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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2155 codice civile: Raccolta e divisione dei prodotti

Il mezzadro non può iniziare le operazioni di raccolta senza il consenso del concedente ed è obbligato a custodire i prodotti sino alla divisione.

I prodotti sono divisi in natura sul fondo con l’intervento delle parti.

Salvo diverse disposizioni delle norme corporative, della convenzione o degli usi, il mezzadro deve trasportare ai magazzini del concedente la quota a questo assegnata nella divisione.


Commento

Mezzadria: [v. 2141]; Concedente: [v. 2141]; Usi: [v. d. gen. 8].

 

(1) Di regola, quindi, per la divisione occorre il consenso di entrambe le parti del contratto di mezzadria (concedente e mezzadro). Ciononostante, se una parte si rifiuta, ingiustificatamente, di operare la divisione, l’altra non commette un fatto illecito nell’ipotesi in cui dispone del prodotto nei limiti della propria quota.


Giurisprudenza annotata

Raccolta e divisione dei prodotti

L'arbitraria raccolta da parte del mezzadro, dei frutti pendenti, con la loro unilaterale divisione prima ancora del distacco dagli alberi, ed il reiterato rifiuto (da parte dello stesso mezzadro) di provvedere alla raccolta della quota di prodotti del concedente costituiscono violazioni di fondamentali doveri scaturenti dal contratto agrario associativo e - specialmente quando detto rifiuto abbia comportato la compromissione della qualità e della quantità dei raccolti futuri - sono rilevanti ai fini della decadenza della proroga legale ai sensi dell'art. 4, lett. a), del d.l. 5 aprile 1945 n. 157.

Cassazione civile sez. III  11 novembre 1983 n. 6709  

 

La ripartizione dei prodotti fra concedente e colono, nei contratti di colonia stipulati in Sicilia, si opera sulla base degli art. 2 e 4 l. reg. Sicilia 16 marzo 1964, n. 4, anche successivamente all'entrata in vigore della legge statale 15 settembre 1964, n. 756, in quanto questa - pur avendo natura di legge di riforma dei contratti agrari - non ha comportato la cessazione di efficacia della l. reg. cit. - che, all'art. 1, limitava la sua durata "fino a quando non sarà emanata una legge di riforma dei contratti agrari" - avendo disposto all'art. 15 l'inapplicabilità ai contratti agrari delle disposizioni legislative vigenti in materia che, come quelle della su specificata l. reg., siano con essa non incompatibili.

Cassazione civile sez. lav.  08 marzo 1980 n. 1558  

 



 
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