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Art. 2193 codice civile: Efficacia dell’iscrizione

I fatti dei quali la legge prescrive l’iscrizione, se non sono stati iscritti, non possono essere opposti ai terzi da chi è obbligato a richiederne l’iscrizione, a meno che questi provi che i terzi ne abbiano avuto conoscenza.

L’ignoranza dei fatti dei quali la legge prescrive l’iscrizione non può essere opposta dai terzi dal momento in cui l’iscrizione è avvenuta.

Sono salve le disposizioni particolari della legge.


Giurisprudenza annotata

Notificazioni

In tema di notifiche alle persone giuridiche, l'art. 46 cod. civ. - che stabilisce che i terzi "possono" considerare come sede, oltre a quella amministrativa, anche quella effettiva - va interpretato alla luce dei principi di buona fede, di solidarietà e della finalità, propria delle notifiche, di portare a conoscenza del destinatario gli atti processuali, cosicché il precetto normativo non può tradursi nella facoltà di non tenere conto della sede effettiva conosciuta dal notificante, deponendo in tal senso la previsione di obblighi di ricerca del destinatario gravanti sull'ufficiale giudiziario ai sensi dell'art. 148, secondo comma, cod. proc. civ. (che presuppongono, a loro volta, l'obbligo del notificante di indicare tutti gli elementi utili in suo possesso) e il disposto di cui all'art. 145 cod. proc. civ., che, non distinguendo ai fini della notificazione tra sede legale ed effettiva, comporta che quest'ultima non possa essere pretermessa ove conosciuta dal notificante, nonché, con riguardo alla materia societaria, il rilievo della conoscenza dei fatti, indipendentemente dalla loro iscrizione nel registro delle imprese, stabilito in via generale dall'art. 2193, primo comma, cod. civ. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che ha ritenuto la nullità della notifica ex art. 143 cod. proc. civ. in quanto inizialmente tentata presso la sede legale di una società e non anche presso la sede effettiva, ben conosciuta dal notificante, avendovi egli provveduto alla notificazione di precedenti atti processuali). Rigetta, App. Milano, 12/05/2011

Cassazione civile sez. I  20 marzo 2014 n. 6559  

 

L'espressione sede amministrativa, risultante dal registro delle imprese, è idonea a esprimere sinteticamente il concetto di sede effettiva e cioè il luogo in cui hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell'ente e ove operano i suoi organi amministrativi o i suoi dipendenti, ossia il luogo deputato o stabilmente utilizzato per l'accentramento dei rapporti interni e con i terzi, in vista del compimento degli affari e della propulsione dell'attività dell'ente.

Cassazione civile sez. I  20 marzo 2014 n. 6559  

 

Sebbene l'art. 46 c.c. stabilisca che i terzi possono considerare come sede della persona giuridica anche quella effettiva, ciò non si traduce nella facoltà di non tenere conto di tale sede, da essi conosciuta. Il sistema delle notificazioni, infatti, è preordinato a portare gli atti processuali a conoscenza del destinatario della notificazione e deve essere utilizzato dal notificante secondo i principi di buona fede e di solidarietà. Al riguardo, rilevano, anzitutto, gli obblighi di ricerca che gravano sull'ufficiale giudiziario e che evidentemente presuppongono l'obbligo del notificante di fornire gli elementi in suo possesso, non potendosi ipotizzare che quest'ultimo richieda la notificazione senza indicare quel logo da lui conosciuto, che una ricerca fruttuosa, da parte dell'ufficiale giudiziario potrebbe individuare. Inoltre, da un lato, in materia societaria il rilievo della conoscenza dei fatti, indipendentemente dalla loro iscrizione nel registro delle imprese, è stabilito in via generale dall'art. 2193 c.c., dall'altro, l'art. 145 c.p.c. prevede che la notificazione alle persone giuridiche si esegue presso la loro sede, senza distinguere tra sede legale e sede effettiva, il che comporta che questa ultima non possa essere pretermessa, ove sia conosciuta dal notificante. (Nella specie il giudice del merito aveva ritenuto la nullità della notificazione effettuata, ai sensi dell'art. 143 c.p.c., nei confronti del legale rappresentante della società fallenda dopo l'esito negativo delle notificazioni presso la sede legale della società e presso il domicilio del suo legale rappresentante, sebbene la società medesima fosse operativa e reperibile in una località ove aveva stabilimento e sede amministrativa, come risultava presso il competente registro delle imprese e ben noto alla parte che aveva proposto istanza di fallimento. In applicazione del principio di cui sopra la Suprema Corte ha confermato una tale statuizione).

