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Art. 2215 codice civile: Modalità di tenuta delle scritture contabili

I libri contabili, prima di essere messi in uso, devono essere numerati progressivamente in ogni pagina e, qualora sia previsto l’obbligo della bollatura o della vidimazione, devono essere bollati in ogni foglio dall’ufficio del registro delle imprese o da un notaio secondo le disposizioni delle leggi speciali. L’ufficio del registro o il notaio deve dichiarare nell’ultima pagina dei libri il numero dei fogli che li compongono.

Il libro giornale e il libro degli inventari devono essere numerati progressivamente e non sono soggetti a bollatura né a vidimazione.


Commento

Libro giornale: [v. 2214]; Libro degli inventari: [v. 2214].


Giurisprudenza annotata

Imposte

In tema di accertamento tributario, l'abrogazione dell'obbligo di vidimazione delle scritture contabili, disposta dall'art. 8 della legge 18 ottobre 2001, n.383, non ha fatto venir meno la legittimità dell'accertamento induttivo ex art. 39, secondo comma, d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, posto in essere in epoca anteriore alla sua entrata in vigore e giustificato proprio dall'omessa o falsa vidimazione, non potendo trovare applicazione il principio del "favor rei" atteso che l'accertamento induttivo non integra una sanzione (né propria né impropria), poiché la sua attivazione è rimessa ad un apprezzamento discrezionale dell'Ufficio e dà luogo ad un procedimento valutativo che non necessariamente si conclude in senso pregiudizievole per il contribuente. Rigetta, Comm. Trib. Reg. Sicilia, 16/11/2007

Cassazione civile sez. trib.  17 dicembre 2014 n. 26475  

 

L'annotazione dei dati contabili su un libro giornale non vidimato priva di valore probatorio tale scrittura contabile, e legittima di conseguenza l'amministrazione erariale alla ricostruzione dell'imponibile in via induttiva anche sulla base di presunzioni semplici e con inversione dell'onere della prova a carico del contribuente, ai sensi dell'art. 39 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600. (Fattispecie anteriore alla modifica dell'art. 2215 c.c., ed alla conseguente abrogazione dell'obbligo di vidimazione delle scritture contabili).

Cassazione civile sez. trib.  15 giugno 2007 n. 14018  

 

L'abrogazione dell'obbligo della bollatura e della vidimazione del libro giornale e del libro degli inventari (disposta dall'art. 8 l. n. 383 del 2001), già prevista dall'art. 2215 c.c., è entrata in vigore il 25 ottobre 2001, senza effetto retroattivo. Da ciò consegue che le violazioni del suddetto obbligo, commesse prima di tale data, conservano il loro rilievo ai fini fiscali, e legittimano l'erario a procedere all'accertamento sintetico del reddito risultante da libri contabili non vidimati o vidimati posteriormente alle annotazioni.

Cassazione civile sez. trib.  15 giugno 2007 n. 14018  

 

In tema di imposte sui redditi e con riguardo ai costi d'impresa non regolarmente registrati ai sensi dell'art. 2215 c.c., l'abrogazione (ad opera dell'art. 5 d.P.R. 9 dicembre 1996 n. 917) del comma 6 dell'art. 75 d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 - che precludeva l'ammissione in deduzione dei costi la cui registrazione era stata omessa o eseguita irregolarmente - non comporta l'automatica deducibilità di tali costi ma, non incidendo sull'ordinario criterio di distribuzione dell'onere della prova, soltanto la possibilità, prima assolutamente preclusa al contribuente, di provarli anche con mezzi diversi dalle scritture contabili, purché rispondenti ai requisiti fissati al comma 4 dello stesso art. 75.

Cassazione civile sez. trib.  14 maggio 2007 n. 10964  

 

La sanzione dell'indeducibilità dei costi irregolarmente registrati (nella specie, prima della vidimazione del libro giornale) era sancita dall'art. 75, comma 6, d.P.R. n. 917 del 1986 poi, retroattivamente, abrogato dall'art. 5 d.P.R. n. 695 del 1996. Tale abrogazione, peraltro, non ha comportato l'automatica deducibilità dei costi registrati in violazione del combinato disposto degli art. 22 d.P.R. n. 600 del 1973 e 2215 c.c. Detta abrogazione, infatti, non incidente sull'ordinario criterio della ripartizione dell'onere della prova, ha portato l'effetto, più limitato, di ammettere il contribuente alla prova (in precedenza radicalmente preclusa) dei costi suddetti, anche con mezzi diversi dalle scritture contabili, purché costituenti elementi certi e precisi.

