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Art. 219 codice civile: Prova della proprietà dei beni

Il coniuge (1) può provare con ogni mezzo nei confronti dell’altro la proprietà esclusiva di un bene.

I beni di cui nessuno dei coniugi può dimostrare la proprietà esclusiva sono di proprietà indivisa per pari quota di entrambi i coniugi (2) (3).


Commento

Proprietà: [v. 832]; Quota: [v. 1101].

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 87) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) La norma si riferisce maggiormente ai beni mobili.

 

(3) Tutti i beni che si trovano nella casa coniugale si presumono di proprietà comune di entrambi i coniugi.

 

La norma ha lo scopo di rendere applicabili i principi della comunione legale anche a coloro che non sono soggetti a tale regime.


Giurisprudenza annotata

Coniugi

L'art. 219 cod. civ. - riconoscendo al coniuge di poter provare con ogni mezzo, nei confronti dell'altro, la proprietà esclusiva di un bene, ed aggiungendo che quelli di cui nessuno di essi può dimostrare la proprietà esclusiva sono di proprietà indivisa, per pari quota, di entrambi - riguarda essenzialmente le controversie relative a beni mobili, ed è volto principalmente a derogare, attraverso la presunzione posta nel secondo comma, alla regola generale sull'onere della prova in tema di rivendicazione, mentre nessuna eccezione configura alla normale disciplina della prova dei contratti formali, in particolare degli acquisti immobiliari. Pertanto, quando un immobile sia intestato ad uno dei coniugi in virtù di idoneo titolo d'acquisto, l'altro coniuge, che alleghi l'interposizione reale, non può provarla con giuramento, nè con testimoni, giacché l'obbligo dell'interposto di ritrasmettere all'interponente i diritti acquistati deve risultare, a pena di nullità, da atto scritto, salvo che nell'ipotesi di perdita incolpevole del documento e non anche, dunque, nel caso in cui si deduce un semplice principio di prova per iscritto. Rigetta, App. Bologna, 17/09/2008

Cassazione civile sez. I  02 agosto 2013 n. 18554  

 

In tema di separazione, qualora nessuno dei due coniugi sia in grado di dimostrare la proprietà esclusiva di beni mobili, trova applicazione l'art. 219 c.c., in forza del quale i beni (comprese le somme di denaro) vengono assegnati "pro quota" ad entrambi i coniugi.

Cassazione civile sez. II  15 febbraio 2010 n. 3479  

 

In caso di deposito presso un istituto di credito di titoli al portatore (nella specie: buoni ordinari del Tesoro), cointestato a coniugi in regime di separazione dei beni, i rapporti interni tra i depositanti sono regolati dall'art. 1298, comma 2, c.c., onde il credito si divide in quote uguali solo se non risulti diversamente. Correttamente, pertanto, qualora rimanga accertato che le somme utilizzate per l'acquisto di tali titoli provengono da un conto corrente di corrispondenza intestato ad un solo coniuge, il giudice del merito ritiene quest'ultimo proprietario esclusivo dei titoli.

Cassazione civile sez. I  29 aprile 1999 n. 4327

 

L'art. 219 c.c. - che riconosce al coniuge la facoltà di provare con ogni mezzo nei confronti dell'altro, la proprietà esclusiva di un bene (comma 1) ed aggiunge che i beni di cui nessuno dei coniugi può dimostrare la proprietà esclusiva sono di proprietà indivisa per pari quota di entrambi i coniugi (comma 2) - concerne essenzialmente le controversie relative a beni mobili ed è volto principalmente a derogare, attraverso la presunzione posta nel comma 2, alla regola generale sull'onere della prova in tema di rivendicazione, mentre nessuna deroga configura alla normale disciplina della prova dei contratti formali, in particolare degli acquisti immobiliari.

Cassazione civile sez. I  15 novembre 1997 n. 11327

 

 

Esecuzione forzata

La presunzione della comproprietà posta dall'art. 219 c.c. non opera solo nell'ambito dei rapporti fra i coniugi, ma estende la sua portata anche nei confronti dei terzi, e ciò quale che sia il regime patrimoniale adottato dai coniugi; di conseguenza l'azione esecutiva avente ad oggetto i beni mobili esistenti nella casa coniugale resta circoscritta alla quota ideale (50%) di proprietà del coniuge esecutato, con conseguente illegittimità del pignoramento limitatamente a quella parte dei beni che eccedono detta quota.

Tribunale Pavia  20 novembre 1979



 
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