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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2183 codice civile: Reintegrazione del bestiame conferito

Nella soccida stipulata per un tempo non inferiore a tre anni, qualora durante la prima metà del periodo contrattuale perisca per causa non imputabile al soccidario la maggior parte del bestiame inizialmente conferito, e i contraenti non si accordino per la reintegrazione, ciascuno di essi ha diritto di recedere dal contratto(1) .

Salvo diverso accordo delle parti, il recesso ha effetto con la fine dell’anno in corso.

Il bestiame rimasto è diviso fra le parti nella proporzione indicata nell’art. 2184.

Se è convenuto che nella divisione del bestiame da farsi alla scadenza del contratto sia attribuita ad uno dei contraenti una quota maggiore di quella corrispondente al suo conferimento, tale quota deve essere ridotta in rapporto alla minor durata della soccida.


Commento

Soccidario: [v. 2170]; Recesso: [v. 2160].

Causa non imputabile: circostanze positivamente apprezzabili, idonee ad escludere l’elemento soggettivo (colpa, dolo) qualificante la condotta dell’obbligato.

 

(1) La norma richiama quanto disposto in tema di perimento del bestiame per la soccida semplice [v. 2176]. L’unica differenza, dovuta alla posizione paritaria dei contraenti nel conferimento del bestiame [v. 2182], è che il diritto di recesso viene attribuito ad entrambe le parti del rapporto contrattuale.


Giurisprudenza annotata

Soccida

Il contratto di soccida, nei suoi tre tipi (semplice, parziaria o con conferimento di pascolo), costituisce un contratto agrario associativo, e non un contratto di società, per cui, al momento dello scioglimento del rapporto, il soccidario può vantare solo i diritti (previsti dagli art. 2183 e 2184 c.c.) agli accrescimenti, ai prodotti e agli utili, secondo quanto stabilito dalla convenzione, dalle norme o dagli usi; ne consegue che, ove le quote latte siano state erroneamente attribuite al soccidante invece che al soccidario che, in quanto produttore, è l'effettivo destinatario della relativa disciplina pubblicistica, ciò non rileva nei rapporti interni con il soccidante a meno che la convenzione stipulata tra le parti non preveda anche la ripartizione delle quote latte. Con la ulteriore conseguenza che, in caso di assegnazione di quote latte effettuata erroneamente al soccidante anziché al soccidario, su di essa quest'ultimo non può vantare alcun diritto, neppure alla cessazione del rapporto, non assimilabile allo scioglimento di una società.

Cassazione civile sez. III  07 novembre 2005 n. 21491  



 
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