comm. trib. reg. Lecce (Puglia) sez. XXIII  09 maggio 2013 n. 118  

 

 

Inquinamenti

Gli sfalci e le potature, come ogni altro rifiuto agricolo, costituiscono rifiuto quando il produttore se ne disfi. La loro provenienza da un'attività agricola, ancorché non svolta con le forme imprenditoriali di cui all'art. 2135 c.c., non incide sulla loro natura di 'rifiuto', ma solo sulla loro classificazione; i rifiuti agricoli, infatti, restano tali anche se prodotti in contesti non imprenditoriali (dovendosi intendere per imprenditore agricolo anche il piccolo coltivatore agricolo di cui all'art. 2083 c.c..). Il loro incenerimento al suolo integra una fattispecie penale.

Cassazione penale sez. III  27 febbraio 2014 n. 34097  



 
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