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Art. 2226 codice civile: Difformità e vizi dell’opera

L’accettazione espressa o tacita dell’opera (1) libera il prestatore d’opera dalla responsabilità per difformità o per vizi della medesima, se all’atto dell’accettazione questi erano noti al committente o facilmente riconoscibili, purchè in questo caso non siano stati dolosamente occultati.

Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare le difformità e i vizi occulti al prestatore d’opera entro otto giorni dalla scoperta. L’azione si prescrive entro un anno dalla consegna (2).

I diritti del committente nel caso di difformità o di vizi dell’opera sono regolati dall’art. 1668 (3).


Commento

Prestatore d’opera: [v. 2223]; Decadenza: [v. 2964]; Prescrizione: [v. 2934].

Accettazione: atto con il quale il committente dichiara al prestatore che l’opera è di suo gradimento.

Difformità e vizi: rispettivamente, variazioni e difetti rispetto al progetto originario tali da rendere l’opera inidonea alla funzione cui era destinata e inadatta a soddisfare l’interesse del committente.

 

(1) L’accettazione fa sorgere il diritto al compenso [v. 2225] ed al conseguente passaggio di proprietà dell’opera se la materia era stata fornita dallo stesso prestatore. Nell’ipotesi che la materia sia stata fornita dal committente, invece, la proprietà dell’opera gli spetta fin dal suo sorgere.

 

(2) I termini, sia di decadenza che di prescrizione, sono molto brevi per assicurare una maggiore tutela al prestatore rispetto al committente.

 

(3) Il rinvio all’art. 1668 in tema di appalto [v. 1655] consente al committente di scegliere tra i seguenti rimedi: a) l’eliminazione dei vizi e delle difformità a spese del prestatore d’opera; b) la riduzione proporzionale del prezzo; c) la risoluzione [v. Libro IV, Titolo II, Capo XIV] se l’opera è inadatta alla sua funzione. Ha inoltre diritto al il risarcimento del danno [v. 1218, 1223] in caso di colpa del prestatore.


Giurisprudenza annotata

Difformità e vizi dell'opera

Le disposizioni dell'art. 2226 c.c., in tema di decadenza e prescrizione dell'azione di garanzia per vizi dell'opera, sono inapplicabili alla prestazione d'opera intellettuale, e in particolare alla prestazione del professionista che abbia assunto l'obbligazione della redazione di un progetto di ingegneria o della direzione dei lavori, ovvero l'uno e l'altro compito, attesa l'eterogeneità della prestazione rispetto a quella manuale, cui si riferisce l'art. 2226 c.c., norma che perciò non è da considerare tra quelle richiamate dall'art. 2230 dello stesso codice. (Correttamente, ha osservato la Suprema corte, in applicazione del principio di cui sopra, il giudice del merito ha disatteso le eccezioni di decadenza e prescrizione di cui all'art. 2226 c.c., in rapporto alla prestazione d'opera in concreto espletata, a nulla valendo - al fine di pervenire a una diversa conclusione - la distinzione tra le attività svolte nella veste di progettista e di direttore dei lavori. L'attività di direzione dei lavori, infatti, rientra nella categoria delle opere intellettuali ex art. 2229 c.c.).

Cassazione civile sez. II  24 marzo 2014 n. 6886  

 

Le disposizioni dell'art. 2226 cod. civ., in tema di decadenza e prescrizione dell'azione di garanzia per vizi dell'opera, sono inapplicabili alla prestazione d'opera intellettuale, ed in particolare alla prestazione del professionista che abbia assunto l'obbligazione della progettazione e della direzione dei lavori di un fabbricato, attesa l'eterogeneità della prestazione rispetto a quella manuale, cui si riferisce l'art. 2226 cod. civ., norma che non è da considerare tra quelle richiamate dall'art. 2230 dello stesso codice; pertanto, si deve escludere che il criterio risolutivo ai fini dell'applicabilità delle predette disposizioni alle prestazioni in questione possa essere costituito dalla distinzione - priva di incidenza sul regime di responsabilità del professionista - fra le cosiddette obbligazioni di mezzi e le cosiddette obbligazioni di risultato, e ciò tenuto conto anche della frequente commistione, rispetto alle prestazioni professionali in questione, delle diverse obbligazioni in capo al medesimo o a distinti soggetti in vista dello stesso scopo finale, a fronte della quale una diversità di disciplina normativa risulterebbe ingiustificata.

