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Art. 2181 codice civile: Prelevamento e divisione al termine del contratto

Al termine del contratto le parti procedono a nuova stima del bestiame.

Il soccidante preleva, d’accordo con il soccidario, un complesso di capi che, avuto riguardo al numero, alla razza, al sesso, al peso, alla qualità e all’età, sia corrispondente alla consistenza del bestiame apportato all’inizio della soccida. Il di più si divide a norma dell’art. 2178.

Se non vi sono capi sufficienti ad eguagliare la stima iniziale, il soccidante prende quelli che rimangono.

 


Commento

Soccidante: [v. 2170]; Soccidario: [v. 2170].

Stima: esatta ed espressa valutazione del valore economico (prezzo) di un determinato bene o servizio.

 


Giurisprudenza annotata

Soccida

L'attribuzione al soccidante di acconti, in contanti, prodotti o capi di bestiame, sull'accrescimento non altera la funzione economico-sociale del contratto di soccida, in quanto non pregiudica la successiva applicazione del criterio di prelevamento e di ripartizione degli utili stabilito dagli artt. 2178 e 2181 cod. civ, consentendo comunque alle parti di operare, al termine del contratto o del ciclo di accrescimento, la definitiva attribuzione delle quote di utili a ciascuno spettanti, nonché la ripartizione delle quote delle spese da ciascuno sostenute, così salvaguardando la struttura associativa qualificata dalla comunanza di scopo del rapporto. Rigetta, Comm. Trib. Reg. Bologna, 14/06/2007

Cassazione civile sez. trib.  06 novembre 2013 n. 24914  

 

Nel contratto di soccida i diritti che sorgono a favore del soccidario sono solo quelli di cui agli art. 2178 e 2181 c.c., cioè il diritto agli accrescimenti, ai prodotti e agli utili, secondo quanto stabilito dalla convenzione, dalle norme o dagli usi. Non integrando la quota latte (di cui all'art. 10 l. 26 novembre 1992 n. 468) né un accrescimento, né un prodotto né, infine, un utile, ne deriva che il soccidario, alla scadenza del contratto di soccida, salvo diversa pattuizione, non ha diritto, azionando detto contratto nei confronti del soccidario (e, quindi, nel rapporto interno tra le parti) a richiedere al soccidante in tutto o in parte la quota latte di cui quest'ultimo fosse titolare. (Cassa App. Taranto 12 luglio 2002).

Cassazione civile sez. III  07 novembre 2005 n. 21491  

 

Il contratto di soccida, nei suoi tre tipi (semplice, parziaria o con conferimento di pascolo), costituisce un contratto agrario associativo, e non un contratto di società, per cui, al momento dello scioglimento del rapporto, il soccidario può vantare solo i diritti (previsti dagli art. 2183 e 2184 c.c.) agli accrescimenti, ai prodotti e agli utili, secondo quanto stabilito dalla convenzione, dalle norme o dagli usi; ne consegue che, ove le quote latte siano state erroneamente attribuite al soccidante invece che al soccidario che, in quanto produttore, è l'effettivo destinatario della relativa disciplina pubblicistica, ciò non rileva nei rapporti interni con il soccidante a meno che la convenzione stipulata tra le parti non preveda anche la ripartizione delle quote latte. Con la ulteriore conseguenza che, in caso di assegnazione di quote latte effettuata erroneamente al soccidante anziché al soccidario, su di essa quest'ultimo non può vantare alcun diritto, neppure alla cessazione del rapporto, non assimilabile allo scioglimento di una società.

Cassazione civile sez. III  07 novembre 2005 n. 21491  



 
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