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Art. 217 codice civile: Amministrazione e godimento dei beni

Ciascun coniuge ha il godimento e l’amministrazione dei beni di cui è titolare esclusivo (1).

Se ad uno dei coniugi è stata conferita la procura ad amministrare i beni dell’altro con l’obbligo di rendere conto dei frutti, egli è tenuto verso l’altro coniuge secondo le regole del mandato.

Se uno dei coniugi ha amministrato i beni dell’altro con procura senza l’obbligo di rendere conto dei frutti, egli ed i suoi eredi, a richiesta dell’altro coniuge o allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio, sono tenuti a consegnare i frutti esistenti e non rispondono per quelli consumati.

Se uno dei coniugi, nonostante l’opposizione dell’altro, amministra i beni di questo o comunque compie atti relativi a detti beni risponde dei danni e della mancata percezione dei frutti.


Commento

Bene: [v. 810]; Procura: [v. 1392]; Mandato: [v. Libro IV, Titolo III, Capo IX]; Frutti: [v. 820]; Erede: [v. 457]; Scioglimento e cessazione degli effetti civili del matrimonio: [v. 149].

 

Godimento: potere di godere di un determinato bene, traendone tutte o alcune utilità.

 

Amministrazione: è costituita da tutti gli atti volti al buon governo di un patrimonio, al fine di conservare l’integrità e l’efficienza produttiva dei beni che lo compongono.

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 85) (Riforma del diritto di famiglia).

 


Giurisprudenza annotata

Tributi locali

In tema di imposta comunale sugli immobili, il coniuge affidatario dei figli, al quale sia assegnata la casa di abitazione nell'immobile di proprietà (anche in parte) dell'altro coniuge non è soggetto passivo dell'imposta, per la quota dell'immobile stesso sulla quale non vanti il diritto di proprietà ovvero un qualche diritto reale di godimento, ai sensi dell'art. 3 d.lg. n. 504 del 1992 (tale non potendosi qualificare il diritto attribuitogli per effetto del provvedimento giudiziale di assegnazione della casa coniugale).

Cassazione civile sez. trib.  06 luglio 2011 n. 14920  

 

 

Coniugi

Con riguardo all'acquisto di un bene immobile effettuato da uno dei coniugi a proprio nome, prima della riforma di cui alla l. n. 151 del 1975, il diritto di comproprietà dell'altro coniuge, per uguale quota, può essere riconosciuto qualora risulti la ricorrenza di una comunione universale dei beni, secondo la previsione degli allora vigenti art. 215/230 c.c., tenuto conto che la costituzione di tale comunione, riconducibile anche ad una intesa tacita dei coniugi medesimi, implica "ipso iure" la caduta in comproprietà dei successivi acquisti effettuati dal singolo compartecipante, con la sola esclusione di quelli espressamente previsti dall'art. 217 (vecchio testo) c.c.".

Tribunale Pescara  05 maggio 2003

 

In regime di comunione legale ex art. 177 ss. c.c., data la mancanza di norme che attribuiscano al coniuge non titolare di frutti e proventi di attività separata svolta dall'altro coniuge un potere di controllo sulla sorte degli stessi, ovvero che loro imprimano un vincolo di destinazione, non possono ritenersi fondate la domanda diretta ad accertare, prima del sorgere della comunione "de residuo", la violazione, da parte del coniuge titolare dei frutti e dei proventi di cui sopra, degli obblighi nascenti dalla comunione legale, e la correlata domanda di risarcimento dei danni.

Tribunale Trani  12 maggio 1997

 

 

Espropriazione per pubblico interesse

In tema di espropriazione per pubblica utilità, l'accordo sull'ammontare dell'indennità, preveduto dall'art. 26 della legge 25 giugno 1865, n. 2359, - come per la cessione del bene ai sensi dell'art. 12 della legge n. 865 del 1971 - deve farsi per iscritto, sicché, quando esso sia convenuto da soggetto diverso dal proprietario, è necessario che questi l'abbia autorizzato con procura o mandato che, per la regola di corrispondenza tra forma di tali atti e forma di quello da concludersi dal rappresentante, dovrà essere stato anch'esso redatto per iscritto. Ne consegue che non è validamente sottoscritto dal marito l'accordo relativo ad un bene della moglie, se manchino una procura o mandato di questa redatti per iscritto, non essendo equivalente un mandato tacito rappresentativo sulla base dell'art. 217 c.c..

Cassazione civile sez. I  29 dicembre 1988 n. 7090  

 

Locazione

Nell'ipotesi in cui i coniugi non abbiano convenuto di assoggettare i beni da loro acquistati anteriormente all'entrata in vigore della l. 19 maggio 1975 n. 151 al regime della comunione, entro il termine stabilito all'art. 228 di tale legge, detti beni restano soggetti al diverso regime della separazione in base al quale, a norma dell'art. 217 c.c. (nel nuovo testo introdotto dall'art. 85 della l. n. 151 del 1975), ciascuno dei coniugi conserva il godimento dei beni di cui è l'esclusivo titolare. Ne consegue che il coniuge proprietario-locatore di un appartamento può utilmente agire nei confronti dell'inquilino per la cessazione della proroga legale del contratto di locazione, adducendo la necessità per motivi di lavoro, anche quando, in regime di separazione dei beni, l'altro coniuge abbia venduto un appartamento di sua esclusiva proprietà, non potendo il primo vantare su questo bene alcun proprio diritto e, quindi, impedire l'alienazione, sia pure per soddisfare con esso le esigenze della sua attività lavorativa.

Cassazione civile sez. III  19 febbraio 1981 n. 1017  

 



 
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