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Art. 2203 codice civile: Preposizione institoria

E’ institore colui che è preposto dal titolare all’esercizio di un’impresa commerciale (1).

La preposizione può essere limitata all’esercizio di una sede secondaria o di un ramo particolare dell’impresa.

Se sono preposti più institori, questi possono agire disgiuntamente, salvo che nella procura sia diversamente disposto.


Commento

Impresa commerciale: [v. 2195]; Sede secondaria: [v. 2197].

Institore: ausiliario dell’imprenditore. In particolare, esso è un prestatore di lavoro con funzioni direttive, cui spetta un rilevante potere di gestione con ampia autonomia di iniziativa. Egli di regola è un lavoratore subordinato [v. 2094] con la qualifica di dirigente [v. 2095]. Le sue mansioni hanno particolare importanza, essendo egli l’alter ego dell’imprenditore, cui deve direttamente rispondere del suo operato.

Procura: fonte della rappresentanza volontaria. Essa è un negozio giuridico unilaterale a rilevanza esterna mediante il quale un soggetto (rappresentato) conferisce ad un altro (rappresentante) il potere di rappresentarlo e cioè di agire in nome e per conto suo.

 

 

(1) L’institore di regola è un lavoratore subordinato [v. 2094], eccezionalmente può essere un lavoratore autonomo (es.: il caso di un imprenditore che in un momento di crisi chiami un esperto di riorganizzazione aziendale a dirigere la propria impresa).


Giurisprudenza annotata

Institore

L'institore rientra fra i soggetti per i quali è doverosa la produzione della dichiarazione sui requisiti soggettivi in ragione della sua posizione istituzionale all'interno dell'azienda quale è disciplinata dalla legge (art. 2203 c.c.), indipendentemente da ogni specifica previsione della “lex specialis” di gara e da ogni approfondimento su quali siano in concreto i suoi poteri rappresentativi.

Consiglio di Stato sez. IV  20 gennaio 2015 n. 140  

 

Gli uffici periferici dell'Agenzia delle entrate hanno la capacità di stare in giudizio, in via concorrente ed alternativa al direttore, secondo un modello simile alla preposizione institoria disciplinata dagli art. 2203 e 2204 c.c., configurandosi quali organi dell'Agenzia che, al pari del direttore, ne hanno la rappresentanza, sicché l'attività da loro svolta è imputabile all'organo rappresentato e sussiste la loro concorrente legittimazione passiva ed attiva anche nel processo innanzi al g.o.. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Latina, 17/11/2008

Cassazione civile sez. trib.  24 luglio 2014 n. 16830  

 

L'institore rientra tra i soggetti indicati dall'art. 38 d.lg. 163/2006, ed è tenuto, quindi, a rendere la correlata dichiarazione: invero, il ruolo dell'institore disegnato dall'art. 2203 c.c. quale soggetto preposto dal titolare all'esercizio di un'impresa commerciale, lo caratterizza come "alter ego" dell'imprenditore.

Consiglio di Stato sez. V  17 aprile 2013 n. 2118  

 

Alla dichiarazione attestante l'inesistenza di cause di esclusione, di cui all'art. 38, d.lg. 12 aprile 2006 n. 163, sono tenuti tutti i soggetti rappresentanti legali e/o titolari di poteri institori ex art. 2203 c.c. della ditta concorrente, e tale obbligo incombe anche in mancanza di un suo espresso richiamo nella "lex specialis" della gara; inoltre, l'esigenza di certezza cui è collegato l'obbligo della dichiarazione personale di ciascun rappresentante, peraltro garantita nella sua genuinità da sanzione penale, porta ad escludere che possa considerarsi valevole per tutti la dichiarazione resa da un solo amministratore.

T.A.R. Pescara (Abruzzo) sez. I  07 marzo 2013 n. 154  

 

Il gestore dell'esercizio commerciale, anche se non ne è il titolare deve qualificarsi institore, vale a dire preposto dal titolare all'esercizio dell'impresa, a norma dell'art. 2203 c.c., i cui poteri, dettati dall'art. 2204 c.c., sono estesi al compimento di tutti gli atti pertinenti all'esercizio di impresa a cui è preposto, fra i quali deve essere ritenuto compreso il diritto di sporgere querela per fatti inerenti strettamente all'esercizio commerciale. (Nel caso di specie, infatti, poiché non vi è dubbio che il furto perpetrato costituisca un fatto inerente strettamente al punto vendita gestito dalla direttrice che ha sporto la querela, deve ritenersi sussistente la legittimazione attiva a proporla).

