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Art. 218 codice civile: Obbligazioni del coniuge che gode dei beni dell’altro coniuge

Il coniuge (1) che gode dei beni dell’altro coniuge è soggetto a tutte le obbligazioni dell’usufruttuario (2) (3).


Commento

Usufruttuario: [v. 693].

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 86) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) Particolarmente importante, in questo caso, è il rispetto della destinazione economica dei beni.

 

(3) La norma riguarda tutti i casi in cui un coniuge abbia goduto dei beni dell’altro coniuge, con o senza il consenso di quest’ultimo.

 

Va esclusa l’applicabilità della norma quando il godimento del bene derivi da un contratto di altro tipo (es.: la locazione [v. 1571]).


Giurisprudenza annotata

Tributi locali

In tema di imposta, comunale sugli immobili, il coniuge affidatario dei figli al quale sia assegnata la casa di abitazione posta nell’immobile di proprietà (anche in parte) dell’altro coniuge non è soggetto passivo dell’imposta per la quota dell’immobile stesso sulla quale non vanti il diritto di proprietà ovvero un qualche diritto reale di godimento, come previsto dal d.lg. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 3. Con il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa coniugale in sede di separazione personale o di divorzio, infatti, viene riconosciuto al coniuge un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale, ragion per cui in capo al coniuge non è ravvisabile la titolarità di un diritto di proprietà o di uno di quei diritti reali di godimento, specificamente previsti dalla norma, costituenti l’unico elemento di identificazione del soggetto tenuto al pagamento dell’imposta in parola sull’immobile. Né in proposito rileva il disposto dell’art. 218 c.c., secondo il quale «il coniuge che gode dei beni dell’altro coniuge è soggetto a tutte le obbligazioni dell’usufruttuario», in quanto la norma, dettata in tema di regime di separazione dei beni dei coniugi, va intesa solo come previsione integrativa del precedente art. 217, (Amministrazione e godimento dei beni), di guisa che la complessiva regolamentazione recata dalle disposizioni dei due articoli è inapplicabile in tutte le ipotesi in cui il godimento del bene del coniuge da parte dell’altro coniuge sia fondato da un rapporto diverso da quello disciplinato da dette norme, come nell’ipotesi di assegnazione (volontaria o giudiziale) al coniuge affidatario dei figli minori della casa di abitazione di proprietà dell’altro coniuge, atteso che il potere del primo non deriva né da un mandato conferito dal secondo, né dal godimento di fatto del bene (ipotizzante il necessario consenso dell’altro coniuge), di cui si occupa l’art. 218.

Cassazione civile sez. trib.  14 luglio 2010 n. 1651

 

In tema di imposta comunale sugli immobili, il coniuge affidatario dei figli al quale sia assegnata la casa di abitazione posta nell'immobile di proprietà (anche in parte) dell'altro coniuge non è soggetto passivo dell'imposta per la quota dell'immobile stesso sulla quale non vanti il diritto di proprietà ovvero un qualche diritto reale di godimento, come previsto dall'art. 3 d.lg. 30 dicembre 1992 n. 504. Con il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa comunale in sede di separazione personale o di divorzio, infatti, viene riconosciuto al coniuge un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale, sicché in capo al coniuge non è ravvisabile la titolarità di un diritto di proprietà o di uno di quei diritti reali di godimento, specificamente previsti dalla norma, costituenti l'unico elemento di identificazione del soggetto tenuto al pagamento dell'imposta in parola sull'immobile. Né in proposito rileva il disposto dell'art. 218 c.c., secondo il quale "Il coniuge che gode dei beni dell'altro coniuge è soggetto a tutte le obbligazioni dell'usufruttuario", in quanto la norma, dettata in tema di regime di separazione dei beni dei coniugi, va intesa solo come previsione integrativa del precedente art. 217 (Amministrazione e godimento dei beni), di guisa che la complessiva regolamentazione recata dalle disposizioni dei due articoli è inapplicabile in tutte le ipotesi in cui il godimento del bene del coniuge da parte dell'altro coniuge sia fondato da un rapporto diverso da quello disciplinato da dette norme, come nell'ipotesi di assegnazione (volontaria o giudiziale) al coniuge affidatario dei figli minori della casa di abitazione di proprietà dell'altro coniuge, atteso che il potere del primo non deriva né da un mandato conferito dal secondo, né dal godimento di fatto del bene (ipotizzante il necessario consenso dell'altro coniuge), di cui si occupa l'art. 218.

Cassazione civile sez. trib.  16 marzo 2007 n. 6192

 

 

Responsabilità civile

L'Amministrazione non può addurre a giustificazione del ritardo nell'adempimento del proprio obbligo di provvedere eventi interni alla sua organizzazione, al punto da farli assurgere addirittura a cause di forza maggiore, a guisa, cioè, di vis cui resisti non potest in grado di far venire meno il suo dovere istituzionale di provvedere. D'altronde, anche secondo il diritto civile, per “causa non imputabile” ex art. 218 c.c., suscettibile di esonerare il debitore da responsabilità di inadempimento, deve intendersi quell'impedimento assolutamente imprevedibile ed estraneo alla sfera di controllo del debitore medesimo, mentre ogni altro evento tale da rendere più onerosa o difficoltosa la prestazione non potrebbe, comunque, esentare il debitore da responsabilità, facendo venire meno l'inadempimento colpevole.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. VIII  03 luglio 2013 n. 3391  



 
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