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Art. 2224 codice civile: Esecuzione dell’opera

Se il prestatore d’opera non procede all’esecuzione dell’opera secondo le condizioni stabilite dal contratto e a regola d’arte, il committente può fissare un congruo termine (1), entro il quale il prestatore d’opera deve conformarsi a tali condizioni.

Trascorso inutilmente il termine fissato (2), il committente può recedere dal contratto, salvo il diritto al risarcimento dei danni.


Commento

Prestatore d’opera: [v. 2223]; Recesso: [v. 1373]; Risarcimento danni: [v. 1218].

Regole d’arte: criterio generale che la tecnica detta per quel dato genere di lavoro; esso concerne non soltanto la sicurezza, stabilità ed utilizzabilità dell’opera, ma anche, se del caso, la forma e l’estetica. La (—) deve essere osservata anche se non richiamata esplicitamente dal contratto, in virtù del dovere di diligenza [v. 1176].

 

(1) Si attribuisce così implicitamente un potere di verifica da parte del committente, potere che è, invece, espressamente previsto dall’art. 1662 nel contratto di appalto.

(2) Se il tempo trascorre senza che il prestatore si sia uniformato alla richiesta del committente, questi può recedere dal contratto, ove ritenga di non potersi avvalere dell’opera così come realizzata. Nel contratto d’opera il termine iniziale ha scarso valore, mentre ciò che importa al committente è che l’opera gli venga consegnata nel termine finale stabilito.


Giurisprudenza annotata

Opere pubbliche

Allorquando il progetto di un'opera pubblica fornito da un professionista senza valido conferimento dell'incarico sia stato utilizzato per chiedere il finanziamento dell'opera progettata, l'ente è tenuto a indennizzare l'autore dell'elaborato nei limiti del vantaggio conseguito attraverso l'utilizzazione concretamente fatta del progetto, e resta irrilevante il fatto che il finanziamento non sia stato accordato e l'opera pubblica non sia stata realizzata.

Cassazione civile sez. I  22 marzo 2007 n. 6993  

 

 

Contratto d'opera

In tema di contratto d'opera, la norma di cui all'art. 2224 c.c. costituisce applicazione specifica dell'obbligo di diligenza previsto in via generale dall'art. 1176 c.c. che, facendo riferimento alla figura media del buon padre di famiglia, detta un criterio di carattere generale che sta ad indicare la misura in astratto dell'attenzione, della cura e dello sforzo psicologico che il debitore deve adoperare per attuare esattamente la prestazione pattuita. Pertanto, non incorre nel vizio di ultrapetizione il giudice che applichi d'ufficio il canone di cui all'art. 1176 c.c., atteso che in tal caso la decisione non si fonda su un titolo di responsabilità diverso da quello richiesto, né risultano mutati il petitum o la causa petendi, non essendo introdotti nel tema controverso nuovi elementi di fatto. (Nella specie, il committente aveva agito ai sensi dell'art. 2224 c.c. nei confronti dell'esecutore dei lavori di restaurazione di una imbarcazione, affondata a causa di infiltrazioni d'acqua verificatesi durante la navigazione; la sentenza impugnata, nell'affermare la responsabilità del prestatore d'opera, ha ritenuto la violazione dell'obbligo della diligenza media, applicando d'ufficio la norma di cui all'art. 1176 c.c.).

Cassazione civile sez. II  08 giugno 2006 n. 13351  

 

Nel contratto d'opera, la denuncia dei vizi dell'opera è valida ed efficace anche se ai vizi lamentati il committente colleghi conseguenze dannose non ascrivibili all'opera eseguita, purché comunque essi pregiudichino, in tutto o in parte, l'esecuzione dell'opera. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto valida ed efficace la denuncia dei vizi relativi alla cattiva esecuzione di una pavimentazione, anche se il denunciante ad essa collegava causalmente il verificarsi di un fenomeno di infiltrazioni, in ordine al quale la sussistenza del nesso causale con la accertata cattiva esecuzione del pavimento era stata esclusa in corso di causa.

Cassazione civile sez. II  16 gennaio 2006 n. 682  

 

Il rimedio concesso al committente nel contratto d'opera dal comma 1 dell'art. 2224 c.c. e nell'appalto dall'art. 1668, comma 1, c.c. (entrambi riproducenti sostanzialmente il disposto dell'art. 1454 sulla diffida ad adempiere) di fissare un congruo termine rispettivamente al prestatore d'opera e all'appaltatore che non procedono all'esecuzione dell'opera secondo le condizioni del contratto ed a regola d'arte, affinché si conformino a tali condizioni, ha carattere facoltativo, sicché, anche nel caso che non se ne sia avvalso, il committente, qualora sussista la colpa del prestatore d'opera o dell'appaltatore, può valersi delle norme generali sulla risoluzione e sull'inadempimento dei contratti, ivi compreso l'art. 1460 c.c.

Cassazione civile sez. II  23 luglio 1988 n. 4747  

 

In tema di contratto d'opera, l'art. 2224 c.c., autorizzando il committente a fissare un congruo termine entro il quale il prestatore d'opera deve conformarsi alle condizioni contrattuali previste per l'esecuzione dell'opera ed alle regole dell'arte, riconosce al committente stesso un potere di controllo sull'opera, il cui mancato esercizio può - secondo l'incensurabile apprezzamento del giudice del merito se congruamente motivato - configurare un concorso di colpa di quest'ultimo con l'esecutore (dell'opera) per i danni subiti da terzi in conseguenza dei difetti dell'opera.

Cassazione civile sez. II  18 gennaio 1982 n. 316  

 

 

Differenza tra autonomia e subordinazione

Al fine di qualificare come lavoro subordinato una determinata attività lavorativa non è sempre necessario che il controllo del datore di lavoro avvenga durante l'esecuzione della prestazione, come avviene per il lavoro prestato nell'ambito di un'impresa, ben potendo il controllo stesso essere esercitato anche a posteriori onde verificare se le direttive generiche o specifiche siano state osservate dal dipendente. Detta forma di controllo si differenzia da quella prevista dall'art. 2224 c.c. che è, invece, diretta a verificare l'osservanza di quanto il committente ha pattuito con il lavoratore autonomo, il quale gestisce il proprio lavoro restando obbligato esclusivamente al buon risultato dell'opera. (Nella specie i giudici del merito avevano escluso la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra un condominio e un addetto alla pulizia dell'edificio condominiale sul presupposto che questo ultimo non veniva controllato dall'amministratore del condominio durante l'esecuzione della prestazione lavorativa. La S.C. ha cessato la suddetta decisione enunciando il principio che precede).

Cassazione civile sez. lav.  22 giugno 1985 n. 3771  



 
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