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Art. 2209 codice civile: Procuratori

Le disposizioni degli articoli 2206 e 2207 si applicano anche ai procuratori, i quali, in base a un rapporto continuativo, abbiano il potere di compiere per l’imprenditore gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa, pur non essendo preposti ad esso (1).


Commento

Procuratore: soggetto legato all’ imprenditore da un rapporto di tipo subordinato [v. 2094] che ha il potere di compiere ogni atto relativo al settore o al ramo dell’impresa cui è adibito. Il suo potere decisionale è generale ma circoscritto solo al compimento di determinate operazioni (es.: direttore di un settore dell’azienda; dirigente del personale).

 

(1) I procuratori sono, quindi, ausiliari dell’imprenditore gerarchicamente inferiori rispetto all’ institore [v. 2203]. La principale differenza tra i due tipi di ausiliari riguarda la responsabilità nei confronti dei terzi. Il legislatore, infatti, ha omesso di richiamare la relativa disciplina prevista per l’institore [v. 2208], anche per i procuratori, escludendo così una responsabilità dell’imprenditore per gli eventuali atti compiuti senza spendita del suo nome.


Giurisprudenza annotata

Impresa ed imprenditore

Quando l'imprenditore si avvale per la propria attività di un apparato organizzato di mezzi e di personale, anche l'ausiliare subordinato, come il direttore degli acquisti, cui sia affidata nell'ambito della impresa la conclusione di affari per l'imprenditore stesso, con implicita "contemplatio domini", impegna la responsabilità dell'impresa per gli atti che rientrino nell'esercizio delle sue funzioni. Ne consegue che il terzo contraente può ritenere concluso nel nome e nell'interesse del titolare dell'impresa il negozio stipulato dall'ausiliare a prescindere dal conferimento della rappresentanza, salve le limitazioni contenute nell'atto di conferimento dell'incarico, opponibile ai terzi ai sensi degli artt. 2206, 2207 e 2209 cod. civ. Cassa con rinvio, App. Trento, 04/10/2007

Cassazione civile sez. III  13 giugno 2014 n. 13539  

 

Il dipendente dell'imprenditore, ove rivesta la qualifica di procuratore ai sensi dell'art. 2209 c.c., è investito di un generale potere di rappresentanza in relazione a quelle operazioni per le quali egli disponga di autonomia decisionale, salvo che detto potere non sia stato espressamente limitato dall'imprenditore stesso con l'iscrizione di apposita riserva nel registro delle imprese. In mancanza di riserve la scrittura privata sottoscritta dal procuratore deve ritenersi ascrivibile direttamente all'imprenditore, per cui, ove essa sia stata disconosciuta in giudizio, può costituire prova nei confronti dell'imprenditore solo all'esito della procedura di verificazione prevista dall'art. 216 c.p.c.

Cassazione civile sez. lav.  13 settembre 1997 n. 9131  

 

L'ausiliare dipendente dell'imprenditore (nella specie, s.r.l.) che - pur non assumendo la figura tipica dell'institore, del procuratore o del commesso, i quali sono investiti "ex lege" del potere (differenziato nei contenuti) di rappresentanza dell'imprenditore (art. 2204, 2206, 2209, 2210) - sia destinato, per la posizione assegnatagli nell'ambito dell'impresa, a concludere affari per l'imprenditore stesso, con implicita "contemplatio domini", impegna la responsabilità dell'impresa per gli atti che rientrino nell'esercizio delle sue funzioni. Pertanto, il terzo contraente, indipendentemente dall'effettivo conferimento della rappresentanza, può ritenere concluso nel nome e nell'interesse del titolare dell'impresa il contratto stipulato dall'ausiliare nell'esercizio delle mansioni affidategli.

Cassazione civile sez. I  18 ottobre 1991 n. 11039  

 

 

Mandato e rappresentanza

Il procuratore di una società, munito del potere di compiere "qualsiasi operazione bancaria", non ha perciò solo il potere di impegnare la società stessa a prestare in futuro fideiussione a favore delle banche e nell'interesse della società controllante, senza che a tal fine assuma rilievo la circostanza che egli rivesta contemporaneamente le cariche di direttore amministrativo e di segretario del consiglio di amministrazione di quest'ultima e che l'impegno assunto sia strumentale all'attività di "polmone finanziario" svolta dalla stessa.

Cassazione civile sez. I  05 dicembre 1998 n. 12325  

 

L'ausiliare dipendente dell'imprenditore che, per la posizione assegnatagli nell'ambito dell'impresa, sia destinato a concludere affari per l'imprenditore, con implicita "contemplatio domini", impegna la responsabilità dell'impresa per gli atti che rientrano nell'esercizio delle sue funzioni, indipendentemente dallo specifico conferimento di procure, in quanto il potere di rappresentanza costituisce effetto naturale della sua collocazione nell'organizzazione dell'impresa.

Cassazione civile sez. I  18 ottobre 1991 n. 11039  

 

Per la preposizione institoria di cui all'art. 2209 c.c. non è necessaria la forma scritta per gli atti tipicamente pertinenti all'impresa, e, conseguentemente, l'esercizio dei poteri negoziali compresi gli acquisti e vendite (nella specie, risultati da prova per testi) determina l'assunzione della veste di preposto all'esercizio dell'impresa.

Corte appello Milano  26 settembre 1978



 
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