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Art. 2170 codice civile: Nozione

Nella soccida il soccidante e il soccidario si associano per l’allevamento e lo sfruttamento di una certa quantità di bestiame (1) e per l’esercizio delle attività connesse (2), al fine di ripartire l’accrescimento del bestiame e gli altri prodotti e utili che ne derivano.

L’accrescimento consiste tanto nei parti sopravvenuti, quanto nel maggior valore intrinseco che il bestiame abbia al termine del contratto.

 


Commento

Soccidante: colui che conferisce il pascolo.

Soccidario: chi espleta materialmente l’attività di allevamento.

Accrescimento: incremento quantitativo e qualitativo del bestiame valutato al termine del contratto; a tal fine, si fa riferimento all’iniziale consistenza e valore degli animali consegnati al momento della conclusione del contratto. Pertanto, l’accrescimento può risultare dall’aumento del numero dei capi per riproduzione, oppure dal maggiore valore dei singoli animali (es.: per il raggiungimento dell’età, per le cure dell’uomo).

 

(1) Il termine bestiame comprende ogni specie di animale che può essere oggetto di accrescimento e di sfruttamento (bovini, suini, pollame, conigli etc.). Inoltre, esso, quale oggetto del contratto di soccida, viene inteso dal legislatore come universalità di beni mobili [v. 816] ossia secondo una visione unitaria.

 

(2) Dalla nozione generale del contratto di soccida emerge che gli elementi costitutivi di tale contratto sono comuni a quelli degli altri due contratti agrari (mezzadria e colonia parziaria). In particolare, anche la soccida si fonda sull’esercizio in comune di un’attività di impresa, sul raggiungimento di un medesimo scopo, nonché sulla ripartizione dei prodotti e degli utili dell’attività svolta (allevamento). Caratteristiche peculiari presentano, però, la soccida parziaria [v. 2182] e quella con conferimento di pascolo [v. 2186], nella quale in particolare manca la gestione in comune dell’attività.


Giurisprudenza annotata

Soccida

L'attribuzione al soccidante di acconti, in contanti, prodotti o capi di bestiame, sull'accrescimento non altera la funzione economico-sociale del contratto di soccida, in quanto non pregiudica la successiva applicazione del criterio di prelevamento e di ripartizione degli utili stabilito dagli artt. 2178 e 2181 cod. civ, consentendo comunque alle parti di operare, al termine del contratto o del ciclo di accrescimento, la definitiva attribuzione delle quote di utili a ciascuno spettanti, nonché la ripartizione delle quote delle spese da ciascuno sostenute, così salvaguardando la struttura associativa qualificata dalla comunanza di scopo del rapporto. Rigetta, Comm. Trib. Reg. Bologna, 14/06/2007

Cassazione civile sez. trib.  06 novembre 2013 n. 24914  

 

Nel contratto di soccida i diritti che sorgono a favore del soccidario sono solo quelli di cui agli art. 2178 e 2181 c.c., cioè il diritto agli accrescimenti, ai prodotti e agli utili, secondo quanto stabilito dalla convenzione, dalle norme o dagli usi. Non integrando la quota latte (di cui all'art. 10 l. 26 novembre 1992 n. 468) né un accrescimento, né un prodotto né, infine, un utile, ne deriva che il soccidario, alla scadenza del contratto di soccida, salvo diversa pattuizione, non ha diritto, azionando detto contratto nei confronti del soccidario (e, quindi, nel rapporto interno tra le parti) a richiedere al soccidante in tutto o in parte la quota latte di cui quest'ultimo fosse titolare. (Cassa App. Taranto 12 luglio 2002).

Cassazione civile sez. III  07 novembre 2005 n. 21491  

 

In tema di soccida, nulla prevedendo in modo inderogabile al riguardo la norma positiva (art. 2170 c.c.), le parti - nell'ambito della loro autonomia contrattuale - ben possono convenire la ripartizione delle conseguenze vantaggiose della attività comune intrapresa nel senso di una divisione degli "utili" e degli altri "incrementi" in modo che mentre il soccidario fa propri gli accrescimenti, i prodotti e gli utili, al soccidante siano riservati esclusivamente "ogni tipo di contributo pubblico finalizzato all'allevamento". Anche un tale contratto, pertanto, deve qualificarsi di soccida e le relative controversie sono devolute alla competenza per materia della sezione specializzata agraria.

