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Art. 2221 codice civile: Fallimento e concordato preventivo

Gli imprenditori che esercitano un’attività commerciale, esclusi gli enti pubblici e i piccoli imprenditori, sono soggetti, in caso d’insolvenza (1), alle procedure del fallimento e del concordato preventivo, salve le disposizioni delle leggi speciali.


Commento

Imprenditore: [v. 2082]; Ente pubblico: [v. 2201]; Piccolo imprenditore: [v. 2202].

Insolvenza: situazione che non consente al debitore, per le sue condizioni patrimoniali, di soddisfare regolarmente le obbligazioni assunte [v. 1186].

Fallimento: procedura concorsuale, attuata contro l’imprenditore commerciale che versi in stato di insolvenza giudizialmente dichiarato.

È in tale stato l’imprenditore che non sia più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. La concorsualità sta a significare che la procedura è attuata nell’ interesse di tutti i creditori, i quali concorrono su tutti i beni del fallito per la realizzazione coattiva dei rispettivi crediti, nel rispetto della par condicio creditorum, salva la sussistenza di cause legittime di prelazione.

È una procedura frazionata in più fasi collegate l’una all’altra e tendenti: a) all’accertamento dei presupposti previsti dalla legge per la dichiarazione di fallimento (qualità di imprenditore commerciale del debitore e stato di insolvenza); b) all’identificazione, acquisizione e conservazione di tutti i beni del fallito; c) all’accertamento di tutti i suoi creditori; d) alla liquidazione (vendita) dei beni; e) al riparto del ricavato tra i creditori

Concordato preventivo: procedura sostitutiva del fallimento del quale assume, però, il medesimo carattere processuale ed esecutivo. È un mezzo offerto all’imprenditore meritevole per sottrarsi alle conseguenze negative del fallimento. Esso è costituito da un accordo fra debitore e creditori circa le modalità con le quali dovranno essere estinte tutte le obbligazioni.

 

(1) Lo stato di insolvenza si distingue dal semplice inadempimento in quanto quest’ultimo consiste nella mancata esatta prestazione di ciò che era dovuto e si riferisce sempre ad una singola, determinata obbligazione. L’insolvenza, invece, si riferisce a tutta la situazione patrimoniale del debitore e non consiste necessariamente in una mancata prestazione.


Giurisprudenza annotata

Fallimento

Dopo la riforma del 2006, nonostante l'art. 2221 c.c. continui ad escludere i piccoli imprenditori insolventi dal fallimento, ai fini dell'individuazione dell'imprenditore soggetto a procedura concorsuale deve farsi esclusivo riferimento ai criteri dimensionali prescritti dal novellato art. 1, secondo comma l. fall., senza che occorra indagare ulteriormente se costui sia da considerare piccolo imprenditore alla stregua dei criteri previsti dall'art. 2083 c.c.

Tribunale Tolmezzo  14 ottobre 2008

 

Ai fini dell'individuazione degli imprenditori assoggettabili al fallimento (nel regime in vigore dall'1 gennaio 2008), l'art. 1 comma 2 l. fall, deve essere integrato con gli art. 2083 e 2221 c.c., nel senso che per le imprese medio-grandi valgono ì parametri quantitativi di cui alla legge speciale, mentre per i piccoli imprenditori valgono i parametri qualitativi di cui all'art. 2083 c.c., con la conseguenza che chi ha le caratteristiche del piccolo imprenditore è esonerato dal fallimento.

Tribunale Salerno sez. IV  07 aprile 2008

 

Il tribunale può dichiarare aperta la procedura di concordato preventivo posto che una gestione unitaria di tutte le procedure possa evitare conflitti e permettere un più rapido ed efficace sviluppo delle relative operazioni; qualora tutte le società controllate abbiano presentato istanza di ammissione al concordato preventivo; anche considerato che attualmente la disciplina del concordato preventivo, non prevede più modelli predefiniti, ma lascia ampio margine alla discrezionalità del ricorrente.

Tribunale Mondovi'  06 maggio 2005

 

L'impresa artigiana costituita in forma di società e iscritta all'albo delle imprese artigiane per l'attività di laboratorio di falegnameria, produzione e montaggio mobilio non è assoggettabile alle procedure concorsuali ai sensi dell'art. 1 l. fall. (come modificato da Corte cost. n. 570/1989), 2083, 2221 c.c., nel caso in cui il creditore istante non abbia evidenziato elementi idonei a superare la presunzione di piccola imprenditorialità connessa alla suddetta iscrizione, per cui non sia emersa una situazione dimensionale censurabile ex art. 2083 c.c. e della l. n. 443 del 1985 (cd. legge quadro per l'artigianato).

Tribunale Urbino  16 giugno 2004

 

Se il giudice civile ha dichiarato il fallimento di persona insolvente, ritenuta imprenditore ai sensi dell'art. 2082 c.c., il giudice penale deve bensì verificare la sussistenza della sua pronuncia, per accertare un elemento costitutivo indefettibile della fattispecie di reato fallimentare. Ma, poiché la sentenza dichiarativa di fallimento non fa stato nel processo penale, tale accertamento è insufficiente ad integrare la prova della qualità di imprenditore, e cioè di soggetto attivo del reato, della persona dichiarata fallita, se essa è controversa ai fini degli art. 2221 c.c. e 1 r.d. 16 marzo 1942, n. 267 per emergenze che inducano ad attribuire all'imputato lo svolgimento dell'attività di piccolo imprenditore, prevista dall'art. 2083 c.c.

Cassazione penale sez. V  09 aprile 1999 n. 5544  

 

Ai sensi dell'art. 2221 c.c. interpretato alla luce dell'art. 2509 c.c. la società per azioni costituita in italia ma avente la sede legale all'estero, la quale esercita un'impresa dichiarata in stato di insolvenza, è sottoposta alla legge italiana; dall'applicabilità di tale legge deriva, in virtù dell'art. 27 disp. prel. c.c. e dell'art. 9 comma 2 della legge fallimentare, la giurisdizione italiana

Tribunale Torino  16 dicembre 1991

 

A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 570 del 22 dicembre 1989, la qualifica di piccolo imprenditore, non assoggettabile al fallimento, va accertata alla stregua della regolamentazione prevista dal c.c., ai sensi degli art. 2083 e 2221, ravvisandosi tale "status" quando sia stata dimostrata la prevalenza del lavoro proprio e dei propri familiari sul capitale investito nell'attività d'impresa.

Tribunale Milano  21 gennaio 1991



 
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