codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 2178 codice civile: Accrescimenti, prodotti, utili e spese

Gli accrescimenti, i prodotti, gli utili e le spese si dividono tra le parti secondo le proporzioni stabilite dalle norme corporative, dalla convenzione o dagli usi (1).

E’ nullo il patto per il quale il soccidario debba sopportare nella perdita una parte maggiore di quella spettantegli nel guadagno (2).


Commento

Accrescimenti: [v. 2170]; Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI].

 

(1) Riguardo alle spese è opportuno ricordare che, in mancanza di patti o di usi, alcune sono poste a carico del solo soccidario, altre a carico del solo soccidante. In particolare, tra le spese gravanti sul soccidario vi sono quelle relative alla manodopera necessaria per l’allevamento del bestiame, la lavorazione dei prodotti e il trasporto di questi ultimi nell’apposito deposito. Viceversa, le spese a carico del soccidante sono quelle riguardanti, per esempio, l’alimentazione del bestiame e le cure veterinarie.

 

(2) Le perdite di cui al comma 2 non devono essere confuse con quelle previste in materia di società [v. Libro V, Titolo V]. La differenza è dovuta al fatto che nei contratti agrari l’attività esercitata non è riferita ad un’entità (centro di imputazione) distinta rispetto ai contraenti. La nozione di perdita nel caso di specie si riferisce esclusivamente al valore del bestiame quale capitale conferito dal soccidante, o meglio all’eventuale differenza negativa che al termine del contratto si potrà avere confrontando la stima [v. 2171] finale a quella iniziale del bestiame.

 


Giurisprudenza annotata

Accrescimenti

Nel contratto di soccida i diritti che sorgono a favore del soccidario sono solo quelli di cui agli art. 2178 e 2181 c.c., cioè il diritto agli accrescimenti, ai prodotti e agli utili, secondo quanto stabilito dalla convenzione, dalle norme o dagli usi. Non integrando la quota latte (di cui all'art. 10 l. 26 novembre 1992 n. 468) né un accrescimento, né un prodotto né, infine, un utile, ne deriva che il soccidario, alla scadenza del contratto di soccida, salvo diversa pattuizione, non ha diritto, azionando detto contratto nei confronti del soccidario (e, quindi, nel rapporto interno tra le parti) a richiedere al soccidante in tutto o in parte la quota latte di cui quest'ultimo fosse titolare. (Cassa App. Taranto 12 luglio 2002).

Cassazione civile sez. III  07 novembre 2005 n. 21491  

 

L'attribuzione al soccidante di acconti, in contanti, prodotti o capi di bestiame, sull'accrescimento non altera la funzione economico-sociale del contratto di soccida, in quanto non pregiudica la successiva applicazione del criterio di prelevamento e di ripartizione degli utili stabilito dagli artt. 2178 e 2181 cod. civ, consentendo comunque alle parti di operare, al termine del contratto o del ciclo di accrescimento, la definitiva attribuzione delle quote di utili a ciascuno spettanti, nonché la ripartizione delle quote delle spese da ciascuno sostenute, così salvaguardando la struttura associativa qualificata dalla comunanza di scopo del rapporto. Rigetta, Comm. Trib. Reg. Bologna, 14/06/2007

Cassazione civile sez. trib.  06 novembre 2013 n. 24914  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti