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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2206 codice civile: Pubblicità della procura

La procura con sottoscrizione del preponente autenticata deve essere depositata per l’iscrizione presso il competente ufficio del registro delle imprese (1) (2).

In mancanza dell’iscrizione, la rappresentanza si reputa generale e le limitazioni di essa non sono opponibili ai terzi, se non si prova che questi le conoscevano al momento della conclusione dell’affare.


Commento

Procura: [v. 2203]; Sottoscrizione autenticata: [v. 2296]; Rappresentanza: [v. Libro IV, Titolo II, Capo VI].

 

(1) La procura cui si riferisce la norma ha essenzialmente la funzione di limitare o di ampliare i poteri dell’institore in quanto il generale potere di rappresentare l’imprenditore è concesso all’ institore direttamente dalla legge.

 

(2) L’iscrizione della procura, nel registro delle imprese, ha natura dichiarativa [v. 2188]. Dal momento dell’iscrizione si presume (presunzione assoluta) che i terzi abbiano avuto conoscenza del contenuto della procura


Giurisprudenza annotata

Impresa ed imprenditore

Quando l'imprenditore si avvale per la propria attività di un apparato organizzato di mezzi e di personale, anche l'ausiliare subordinato, come il direttore degli acquisti, cui sia affidata nell'ambito della impresa la conclusione di affari per l'imprenditore stesso, con implicita "contemplatio domini", impegna la responsabilità dell'impresa per gli atti che rientrino nell'esercizio delle sue funzioni. Ne consegue che il terzo contraente può ritenere concluso nel nome e nell'interesse del titolare dell'impresa il negozio stipulato dall'ausiliare a prescindere dal conferimento della rappresentanza, salve le limitazioni contenute nell'atto di conferimento dell'incarico, opponibile ai terzi ai sensi degli artt. 2206, 2207 e 2209 cod. civ. Cassa con rinvio, App. Trento, 04/10/2007

Cassazione civile sez. III  13 giugno 2014 n. 13539  

 

L'obbligo di iscrizione nel registro delle imprese di una procura commerciale prescinde dalla valutazione del contenuto della stessa, in quanto esclusivamente finalizzato a garantire ai terzi la pubblicità in ordine ai poteri del rappresentante dell'imprenditore. Tale obbligo di iscrizione grava altresì sul piccolo imprenditore che, in base alla disciplina attuativa del registro delle imprese, va soggetto al regime pubblicitario delle sezioni speciali del medesimo registro, con conseguente applicazione estensiva di tutte le norme del codice civile inerenti l'attuazione della pubblicità.

Tribunale Varese  15 ottobre 1998

 

L'ausiliare dipendente dell'imprenditore (nella specie, s.r.l.) che - pur non assumendo la figura tipica dell'institore, del procuratore o del commesso, i quali sono investiti "ex lege" del potere (differenziato nei contenuti) di rappresentanza dell'imprenditore (art. 2204, 2206, 2209, 2210) - sia destinato, per la posizione assegnatagli nell'ambito dell'impresa, a concludere affari per l'imprenditore stesso, con implicita "contemplatio domini", impegna la responsabilità dell'impresa per gli atti che rientrino nell'esercizio delle sue funzioni. Pertanto, il terzo contraente, indipendentemente dall'effettivo conferimento della rappresentanza, può ritenere concluso nel nome e nell'interesse del titolare dell'impresa il contratto stipulato dall'ausiliare nell'esercizio delle mansioni affidategli.

Cassazione civile sez. I  18 ottobre 1991 n. 11039  

 

 

Banca

È valida ed opponibile ai terzi la procura il cui contenuto sia individuato secondo la qualifica del funzionario e non nominativamente. Non sono applicabili i principi dell'apparenza del diritto e dell'affidamento del terzo nei confronti della banca preponente che abbia regolarmente pubblicizzato i limiti della procura. Non sussiste responsabilità della banca ex art. 2049 c.c. per il fatto illecito commesso dal dipendente qualora questi abbia trattato in proprio e manchi perciò il nesso di occasionalità tra l'evento dannoso e le mansioni svolte.

Corte appello Milano  25 giugno 1993

 

 

Mandato e rappresentanza

La qualifica di dirigente d'impresa industriale non implica la preposizione institoria con i relativi poteri di rappresentanza, i quali - ai sensi della disciplina legale dettata dagli art. 2203 e ss. c.c. e non derogata dal c.c.n.l. per i dirigenti di aziende industriali del 31 dicembre 1948, reso efficace erga omnes con d.P.R. 2 gennaio 1962 n. 483 - debbono essere conferiti con procura, soggetta a pubblicità ai fini dell'opponibilità a terzi di eventuali limitazioni dei poteri stessi. Peraltro, il difetto di preposizione institoria non esclude che al rapporto organico o di servizio del dirigente sia connaturale l'esistenza di certi poteri di rappresentanza del datore di lavoro in relazione alla natura dei compiti affidati al dirigente medesimo, la cui attività negoziale, ancorché svolta in difetto di potere di rappresentanza, obbliga comunque l'imprenditore - in forza del principio dell'apparenza del diritto - ove questi abbia ingenerato nel terzo l'incolpevole convincimento di trattare con persona munita del potere predetto.

Cassazione civile sez. lav.  12 aprile 1989 n. 1743  

 

 

Società

L'art. 2384 c.c. (nel testo fissato dall'art. 5 del d.P.R. 29 dicembre 1969 n. 1127), a norma del quale, quando l'amministratore di una società di capitali ha la rappresentanza della società medesima, le limitazioni del relativo potere, poste dall'atto costitutivo o dallo statuto, sono opponibili al terzo, pure se pubblicate, nel solo caso in cui si provi che questi abbia agito intenzionalmente a danno della rappresentanza, trova applicazione, quale disposizione speciale in materia societaria, anche con riguardo alle obbligazioni cambiarie, e, quindi, configura una deroga all'art. 12 comma 2 del r.d. 14 dicembre 1933 n. 1669, ove dispone che il potere di obbligarsi cambiariamente in nome e per conto dell'imprenditore commerciale, spettante in via presuntiva al rappresentante dell'imprenditore stesso, resta escluso quando vi sia una contraria previsione pubblicata ai sensi dell'art. 2206 c.c. Pertanto, nel caso di avallo di una cambiale da parte dell'amministratore delegato di una società per azioni, la circostanza che detto amministratore delegato sia munito del potere di rappresentanza della società, in forza di deliberazione del consiglio di amministrazione, è di per sè sufficiente a determinare l'obbligazione cambiaria della società stessa, in applicazione del citato art. 2384 c.c., ed indipendentemente dal fatto che per il relativo atto il medesimo consiglio abbia posto limitazioni al potere di rappresentanza (quale quella della necessità di una firma congiunta), con la sola eccezione della dimostrazione di un comportando doloso del creditore nei termini sopra specificati.

Cassazione civile sez. I  05 giugno 1985 n. 3360  

 

L'amministratore delegato munito del potere di rappresentanza della società in forza di deliberazione del consiglio di amministrazione, il quale abbia rilasciato un avallo cambiario per altra società obbliga cambiariamente la società rappresentata ex art. 2384 c.c., ancorché il consiglio di amministrazione avesse posto limitazioni al potere di rappresentanza (nella specie, era stata imposta all'amministratore la firma congiunta con altri amministratori) e tali limitazioni fossero pubblicate ai sensi dell'art. 2206 c.c. Tale principio però non opera quando si dimostri che il terzo creditore abbia agito intenzionalmente a danno della società e questo comportamento doloso ricorre quando il terzo fosse a conoscenza dello stato d'insolvenza della società avallata debitrice del terzo e del conflitto d'interessi tra il rappresentante e la società rappresentata, sfruttando così dolosamente lo strumento giuridico dell'inopponibilità dei limiti del potere di rappresentanza.

Cassazione civile sez. I  05 giugno 1985 n. 3360  



 
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