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Art. 2220 codice civile: Conservazione delle scritture contabili

Le scritture devono essere conservate per dieci anni dalla data dell’ultima registrazione.

Per lo stesso periodo devono conservarsi le fatture, le lettere e i telegrammi ricevuti e le copie delle fatture, delle lettere e dei telegrammi spediti.

Le scritture e i documenti di cui al presente articolo possono essere conservati sotto forma di registrazioni su supporti di immagini, sempre che le registrazioni corrispondano ai documenti e possano in ogni momento essere rese leggibili con i mezzi messi a disposizione dal soggetto che utilizza detti supporti.

 


Commento

Scritture contabili: [v. Libro V, Titolo II, Capo III, Sezione III ].


Giurisprudenza annotata

Conservazione delle scritture contabili

L'art. 2220 c.c. per il quale "le scritture devono essere conservate per dieci anni dall'ultima registrazione" individua un termine di durata, che ripropone quello ordinario posto dall'art. 2946 c.c. per l'esercizio dei diritti e per l'esecuzione delle obbligazioni aventi contenuto patrimoniale e che, anche sotto questo profilo, intende ricondurre la materia dell'informazione societaria a criteri di "certezza/sicurezza", di "efficienza" e di "economicità" dei costi di organizzazione e gestione, compresi quelli relativi al c.d. diritto d'accesso, che il comma 6 dell'art. 22 della legge n. 241/1990 dichiara "esercitabile fino a quando la p.a. ha l'obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere". (Riforma Tar PA 69/2011).

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd.  28 settembre 2012 n. 832  

 

Nei rapporti bancari in conto corrente, la banca non può sottrarsi all'onere di provare il proprio credito invocando l'insussistenza dell'obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni dalla data dell'ultima registrazione, in quanto tale obbligo volto ad assicurare una più penetrante tutela dei terzi estranei all'attività imprenditoriale non può sollevarla dall'onere della prova piena del credito vantato anche per il periodo ulteriore.

Cassazione civile sez. I  26 gennaio 2011 n. 1842  

 

La circostanza che normativamente l'obbligo di conservazione delle scritture contabili sia previsto per un periodo di tempo limitato significa che l'imprenditore non può essere chiamato a rispondere sotto alcun profilo della mancata conservazione delle dette scritture per un periodo più ampio ma non può comportare che l'inesistenza del detto obbligo, per il decorso del tempo, possa determinare una condizione di favore per l'imprenditore stesso rispetto a una posizione creditoria prospettata, sollevandolo dall'onere di dare piena dimostrazione del credito vantato.

Cassazione civile sez. I  26 gennaio 2011 n. 1842

 

In tema di prescrizione decennale per il reclamo delle somme indebitamente trattenute dalla banca a titolo di interessi su un'apertura di credito in conto corrente, ove non sia possibile un'indagine contabile a partire dalla costituzione del rapporto di conto corrente, in virtù del disposto dell'art. 2220 comma 1 c.c. e dell'art. 119 comma 4 d.lg. n. 385/1993 per cui la banca è onerata dell'obbligo di conservazione degli estratti conto con il limite temporale di dieci anni anteriori alla richiesta del cliente, è corretto circoscrivere l'indagine ai dieci anni anteriori alla domanda (giudiziale o stragiudiziale, ove risulti), salvo che il cliente non abbia egli stesso conservato e prodotto documentazione delle operazioni su conto corrente anteriori a detto lasso temporale.

Tribunale Novara  16 luglio 2010 n. 774  

 

In tema di Invim, il diritto di computare nel valore iniziale del bene immobile alienato le spese incrementative (sostenute, come nella specie, dopo l'entrata in vigore del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 643) non è escluso dalla mancata allegazione alla dichiarazione dei documenti dimostrativi, potendo tale documentazione essere fornita successivamente al giudice tributario. Tuttavia, allorché si sia dichiarato, al fine del computo in aumento del valore iniziale, il sostenimento di spese incrementative, il contribuente ha l'onere di fornirne in giudizio, in caso d'impugnazione della rettifica adottata dall'Ufficio, idonea documentazione giustificativa; né può sottrarsi all'assolvimento di tale onere invocando l'insussistenza dell'obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni (art. 2220 c.c.), perché l'interesse fiscale esige che il contribuente conservi la documentazione contabile necessaria per giustificare le spese incrementative dichiarate per tutto il periodo in cui è esercitabile il potere di accertamento dell'Ufficio, anche ove questo si protragga oltre la scadenza del termine decennale di conservazione delle scritture contabili.

Cassazione civile sez. trib.  18 dicembre 2009 n. 26683  

 

Allorché nel corso di un procedimento civile una delle parti formuli una richiesta istruttoria volta ad ottenere dal Giudice un ordine di esibizione documentale a carico della controparte ai sensi dell'art. 210 c.p.c., quest'ultima ha l'obbligo, derivante dai canoni di probità e correttezza processuale e sanzionato indirettamente attraverso la possibilità di valutazione della condotta ai sensi dell'art. 116 c.p.c., di non distruggere il documento in suo possesso sino a che non sia intervenuta una pronuncia definitiva del Giudice sulla richiesta istruttoria, In particolare, il venir meno dell'obbligo di conservazione delle scritture contabili a carico dell'imprenditore per il decorso del decennio di cui all'art. 2220 c.c. non giustifica la distruzione dei documenti di cui la controparte abbia precedentemente richiesto l'esibizione giudiziale. Nell'ipotesi in cui il fatto storico dell'avvenuta distruzione sia controverso in giudizio l'onere probatorio incombe sull'imprenditore tenuto all'esibizione che alleghi l'avvenuta distruzione dei propri registri. (Fattispecie in tema di ordine di esibizione emanato ai fini della prova incombente sull'Amministrazione Finanziaria dello Stato circa l'avvenuta traslazione su altri soggetti dell'onere economico rappresentato da tributi indebitamente percepiti dallo Stato Italiano in applicazione di disposizioni nazionali incompatibili con norme comunitarie).

Corte appello Torino  28 febbraio 2003

 

 

Fallimento

È configurabile il delitto di bancarotta semplice documentale nel caso di perdita, per comportamento negligente o imprudente, della "memoria" informatica del computer contenente le annotazioni delle indicazioni contabili. (In motivazione, la S.C. ha richiamato la previsione di cui all'ultimo comma dell'art. 2220 c.c., ai sensi del quale le scritture e i documenti di cui alla stessa disposizione possono essere conservati sotto forma di registrazioni su supporti di immagini, sempre che le registrazioni corrispondano ai documenti e possano in ogni momento essere rese leggibili con mezzi messi a disposizione dal soggetto che utilizza detti supporti). Rigetta, App. Lecce, 22 ottobre 2008

Cassazione penale sez. V  20 luglio 2009 n. 35886  

 

In materia di bancarotta semplice per omessa tenuta delle scritture contabili obbligatorie durante i tre anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento, l'operatività della disposizione di cui al comma 3 dell'art. 2220 c.c. (secondo cui le scritture contabili possono essere conservate anche su supporto informatico) presuppone la corrispondenza con i documenti giustificativi di supporto. Ne consegue che ove tale corrispondenza non sussista, il reato in esame è perfettamente configurabile .

Corte appello Reggio Calabria  24 gennaio 2007 n. 109  



 
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