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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 222 codice civile: Amministrazione affidata alla moglie

[In caso di lontananza o di altro impedimento del marito, la moglie può essere autorizzata dal tribunale, quando è necessario nell’interesse della comunione dei beni, ad assumere temporaneamente l’amministrazione di questi beni e, nei casi di necessità o utilità evidente, può anche essere autorizzata a compiere atti di alienazione, con le cautele che il tribunale creda di stabilire.]

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 19 MAGGIO 1975, N. 151


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato

Anche se le parti contraenti sono libere di scegliere la forma (subordinata od autonoma) con cui regolare le obbligazioni contrattuali vicendevolmente assunte, lo schema giuridico scelto, tuttavia, deve corrispondere alle caratteristiche di fatto del rapporto, sicché, in difetto, la volontà delle parti cede il passo all'attività di qualificazione giuridica da parte del giudice, che deve tener conto dell'osservanza di un determinato orario di lavoro, della continuità dell'attività, della forma di retribuzione, dell'assenza di rischio, del luogo dell'attività lavorativa, dell'inserimento di essa nella complessiva organizzazione del datore di lavoro e dell'elemento della subordinazione.

Tribunale Pinerolo  24 febbraio 2004

 

Nel caso di lavoratori che prestano attività intellettuale di carattere specialistico il vincolo della subordinazione è per sua natura attenuato e in conseguenza debbono essere utilizzati criteri sussidiari, quali l'oggetto della prestazione, l'esistenza di una minima organizzazione d'impresa facente capo al lavoratore, l'incidenza del rischio attinente all'esercizio dell'attività.

Tribunale Pinerolo  24 febbraio 2004

 

La mera applicazione dei principali criteri di accertamento per distinguere il lavoro subordinato da quello autonomo (quali l'oggetto della prestazione, sottoposizione al potere gerarchico, obbligo di osservare un determinato orario di lavoro. etc.) non può rimanere disgiunta da una più pregnante visione d'insieme che attribuisce minore o maggiore valore a determinati indici a seconda delle peculiarità della prestazione. Ciò che deve negarsi, quindi, è soltanto l'autonoma idoneità di ciascuno di questi elementi, singolarmente considerato, a fondare la riconduzione del rapporto all'uno o all'altro tipo contrattuale.

Tribunale Roma  21 settembre 2002

 

In tema di distinzione fra rapporto di lavoro autonomo e rapporto di lavoro subordinato, qualora l'elemento dell'assoggettamento del lavoratore alle altrui direttive - quale tratto tipico della subordinazione - non sia agevolmente apprezzabile a causa di concreto atteggiarsi del rapporto, occorre fare riferimento ad altri criteri, complementari e sussidiari (quali la collaborazione, continuità della prestazione, l'osservanza di un orario predeterminato, il versamento, a cadenze fisse, di una retribuzione prestabilita, il coordinamento dell'attività lavorativa all'assetto organizzativo dato all'impresa dal datore di lavoro, l'assenza, in capo al lavoratore, di una sia pur minima struttura imprenditoriale), i quali, se, individualmente considerati, sono privi di valore decisivo, ben possono essere valutati globalmente come indizi probatori da parte del giudice del merito

Cassazione civile sez. lav.  06 novembre 1992 n. 12033  

 

Ai fini della distinzione fra lavoro autonomo e lavoro subordinato, è censurabile, in sede di legittimità, la determinazione dei criteri generali ed astratti da applicare al caso concreto, mentre costituisce apprezzamento di fatto, come tale incensurabile in detta sede, se sorretto da motivazione adeguata ed immune da vizi, la valutazione delle circostanze concrete che hanno indotto il giudice del merito ad includere il rapporto al suo esame nell'uno o nell'altro schema contrattuale. (Nella specie, la sentenza impugnata - confermata dalla S.C. - aveva negato natura subordinata al rapporto intercorso fra la società editrice di alcune riviste e un fotografo che, in base a distinti incarichi, retribuiti di volta in volta, aveva eseguito servizi fotografici per l'illustrazione di servizi giornalistici).

Cassazione civile sez. lav.  02 luglio 1984 n. 3885  

 

 

Appalto

Il contratto d'opera ha in comune con l'appalto l'obbligo verso il committente di compiere dietro corrispettivo un'opera o un servizio senza vincolo di subordinazione e con assunzione del rischio da parte di chi esegue, differenziandosene invece per il fatto che l'opera o il servizio vengono compiuti con lavoro prevalentemente proprio dell'obbligato, con l'eventuale aiuto dei propri familiari o di pochi collaboratori, e pertanto sotto un aspetto quantitativo piuttosto che qualitativo, restando cioè le due fattispecie diversificate in relazione non alla natura, all'oggetto o al contenuto della prestazione ma il profilo organizzatorio del soggetto che deve compierla. Ne deriva che ai fini delle qualificazione giuridica di un contratto come appalto anziché come contratto d'opera non può essere valorizzata l'autonomia dell'imprenditore che ha assunto l'impegno o la previsione pattizia di uno specifico risultato che questi si sia obbligato a raggiungere o ancora la specificazione dettagliata del materiale da adoperare, del tipo di intervento o della mano d'opera, restando inoltre escluso che abbia di per se carattere indicativo di un appalto l'esistenza di un impresa organizzata che si avvalga per la sua peculiarità di taluni dipendenti specializzati ben potendo anche nel contratto d'opera esservi un impresa, sia pur di piccole dimensioni, che utilizza specialisti.

Cassazione civile sez. II  17 settembre 1997 n. 9237  



 
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