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Art. 2223 codice civile: Prestazione della materia

Le disposizioni di questo capo si osservano anche se la materia è fornita dal prestatore d’opera, purchè le parti non abbiano avuto prevalentemente in considerazione la materia, nel qual caso si applicano le norme sulla vendita.


Commento

Vendita: [v. 1470].

Prestatore d’opera: è l’altra parte del contratto d’opera (v. committente sopra), in particolare quella che si obbliga a compiere l’opera o il servizio. Si tratta generalmente di un piccolo imprenditore [v. 2083] anche se può ricorrere la figura del (—) occasionale.


Giurisprudenza annotata

Contratto d'opera

In relazione al contratto di prestazione d'opera professionale, il compenso del professionista, a norma dell'art. 2233 c.c., deve essere ragguagliato alle tariffe professionali, ovvero deve determinarsi secondo gli ulteriori parametri ivi indicati, solo subordinatamente all'omessa pattuizione delle parti in tal senso. In particolare, i criteri di determinazione del compenso spettante ai prestatori d'opera intellettuali, sanciti dall'art. 2233, comma 1, c.c., sono posti secondo una scala preferenziale, secondo cui al primo posto si pone l'accordo delle parti, in subordine seguono rispettivamente le tariffe professionali, gli usi e infine la decisione del giudice, previo parere obbligatorio, ma non vincolante, delle associazioni professionali. Ne deriva che il ricorso ai criteri sussidiari, ovvero tariffe professionali, usi e decisione giudiziale, è precluso al giudice allorché sussista uno specifico accordo tra le parti, le cui pattuizionì risultano preminenti su ogni altro criterio di liquidazione.

Tribunale Napoli sez. XII  28 gennaio 2013 n. 1218  

 

Il compenso del prestatore d'opera intellettuale è liberamente determinabile dalle parti e può anche, formare oggetto di rinuncia da parte del medesimo salva l'esistenza di norme specifiche proibitive (come per le prestazioni rese dai professionisti per lo Stato o enti Pubblici.

Corte appello Roma sez. III  15 marzo 2011 n. 1088  

 

La determinazione da parte del giudice, ai sensi dell'art. 2233 c.c., del compenso spettante al professionista (nella specie: ad avvocato per prestazioni di consulenza coordinate e continuative) presuppone che al riguardo non soccorra una valida convenzione tra le parti. (Conferma App. Lecce 11 ottobre 2004).

Cassazione civile sez. lav.  03 dicembre 2008 n. 28718  

 

Mentre l'appalto è il contratto mediante cui una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e a proprio rischio, il compimento di un'opera o di un servizio, la compravendita ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di un diritto verso il corrispettivo di un prezzo, di talché, in materia di appalti pubblici, la differenza tra i due contratti consiste nella prevalenza, sia quantitativa, sia funzionale secondo l'intenzione delle parti, della fornitura della materia o della cosa (vendita), oppure del lavoro (appalto d'opera). Ciò ben può evincersi sia dal principio sancito dall'art 2223, c.c. per il contratto d'opera e valido anche per l'appalto d'opera, anche se la materia è fornita dal prestatore d'opera, purché la prevalenza sia data al lavoro e non al dato materiale sia dalle differenze normative esistenti tra il d.lg. 19 dicembre 1991 n. 406 (appalti di lavori) e il d.lg. 24 luglio 1992 n. 358 (appalti di forniture), ove le nozioni di "lavori pubblici" e di "vendita" vi figurano con le differenze e le accezioni sopra evidenziate.

Consiglio di Stato sez. V  02 aprile 1996 n. 375  

 

Per il disposto dell'art. 2231 c.c., l'esecuzione di una prestazione d'opera professionale di natura intellettuale effettuata da chi non sia iscritto nell'apposito albo previsto dalla legge, dà luogo a nullità assoluta del rapporto tra professionista e cliente, rilevabile anche d'ufficio, e, privando il contratto di qualsiasi effetto, non attribuisce al professionista azione per il pagamento della retribuzione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, la quale aveva ritenuto che l'attività di consulenza e di elaborazione e stampa di dichiarazioni tributarie, con indagini in tema di bilancio, di conti e di ogni documento contabile aziendale, rientrasse tra le attività professionali esclusivamente riservate agli iscritti nell'albo dei ragionieri, ai sensi dell'art. 1 lett. c del d.P.R. n. 1068 del 1953).

Cassazione civile sez. II  16 gennaio 1996 n. 305  

 

Ai sensi dell'art. 1324 c.c. è consentito alle parti e alla loro autonomia negoziale, dare vita anche a negozi atipici purché meritevoli di tutela e non, quindi, in contrasto con la legge, l'ordine pubblico e il buon costume (ex art. 1343 c.c.). A detti negozi, in mancanza di un'espressa previsione negoziale, sono applicabili, in via analogica, le disposizioni contemplate per altri negozi ad essi assimilabili per natura e funzione economico-sociale. (Nella specie, il giudice del merito aveva qualificato il negozio oggetto della controversia come "locatio operis", seppure non tipicamente sussumibile nella previsione dell'art. 2222 c.c., con applicazione analogica dell'art. 2223 c.c. per la determinazione del compenso non previsto nel contratto. La Suprema Corte nel rigettare il ricorso avverso tale decisione ha enunciato il principio di cui alla massima).

Cassazione civile sez. I  13 maggio 1980 n. 3142  



 
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