Cassazione civile sez. III  08 giugno 1999 n. 5613  

 

Nella soccida, quale contratto a struttura associativa qualificato dalla comunanza di scopo, la ripartizione dell'accrescimento del bestiame e degli altri prodotti e utili, prevista dall'art. 2170 c.c., rappresenta solo il normale bilanciamento economico dei rispettivi interessi, sicché le parti possono, nella loro autonomia, stabilire un diverso regime senza alterare la natura associativa del rapporto, pattuendo che l'accrescimento e i prodotti stessi spettino interamente al soccidario, restando invece di spettanza del soccidante ogni pubblica contribuzione finalizzata all'allevamento del bestiame. Ne deriva che le controversie insorte tra le parti rientrano nella competenza della sezione specializza agraria a norma dell'art. 9 l. 14 febbraio 1990 n. 29.

Cassazione civile sez. III  08 giugno 1999 n. 5613  

 

Se il soccidante conferisce non solo il terreno per il pascolo, ma anche la totalità del bestiame, il contratto di soccida - atipico comma 1 art. 2171 e 2186 c.c. - non è riconducibile all'affitto (art. 27 l. 3 maggio 1982 n. 203) da un lato perché il conferimento di tutto il bestiame esclude che il fondo rustico abbia nell'economia del contratto quel carattere di preminenza che costituisce la "ratio" di detta norma; dall'altro perché questa presuppone che il conferimento del fondo avvenga per il suo sfruttamento agricolo.

Cassazione civile sez. III  13 luglio 1998 n. 6845  

 

Nella conversione in affitto della soccida parziale con conferimento di pascolo e con un apporto di bestiame (da parte del soccidante) inferiore al venti per cento del valore dell'intero bestiame, l'adeguato apporto del concedente nella condirezione dell'impresa non può assumere il valore ostativo che, in generale, gli è attribuito dall'art. 2 della l. 14 febbraio 1990 n. 29, essendo del tutto estraneo al regime giuridico del predetto rapporto, in cui il conferimento del bestiame nell'entità indicata - che va provata dal soccidario - assume ex lege una rilevanza del tutto secondaria rispetto al conferimento del pascolo che, conseguentemente, ne caratterizza la causa prevalente, rendendo ad esso applicabile il regime giuridico della soccida con conferimento di pascolo, nella quale è escluso ogni potere del soccidante di direzione o condirezione dell'impresa (art. 2186 c.c.).

Cassazione civile sez. III  10 marzo 1993 n. 2887  

 

 

Competenza

La controversia in materia di soccida è rimessa alla competenza della sezione specializzata per le vertenze agrarie e pertanto assoggettata al rito di cui agli art. 409 e ss. del codice di rito; come disposto con l. 14 febbraio 1990 n. 29, art. 9, a superamento della preesistente previsione di cui alla l. 11 agosto 1973 n. 533. Tali controversie sono escluse dal regime della sospensione dei termini relativi al periodo feriale per l'espressa previsione di cui all'art. 3 l. 7 ottobre 1969 n. 742. L'esclusione deve essere correlata non alla specialità del rito, bensì alla natura di dette controversie, pertanto operando anche nel caso in cui il procedimento si sia in concreto svolto senza l'osservanza del rito del lavoro.

Corte appello Bologna  01 giugno 2007 n. 572

 

 

IVA

In tema di i.v.a., il regime speciale previsto per i produttori agricoli non trova applicazione al contribuente che non eserciti in proprio l'attività di allevamento del bestiame, ma si limiti ad affidare in soccida ad un allevatore gli animali acquistati: infatti, l'art. 34, comma 1, lett. a, d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, riferendo le agevolazioni previste da tale disposizione ai soggetti che esercitano le attività indicate dall'art. 2135 c.c., qualifica i destinatari dei benefici in questione sulla base dell'attività svolta, in tal modo impedendo di trasporre completamente sul piano fiscale le caratteristiche civilistiche di alcuni contratti agrari.

Cassazione civile sez. trib.  02 marzo 2007 n. 4913  



 
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