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Art. 2204 codice civile: Poteri dell’institore

L’institore può compiere tutti gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa a cui è preposto, salve le limitazioni contenute nella procura. Tuttavia non può alienare o ipotecare i beni immobili del preponente, se non è stato a ciò espressamente autorizzato (1).

L’institore può stare in giudizio in nome del preponente per le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nell’esercizio dell’impresa a cui è preposto (2).


Commento

Institore: [v. 2203]; Procura: [v. 2203].

Alienare: qualsiasi atto di trasferimento ai terzi (vendita, donazione etc.).

Ipoteca: diritto reale di garanzia, concesso dal debitore (o da un terzo) su un bene, a garanzia di un credito. Essa attribuisce al creditore, in caso di mancata esecuzione della prestazione, il potere di espropriare il bene e di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato [v. 2808].

 

(1) Tale divieto non opera quando oggetto dell’impresa è proprio il commercio di immobili. Si rientra, infatti, in tal caso negli atti pertinenti all’ esercizio dell’impresa.

 

(2) L’institore può stare in giudizio, sia come attore (colui che propone un’azione davanti al giudice per tutelare i propri interessi), rappresentanza processuale attiva, sia come convenuto (colui che è chiamato in giudizio dall’ attore), rappresentanza processuale passiva.

La rappresentanza processuale è attribuita all’ institore a prescindere da un espresso conferimento della procura. Essa, inoltre, si estende anche agli atti compiuti personalmente dall’ imprenditore o da altro institore e riguarda sia le obbligazioni di origine contrattuale [v. 1218] sia quelle derivanti da atto illecito [v. 2043].

 


Giurisprudenza annotata

Procedimento civile

Gli uffici periferici dell'Agenzia delle entrate hanno la capacità di stare in giudizio, in via concorrente ed alternativa al direttore, secondo un modello simile alla preposizione institoria disciplinata dagli art. 2203 e 2204 c.c., configurandosi quali organi dell'Agenzia che, al pari del direttore, ne hanno la rappresentanza, sicché l'attività da loro svolta è imputabile all'organo rappresentato e sussiste la loro concorrente legittimazione passiva ed attiva anche nel processo innanzi al g.o.. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Latina, 17/11/2008

Cassazione civile sez. trib.  24 luglio 2014 n. 16830  

 

Gli uffici periferici dell'Agenzia delle entrate hanno la capacità di stare in giudizio, in via concorrente ed alternativa al direttore, secondo un modello simile alla preposizione institoria disciplinata dagli art. 2203 e 2204 c.c., configurandosi detti uffici quali organi dell'Agenzia che, al pari del direttore, ne hanno la rappresentanza, con la conseguenza dell'imputabilità all'organo rappresentato dell'attività da loro svolta e l'ulteriore conseguenza della sussistenza della legittimazione passiva ed attiva concorrente, anche nel processo innanzi al giudice ordinario.

Cassazione civile sez. III  09 aprile 2009 n. 8703  

 

 

Pubblica amministrazione

Va riconosciuto all'institore il potere di rappresentanza dell'impresa, atteso che egli, ai sensi dell'art. 2203 c.c., è preposto dall'imprenditore all'esercizio dell'impresa commerciale, ovvero di una sua sede secondaria o di un suo ramo particolare e che, ai sensi dell'art. 2204 cc, può compiere tutti gli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa cui è preposto, con esclusione dei soli atti di alienazione o di ipoteca dei beni immobili del preponente, salve le limitazioni contenute nella procura.

T.A.R. Catanzaro (Calabria) sez. II  21 novembre 2011 n. 1388  

 

 

Responsabilità civile

L'attività posta in essere dalle filiali o succursali di una banca - le quali sono prive di personalità giuridica - va sempre imputata all'istituto di credito di cui sono emanazione. Ai dirigenti preposti a filiali e succursali, inoltre, va - di regola - riconosciuta la qualità di institore, ex art. 2203, comma 2, c.c., di modo che gli stessi possono agire o resistere in giudizio in nome della banca preponente, per qualsiasi rapporto derivante da atti compiuti nella filiale o succursale cui sono proposti, come previsto dall'art. 2204, comma 2, c.c., e dall'art. 77, comma 2, c.p.c. a norma del quale, tra l'altro, il potere di stare in giudizio per il preponente si presume conferito all'institore.

Cassazione civile sez. III  07 aprile 2009 n. 8397  

 

 

Impresa ed imprenditore

La preposizione institoria non richiede l'adozione di forme solenni, nè la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra l'institore e l'imprenditore. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, a fronte di una procura generale rilasciata da un imprenditore al proprio figlio per motivi di salute, aveva ritenuto realizzata non una preposizione institoria bensì una forma di trasferimento dell'impresa ed aveva perciò dichiarato nullo per vizio di forma il licenziamento intimato oralmente dal procuratore e per iscritto dall'imprenditore, ritenendo che quest'ultimo, col trasferimento, avesse perso il potere di direzione dell'impresa).

Cassazione civile sez. lav.  27 febbraio 2003 n. 3022  



 
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