Cassazione civile sez. trib.  14 maggio 2007 n. 10964

 

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, e di valutazione delle rimanenze, è in ogni caso inammissibile la deduzione, da parte di una società per azioni, della circostanza di non essere obbligata alla tenuta delle scritture ausiliare di magazzino ai sensi dell'art. 14, comma 1 lett. d), e dell'art. 6 del d.P.R. n. 600 del 1973, atteso che, ai sensi del combinato disposto di cui agli art. 14, comma 1 lett. a), del d.P.R. n. 600 del 1973 ed art. 2214, 2215, 2217 e 2421 del c.c., la società per azioni ha l'obbligo di tenere il libro degli inventari e di effettuare ivi le valutazioni delle rimanenze, seguendo il criterio imposto dall'art. 62, comma 1, del d.P.R. n. 597 del 1973 (ora art. 59, comma 1, del d.P.R. n. 917 del 1986).

Cassazione civile sez. trib.  10 gennaio 2002 n. 213  

 

L'obbligo dell'annotazione nel libro giornale (art. 2215 e 2216 c.c.), con riguardo ad incassi di tipo omogeneo di cui l'imprenditore abbia "a posteriori" notizia cumulativa e contestuale (nella specie incassi relativi alla gestione di ippodromo, comunicati periodicamente dall'UNIRE in esito al calcolo di percentuali sulle scommesse), insorge nel giorno di tale notizia, e può anche essere soddisfatto mediante registrazioni di sintesi, purché esse contengano indicazioni idonee alla ricostruzione delle operazioni imprenditoriali implicanti detti incassi; quell'obbligo, pertanto, resta inosservato in presenza di una registrazione meramente riepilogativa degli indicati ricavi sulla base di totali mensili o settimanali (con la conseguenziale rilevanza di tale inosservanza al fine di legittimare l'accertamento in rettifica dei redditi d'impresa, secondo le previsioni dell'art. 39 comma 2 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600).

Cassazione civile sez. I  19 dicembre 1991 n. 13672  

 

 

Società

La tenuta in modo sommario e non intelligibile della contabilità sociale, trattandosi di violazione di specifici obblighi di legge, è di per se idonea a tradursi in pregiudizio per il patrimonio sociale ed è giustificativa della condanna dell'amministratore al risarcimento del danno. La condanna non può essere automatica essendo necessaria la prova-liquidazione dei danni effettivamente prodotti.

Cassazione civile sez. I  03 febbraio 2014 n. 2324  

 

Costituiscono gravi irregolarità, rilevanti ex art. 2409 c.c.: a) l'aver emesso nuovi titoli sociali costituenti duplicato di titoli sottoposti a sequestro dell'A.G.; b) la condotta degli amministratori che omettono di informare adeguatamente i soci sulle operazioni sociali rilevanti in corso (nella specie nelle assemblee e nei bilanci erano state omesse informazioni circa operazioni societarie di gruppo che avevano come controparte il socio di maggioranza); c) la violazione dei principi di redazione del bilancio (nella specie, quelli di chiarezza e di rappresentazione veritiera e corretta, di iscrizione dei crediti secondo il presumibile valore di realizzo, di competenza); d) la violazione delle norme in materia di tenuta dei libri obbligatori.

Tribunale Roma  13 luglio 2000

 

 

Libri e scritture contabili

La legge riconnette lo specifico valore probatorio degli estratti autentici delle scritture contabili alla sussistenza di specifici requisiti di regolarità e formalità (estrinseche, di cui agli art. 2215 e 2218 c.c., ed intrinseche, di cui all'art. 2219) delle scritture, che, insieme con l'obbligo di bollatura e numerazione dei fogli prima della messa in uso dei libri (con la proibizione, quindi, di abrasioni e spazi in bianco e la garanzia di leggibilità), assicurano la contemporaneità della registrazione con il fatto da registrare ed impediscono scritturazioni di comodo. Ne consegue che, quando la legge parla di "contabilità regolare" o di "scritture regolarmente tenute", intende appunto richiedere tali ordini di formalità, le quali, insieme, sono in grado di rendere controllabile l'atto e di garantire l'esigenza di veridicità.

Cassazione civile sez. I  18 gennaio 1997 n. 503  



 
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