Cassazione civile sez. I  20 marzo 2014 n. 6559  

 

 

Società

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 2383, comma 4, 2385, comma 3, e 2193 c.c., l'iscrizione nel registro delle imprese della nomina e della cessazione degli organi societari, pur avendo efficacia dichiarativa e non costitutiva, nel senso che l'avvicendamento degli organi sociali è valido ed efficace sin dal momento dell'adozione della delibera dell'assemblea, determina il momento in cui l'evento societario diviene opponibile ai terzi di buona fede, quale era all'epoca della presentazione dell'offerta la stazione appaltante, rendendo possibile controllare, usando l'ordinaria diligenza, l'esistenza dell'altrui potere rappresentativo e così inapplicabile il principio dell'apparenza del diritto e dell'affidamento, che trae origine da un'incolpevole aspettativa del terzo di fronte ad una situazione ragionevolmente attendibile, anche se non conforme alla realtà, non altrimenti accertabile se non attraverso le sue manifestazioni esteriori.

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd.  13 dicembre 2013 n. 937  

 

Non v'è dubbio che, in forza dell'art. 2495, secondo comma, c.c., nel testo in vigore a seguito della riforma introdotta dall'art. 4 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, la cancellazione dal registro delle imprese di una società di capitali, come quella a responsabilità limitata, determina la sua estinzione, indipendentemente dall'esaurimento dei rapporti giuridici ad essa facenti capo, ma tale effetto opera immediatamente nel caso in cui la cancellazione abbia avuto luogo in data successiva all'entrata in vigore della riforma. Il nuovo testo della norma in esame, invece, non avendo natura interpretativa della disciplina previgente, in mancanza di un'espressa previsione di legge, non ha efficacia retroattiva e, nel rispetto ed a tutela dell'affidamento dei cittadini in ordine agli effetti della cancellazione in rapporto all'epoca in cui essa ha avuto luogo, per le società cancellate in epoca anteriore al 1° gennaio 2004, data di entrata in vigore della novella legislativa, l'estinzione non può che operare a partire da quest'ultima data. Non v'è anche dubbio che, nel caso di sopravvenuta estinzione della società, in linea generale, si produce l'effetto interruttivo del processo, qualora l'evento sia comunicato nel corso dello stesso, e che l'appello va proposto nei confronti dei soci della società estinta, in quanto legittimati ai sensi dell'art. 2456/2 c.c. ante novella e dell'art. 2495/2 c.c. testo normativo novellato. Depone in tal senso il disposto dell'art. 328 c.p.c., dal quale di desume la voluntas legis di adeguare il processo di impugnazione alle variazioni intervenute nelle posizioni delle parti, sia ai fini della notifica della sentenza che dell'impugnazione, con piena parificazione, a tali effetti, tra l'evento verificatosi dopo la sentenza e quello intervenuto durante la fase attiva del giudizio e non dichiarato né notificato. Inoltre, la forma di pubblicità, costituita dalla mera iscrizione nel registro delle imprese della cancellazione, non è, di per sé, sufficiente a presumere la conoscenza della causa estintiva in oggetto, non operando il principio desumibile dall'art. 2193 c.c. in campo processuale. Ne consegue che l'atto introduttivo del giudizio d'appello, notificato al procuratore in primo grado della società estinta produce pienamente i suoi effetti, con la regolare instaurazione del giudizio d'appello, destinato a esplicare la sua efficacia anche nei confronti dei successori dell'estinta società, identificabili nei soci della stessa, sebbene nei limiti delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, a norma dell'art. 2495, secondo comma, c.c.

Corte appello Bari sez. II  29 marzo 2012 n. 373



 
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