Corte appello Trento  18 gennaio 2013 n. 402  

 

Va riconosciuto all'institore il potere di rappresentanza dell'impresa, atteso che egli, ai sensi dell'art. 2203 c.c., è preposto dall'imprenditore all'esercizio dell'impresa commerciale, ovvero di una sua sede secondaria o di un suo ramo particolare e che, ai sensi dell'art. 2204 cc, può compiere tutti gli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa cui è preposto, con esclusione dei soli atti di alienazione o di ipoteca dei beni immobili del preponente, salve le limitazioni contenute nella procura.

T.A.R. Catanzaro (Calabria) sez. II  21 novembre 2011 n. 1388  

 

L'institore, figura la cui definizione si rinviene immediatamente nell'art. 2203 c.c., è titolare di una posizione corrispondente a quella di un vero e proprio amministratore, munito di poteri di rappresentanza, cosicché deve anche essere annoverato tra i soggetti tenuti alla dichiarazione di cui all'art. 38, d.lg. n. 163 del 2006.

Consiglio di Stato sez. V  14 febbraio 2011 n. 939  

 

Alla stregua del prevalente orientamento giurisprudenziale, l'art. 38, d.lg. n. 163 del 2006 deve leggersi nel senso che sono tenuti alla dichiarazione sostitutiva di notorietà attestante l'inesistenza di cause di esclusione tutti i soggetti che siano rappresentanti legali e/o titolari di poteri institori ex art. 2203 c.c. della ditta concorrente, e tale obbligo incombe anche in mancanza di un suo espresso richiamo nella "lex specialis" della gara: l'individuazione di tali soggetti deve essere effettuata non solo in base alle qualifiche formali possedute, ma anche alla stregua dei poteri sostanziali attribuiti, con conseguente inclusione, nel novero dei soggetti muniti di poteri di rappresentanza, delle persone fisiche in grado di impegnare la società verso i terzi e dei procuratori ad "negozia" laddove, a dispetto del nomen, l'estensione dei loro poteri conduca a qualificarli come amministratori di fatto (nella fattispecie, esaminando la visura camerale relativa alla società concorrente, il collegio ha rilevato che l'ampiezza dei poteri riconosciuta a taluni soggetti, inerente ad atti fondamentali della vita dell'impresa, portava a concludere che si trattava di soggetti ai quali era stato di fatto conferito l'esercizio di funzioni di sostanziale amministrazione, in ordine alle quali andava quindi resa la dichiarazione di sussistenza dei requisiti morali e professionali di cui all'art. 38 del codice degli appalti).

T.A.R. Venezia (Veneto) sez. I  18 novembre 2010 n. 6069  

 

In tema di dimostrazione dell'inesistenza di cause di esclusione di cui all'art. 38, d.lg. n. 163 del 2006 in ordine al possesso dei requisiti morali, la volontà del legislatore è quella di assumere come destinatari delle relative disposizioni tutte le persone fisiche che, essendo titolari di poteri di rappresentanza della persona giuridica, sono in grado di trasmettere, con il proprio personale comportamento, la riprovazione dell'ordinamento al soggetto rappresentato, salvo che quest'ultimo non abbia manifestato una decisiva e chiara dissociazione dal comportamento del proprio rappresentante; la norma si riferisce anche agli institori atteso che, ai sensi dell'art. 2203 c.c., l'institore è colui che è preposto dal titolare all'esercizio di impresa commerciale con posizione corrispondente a quella di un vero e proprio amministratore munito di poteri di rappresentanza, cosicché deve essere annoverato tra i soggetti tenuti alla dichiarazione in parola.

T.A.R. Venezia (Veneto) sez. I  07 aprile 2010 n. 1290  

 

L'institore è un ausiliario dell'imprenditore munito di rappresentanza ai sensi dell'art. 2203 c.c. Principio fondamentale è che i poteri dell'institore sono determinati in relazione al contenuto della preposizione.

T.A.R. Catanzaro (Calabria) sez. II  08 marzo 2010 n. 311  



 
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