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Art. 2210 codice civile: Poteri dei commessi dell’imprenditore

I commessi dell’imprenditore, salve le limitazioni contenute nell’atto di conferimento della rappresentanza, possono compiere gli atti che ordinariamente comporta la specie delle operazioni di cui sono incaricati.

Non possono tuttavia esigere il prezzo delle merci delle quali non facciano la consegna, nè concedere dilazioni o sconti che non sono d’uso, salvo che siano a ciò espressamente autorizzati (1).


Commento

Imprenditore: [v. 2082]; Rappresentanza: [v. Libro IV, Titolo II, Capo VI].

Commesso: soggetto che collabora (ausiliario subordinato) con l’imprenditore svolgendo attività essenzialmente esecutive o materiali che lo pongono in contatto con i terzi (es.: commesso del negozio; cameriere del bar).

 

(1) Il potere di rappresentanza dei commessi è, quindi, più limitato rispetto a quello degli institori [v. 2203] e dei procuratori [v. 2209]. Inoltre, dato il loro ruolo, essi non possono agire in nome e per conto dell’imprenditore senza uno specifico atto di preposizione.


Giurisprudenza annotata

Commessi

I commessi (riguardo ai quali la principale distinzione si configura tra commessi viaggiatori e commessi di negozio) - cui allude l'art. 2210 c.c. - sono ausiliari dell'imprenditore commerciale con mansioni più modeste (di tipo essenzialmente materiale e finalizzate tutte a concludere contratti per il principale) e con poteri di rappresentanza più limitati rispetto all'institore e al procuratore, riguardando essa gli atti che ordinariamente comporta la specie di operazioni di cui essi sono incaricati. Non è tuttavia sufficiente, in proposito, che taluno sia "collaboratore" di una certa organizzazione imprenditoriale e "responsabile dell'ufficio manutenzioni" per ritenere che lo stesso sia anche munito del potere di rappresentanza dell'imprenditore o possa qualificarsi "commesso" ai sensi e per gli effetti di cui al citato art. 2210 c.c.

Cassazione civile sez. III  29 novembre 2005 n. 26048  

 

Quando l'imprenditore si avvale per la propria attività di un apparato organizzato di mezzi e di personale, anche gli ausiliari subordinati (commessi), cui sono affidate mansioni esecutive che li pongono a contatto con i terzi, hanno un (limitato) potere di rappresentanza, pure in mancanza di specifico atto di conferimento e possono compiere, ai sensi dell'art. 2210, comma 1, c.c., gli atti che ordinariamente comporta la specie delle operazioni di cui sono incaricati, salve le limitazioni contenute nell'atto di conferimento della rappresentanza. Ne consegue che, in ipotesi di contratto di fideiussione sottoscritto dal cliente di una banca su apposito modulo e dinanzi ad un impiegato dell'istituto di credito, lo stato soggettivo di cui all'art. 1391 c.c., che rileva ai fini della conoscibilità dell'errore, va verificato con riguardo all'impiegato che tratta la pratica e non con riferimento al legale rappresentante della banca.

Cassazione civile sez. I  28 maggio 2003 n. 8553  

 

I limiti del potere rappresentativo, stabiliti dagli art. 2210 e 2211 c.c., collocano le mansioni del commesso in un ambito meramente esecutivo, con preclusione di attività partecipativa alla determinazione del contenuto negoziale, sicché il commesso, anche se autorizzato alla conclusione di contratti in nome dell'imprenditore, non può, di propria iniziativa, introdurre clausole che determinino deviazione dalla disciplina del tipo contrattuale. E poiché la normativa non stabilisce un sistema di pubblicità per i poteri rappresentativi del commesso, l'affidamento del terzo contraente riceve tutela nei limiti del normale esercizio del potere di rappresentanza, come sopra delineato. Ne consegue che, ove il commesso svolga un'attività che si pone al di là di tali limiti, il terzo contraente non può invocare la propria condizione soggettiva di buona fede o i principi dell'apparenza per farne discendere conseguenze a sè favorevoli. (In applicazione di tali principi, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione della Corte di merito che, nella specie, in cui si verteva in materia di contratto di trasporto, aveva escluso che il commesso, ancorché autorizzato alla conclusione di contratti, fosse abilitato alla sottoscrizione di clausola limitativa della responsabilità del vettore e della risarcibilità del danno per perdita delle cose a lui affidate per il trasporto, avuto riguardo alla circostanza che i patti limitativi della responsabilità, all'epoca della stipula del contratto di trasporto, avvenuta in epoca anteriore alla entrata in vigore della legge sui limiti della responsabilità del vettore, richiedevano specifica approvazione per iscritto, e, pertanto, non potevano essere considerati come rientranti nella disciplina del tipo contrattuale).

Cassazione civile sez. III  20 gennaio 1999 n. 484  

 

L'ausiliare dipendente dell'imprenditore (nella specie, s.r.l.) che - pur non assumendo la figura tipica dell'institore, del procuratore o del commesso, i quali sono investiti "ex lege" del potere (differenziato nei contenuti) di rappresentanza dell'imprenditore (art. 2204, 2206, 2209, 2210) - sia destinato, per la posizione assegnatagli nell'ambito dell'impresa, a concludere affari per l'imprenditore stesso, con implicita "contemplatio domini", impegna la responsabilità dell'impresa per gli atti che rientrino nell'esercizio delle sue funzioni. Pertanto, il terzo contraente, indipendentemente dall'effettivo conferimento della rappresentanza, può ritenere concluso nel nome e nell'interesse del titolare dell'impresa il contratto stipulato dall'ausiliare nell'esercizio delle mansioni affidategli.

Cassazione civile sez. I  18 ottobre 1991 n. 11039  

 

 

Legittimazioni

È idonea a determinare la conoscenza legale, da parte di una società, dell'atto di accertamento della consistenza dei beni da sottoporre ad espropriazione, la partecipazione di un dipendente della stessa, che non ne abbia la rappresentanza legale; l'accertamento della consistenza dei beni da occupare, infatti, con contestuale redazione di un verbale di consistenza non è un atto negoziale ma è una vicenda in cui una dichiarazione della p.a., di scienza o di conoscenza, ma comunque non di volontà, è trasfusa in un atto fidefaciente a fini probatori e di ostensione; l'assenza di tale elemento volontaristico esclude che ci si trovi di fronte ad una attività in cui rilevava la capacità negoziale; pertanto, ciò che deve essere presente in capo al partecipante all'atto non è la capacità negoziale ma unicamente la legittimazione ad assistere ad una attività esecutiva di carattere materiale, della natura delle operazioni; la legittimazione sufficiente alla partecipazione ad un tale tipo di operazione non è quindi quella che deriva dalla titolarità della legale rappresentanza dell'impresa, non vertendosi in ambiti negoziali, ma quella generale che è attribuita ai commessi a norma degli art. 2210 ss. c.c., che, in funzione degli interessi dei terzi, legittima questi a ricevere le dichiarazioni dei terzi quale "effetto naturale della sua collocazione nell'organizzazione dell'impresa" e che ha il suo risvolto processuale nella norma di cui all'art. 140, c. di rito, che permette la notifica degli atti rivolti alle persone giuridiche anche mediante consegna a qualsiasi persona addetta alla sede.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. V  28 aprile 2005 n. 5004  



 
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