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Art. 2217 codice civile: Redazione dell’inventario

L’inventario deve redigersi all’inizio dell’esercizio dell’impresa e successivamente ogni anno, e deve contenere l’indicazione e la valutazione delle attività e delle passività relative all’impresa, nonchè delle attività e delle passività dell’imprenditore estranee alla medesima.

L’inventario si chiude con il bilancio e con il conto dei profitti e delle perdite, il quale deve dimostrare con evidenza e verità gli utili conseguiti o le perdite subite. Nelle valutazioni di bilancio l’imprenditore deve attenersi ai criteri stabiliti per i bilanci delle società per azioni, in quanto applicabili.

L’inventario deve essere sottoscritto dall’imprenditore entro tre mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi ai fini delle imposte dirette.


Commento

Imprenditore: [v. 2082]; Società per azioni: [v. Libro V, Titolo V, Capo V].

Inventario: strumento giuridico dichiarativo, con il quale si delimita e si individua, in modo preciso, l’effettiva consistenza di un patrimonio elencando e descrivendo i singoli beni che ne fanno parte.

Bilancio: prospetto contabile riassuntivo dal quale si evidenzia la situazione patrimoniale dell’impresa (stato patrimoniale) alla fine di ciascun anno, nonché i profitti e le perdite sofferte (conto economico) nel medesimo arco di tempo. La materia del bilancio è analiticamente disciplinata in tema di società per azioni [v. 2423-2435bis].


Giurisprudenza annotata

Inventari

Integra il reato di bancarotta semplice documentale l'imprenditore che tenga in modo sintetico il libro degli inventari, tale da non esprimere in maniera analitica i singoli elementi patrimoniali, rendendo necessario, ai fini della loro ricostruzione, il ricorso al libro giornale ed al mastro dei conti. Dichiara inammissibile, App.Bologna, 17/02/2012

Cassazione penale sez. V  27 giugno 2013 n. 39482  

 

La violazione della clausola inserita in sede di sottoscrizione del contratto preliminare di cessione di una farmacia, con la quale il cedente assumeva tra gli altri l'obbligo di conservare l'avviamento della stessa farmacia, comporta la risoluzione del suddetto contratto, laddove dalla contabilità aziendale e relativa documentazione bancaria non risultando alcun riscontro di versamenti da parte del medesimo cedente su conti aziendali o personali, della somma incassata a titolo di acconto sul prezzo versato dai promittenti cessionari a mezzo di assegni circolari, emerga la volontà di escludere dalla suddetta contabilità l'anzidetta somma. Tale condotta, appare infatti idonea ad integrare la violazione dell'art. 2217 c.c. che disciplina il contenuto dell'inventario ed enuncia il principio della verità del bilancio in base al quale l'inventario che deve redigersi all'inizio dell'esercizio dell'impresa e successivamente ogni anno, deve contenere l'indicazione e la valutazione delle attività e delle passività relative all'impresa, nonché delle attività e delle passività dell'imprenditore estranee alla medesima. A tal riguardo, non va poi sottaciuto come l'indicazione anche delle attività e passività estranee all'impresa è richiesta in relazione alla responsabilità assunta dall'imprenditore per le obbligazione dell'impresa con tutto il suo patrimonio e non soltanto con quello investito nell'impresa.

Tribunale Bari sez. II  20 giugno 2012 n. 2263  

 

 

Fallimento

In tema di azione revocatoria fallimentare, gli estratti conto comunicati dalla banca al cliente e non impugnati, se utilizzati in giudizio dal curatore del fallimento, hanno efficacia di prova tra le parti, non già quali scritture contabili dell'impresa, a norma dell'art. 2709 c.c., bensì a norma dell'art. 1832 c.c., richiamato dall'art. 1857 c.c., cioè con riguardo all'effettività e alla completezza delle operazioni annotate; ne consegue che, non trattandosi di scritture contabili ex art. 2214-2217 c.c. e non trovando dunque applicazione il principio della inscindibilità del loro contenuto, essi non sono idonei a provare in modo diretto i contratti, diversi da quello di conto corrente di corrispondenza, in forza dei quali le operazioni sono state eseguite.

