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Art. 2218 codice civile: Bollatura facoltativa

L’imprenditore può far bollare nei modi indicati nell’articolo 2215 gli altri libri da lui tenuti (1).


Commento

Imprenditore: [v. 2082].

 

(1) La norma si riferisce alle scritture facoltative, cioè ai libri contabili che non sarebbero richiesti dalla natura o dalle dimensioni dell’impresa e dei quali l’imprenditore potrebbe fare a meno senza violare l’obbligo legale.


Giurisprudenza annotata

Impiegati dello Stato

Qualora la p.a. datrice di lavoro intenda recedere "ad nutum", dal rapporto di lavoro con un proprio dirigente, deve darne comunicazione scritta, in base al dettato contrattuale, ma non deve darne motivazione, bastando la giustificatezza ex art. 2118 c.c., anche in considerazione della natura negoziale e non provvedimentale dell'atto dopo la recente privatizzazione del rapporto di pubblico impiego, circostanza ostativa all'applicazione dei principi della l. 7 agosto 1990 n. 241, quale la motivazione.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. III  25 ottobre 2000 n. 8563  

 

 

Libri contabili

Non sussiste reato, ma una mera irregolarità formale, non comportante alcuna lesione del bene giuridico tutelato, nel caso in cui il ritardo, imputabile all'amministratore di una società obbligata alla tenuta delle scritture contabili ai fini tributari, nella bollatura del registro i.v.a. acquisti sia minimo e non vi sia collegamento tra iscrizioni nel registro, ritardo e fatti finalizzati all'evasione fiscale.

Tribunale Milano  17 marzo 1997

 

La legge riconnette lo specifico valore probatorio degli estratti autentici delle scritture contabili alla sussistenza di specifici requisiti di regolarità e formalità (estrinseche, di cui agli art. 2215 e 2218 c.c., ed intrinseche, di cui all'art. 2219) delle scritture, che, insieme con l'obbligo di bollatura e numerazione dei fogli prima della messa in uso dei libri (con la proibizione, quindi, di abrasioni e spazi in bianco e la garanzia di leggibilità), assicurano la contemporaneità della registrazione con il fatto da registrare ed impediscono scritturazioni di comodo. Ne consegue che, quando la legge parla di "contabilità regolare" o di "scritture regolarmente tenute", intende appunto richiedere tali ordini di formalità, le quali, insieme, sono in grado di rendere controllabile l'atto e di garantire l'esigenza di veridicità.

Cassazione civile sez. I  18 gennaio 1997 n. 503  

 

L'omessa vidimazione iniziale del libro giornale e del libro degli inventari, anche dopo l'entrata in vigore della legge n. 489 del 1994, che ha modificato gli art. 2216, 2217 e 2218 c.c. è ancora penalmente rilevante. La disciplina introdotta dalla suddetta legge, infatti, nulla ha innovato in ordine alla vidimazione iniziale delle scritture contabili, essendosi invece limitata ad abolire l'obbligo di vidimazione annuale e la conseguente sanzione penale prevista per la relativa inosservanza.

Cassazione penale sez. III  26 aprile 1995 n. 6462  

 

Ai fini della prova dei debiti commerciali detraibili dall'imponibile dell'asse ereditario, è sufficiente che essi risultino dai libri di commercio regolarmente tenuti, ancorché non vidimati, in quanto l'art. 45 r.d. 30 dicembre 1923 n. 3270, si limita a rinviare genericamente alle norme di legge in materia, le quali, nel disciplinare la tenuta della contabilità, non fanno alcuna menzione della vidimazione, che è separatamente prevista dagli art. 2216 e 2218 c.c.

Cassazione civile sez. I  05 aprile 1978 n. 1556  

 

Il rinvio disposto dall'art. 45 r.d. 30 dicembre 1923 n. 3270 ai libri di commercio - ai fini della detraibilità dall'imponibile dell'asse ereditario dei debiti commerciali - deve intendersi fatto con riferimento generico alla disciplina normativa della materia dei libri di commercio, e non esclusivamente alle norme in vigore al tempo della legge di rinvio. Conseguentemente, per effetto dell'ampliamento della categoria dei libri di commercio, avvenuto attraverso l'art. 2218 c.c. del 1942, che ha esteso a quelli facoltativi le garanzie formali e sostanziali previste dall'abrogato codice di commercio solo per i libri obbligatori, deve riconoscersi la particolare efficacia probatoria in materia di imposta di successione a tutti i libri di commercio previsti dalla legislazione vigente, fino alla disposizione innovativa contenuta nell'art. 13 del d.p.r. n. 637 del 1972, con la quale il legislatore ha espressamente limitato la detraibilità dei debiti cambiari a quelli annotati nelle scritture contabili - regolarmente tenute e obbligatorie -. Pertanto, nel vigore del r.d. 3270 del 1923 doveva essere riconosciuta l'efficacia probatoria, ai fini della detraibilità dei debiti commerciali del "de cuius", alle risultanze del libro portafoglio di una banca, regolarmente tenuto.

Cassazione civile sez. I  05 aprile 1978 n. 1556



 
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