Cassazione civile sez. I  21 luglio 2009 n. 16971  

 

In tema di bancarotta semplice, ai fini dell'individuazione dei libri e delle altre scritture contabili prescritti dalla legge, la cui mancata od irregolare tenuta integra gli estremi del reato in questione, occorre fare riferimento alla normativa civilistica contenuta negli art. 2214 e ss. c.c. e, per quanto riguarda specificamente l'inventario, all'art. 2217 c.c., senza ulteriori specificazioni in ordine alla tecnica ragionieristica da utilizzare o alle prescrizioni della legislazione fiscale.

Cassazione penale sez. V  20 novembre 2002 n. 42867  

 

 

Imposte

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l'inventario e il bilancio costituiscono scritture contabili distinte, aventi contenuto e finalità diverse, ai sensi dell'art. 15 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, e dell'art. 2217 c.c., ed alla cui redazione sono obbligati i soggetti indicati nel comma 1 dell'art. 13 del citato d.P.R. n. 600 del 1973, con la conseguenza che la violazione consistente nell'omessa redazione dell'inventario non può ritenersi sanata, nè resa meramente formale, dall'avvenuta redazione del bilancio.

Cassazione civile sez. trib.  26 maggio 2003 n. 8273  

 

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, e di valutazione delle rimanenze, è in ogni caso inammissibile la deduzione, da parte di una società per azioni, della circostanza di non essere obbligata alla tenuta delle scritture ausiliare di magazzino ai sensi dell'art. 14, comma 1 lett. d), e dell'art. 6 del d.P.R. n. 600 del 1973, atteso che, ai sensi del combinato disposto di cui agli art. 14, comma 1 lett. a), del d.P.R. n. 600 del 1973 ed art. 2214, 2215, 2217 e 2421 del c.c., la società per azioni ha l'obbligo di tenere il libro degli inventari e di effettuare ivi le valutazioni delle rimanenze, seguendo il criterio imposto dall'art. 62, comma 1, del d.P.R. n. 597 del 1973 (ora art. 59, comma 1, del d.P.R. n. 917 del 1986).

Cassazione civile sez. trib.  10 gennaio 2002 n. 213  

 

 

Società

La delibera assembleare che disponga la modificazione della data di chiusura dell'esercizio sociale e la proroga dell'esercizio in corso non può essere omologata. Gli art. 2217 e 2364 c.c., che prevedono espressamente l'obbligo di redazione annuale del bilancio e, in tema di società per azioni, la convocazione annuale dell'assemblea al fine dell'approvazione del bilancio, supportano infatti, proprio in questo senso, il principio della rigorosa annualità dell'esercizio sociale.

Tribunale Sulmona  04 febbraio 2000

 

Il rendiconto che gli amministratori di società di persone devono presentare all'approvazione dei soci ai sensi dell'art. 2261 c.c. non si identifica con il bilancio da redigere ai sensi dell'art. 2217 c.c.; il primo serve a rendere il conto dell'operato degli amministratori ed è assimilabile al rendiconto del mandatario; il secondo serve per accertare la situazione patrimoniale della società, nonché gli utili e le perdite maturati nell'esercizio.

Tribunale Napoli  30 marzo 1995

 

Nelle società di persone il rendiconto annuale che gli amministratori devono rendere ai soci, ai sensi dell'art. 2261 c.c., non s'identifica con il bilancio che dev'essere redatto a mente dell'art. 2217 comma 2 c.c. (anche se può accadere che i due documenti coincidano), perché il primo serve a dare contezza ai soci dell'operato degli amministratori al pari del rendiconto del mandatario, e può quindi risolversi anche in un semplice prospetto ragionato delle operazioni compiute e dei risultati conseguiti, mentre il secondo, assolvendo a funzioni essenzialmente giuridiche di tutela dei soci e dei terzi, deve dimostrare con evidenza e verità gli utili conseguiti o le perdite subite ed è regolato, pur con i dovuti adattamenti, dalle norme sul bilancio delle società di capitali. Anche nelle società di persone il bilancio non rispondente al vero è nullo, come del pari nullo è l'eventuale atto di approvazione di tale bilancio (non avente natura di deliberazione collegiale), che non può dunque avere efficacia convalidante.

Tribunale Napoli  30 marzo 1995



 
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