Cassazione civile sez. II  20 dicembre 2013 n. 28575  

 

In tema di appalto o di contratto d'opera, l'impegno ad eliminare i vizi della cosa o dell'opera, assunto dall'appaltatore o dal prestatore, alla stregua di principi generali non dipendenti dalla natura del singolo contratto, costituisce fonte di un'autonoma obbligazione di "facere", la quale si affianca all'originaria obbligazione di garanzia, senza estinguerla, a meno di uno specifico accordo novativo, e rimane, pertanto, soggetto non ai termini di prescrizione e decadenza stabiliti per quella garanzia, ma all'ordinario termine di prescrizione decennale fissato per l'inadempimento contrattuale. Cassa con rinvio, App. Torino, 18/07/2005

Cassazione civile sez. II  30 maggio 2013 n. 13613

 

Il contratto di appalto e il contratto di opera si distinguono per il fatto che nel primo l'esecuzione dell'opera commissionata avviene attraverso un'organizzazione di media o grande impresa cui l'obbligato è preposto; viceversa, nel secondo contratto, l'opera viene eseguita con il prevalente lavoro di quest'ultimo benché coadiuvato da componenti della sua famiglia o da qualche collaboratore, secondo il modulo organizzativo della piccola impresa. Qualora si accerti che il contratto intercorso tra le parti sia un contratto d'opera, ex art. 2222 c.c., come accaduto nella fattispecie, in cui il convenuto ha eseguito i lavori contestati personalmente e con l'ausilio di un solo collaboratore, si evidenzia come i diritti del committente siano regolati dall'art. 2226 c.c., con l'onere di denunciare le difformità e i difetti nel termine di giorni otto dalla scoperta e di iniziare l'azione entro un anno dalla consegna. Il committente, pertanto, in caso di difformità o vizi dell'opera, potrà chiedere l'eliminazione delle stesse a spese del prestatore d'opera, oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il risarcimento del danno nel caso di colpa grave della controparte. Deve sottolinearsi che, nell'ipotesi di vizi noti o facilmente riconoscibili dal committente, l'accettazione dell'opera senza riserve libera il prestatore dalla responsabilità per i suddetti vizi; viceversa, in caso di vizi occulti, il predetto termine di decadenza di otto giorni decorre dalla relativa scoperta, a prescindere quindi dall'accettazione dell'opera. La mancata denuncia dei vizi da parte del committente, nel termine innanzi indicato, non incide sull'efficacia del contratto in parola, con la conseguenza che detti vizi non potranno poi essere fatti valere neanche al fine di eccepire l'inesatto adempimento da parte del prestatore d'opera, nel momento in cui il medesimo rivendichi il pagamento del corrispettivo dovuto e concordato. (Stante quanto esposto, nella fattispecie, si è accolta l'eccezione di tardività della denuncia dei vizi sollevata dalla parte convenuta, atteso che la natura di alcuni vizi denunciati era tale da potere essere gli stessi qualificati come vizi facilmente riconoscibili e, pertanto, tempestivamente denunciabili. Circostanza questa non dimostrata dalla parte attrice che solo dopo il trascorrere del termine di otto giorni procedeva a denunciare siffatti vizi).

Tribunale Ivrea  23 maggio 2013 n. 252  

 

In tema di contratto d'opera per la redazione di un progetto edilizio, pur costituendo il progetto, sino a quando non sia materialmente realizzato, una fase preparatoria, strumentalmente preordinata alla concreta attuazione dell'opera, il progettista deve assicurare, la conformità del medesimo progetto alla normativa urbanistica ed individuare in termini corretti la procedura amministrativa da utilizzare, così da assicurare la preventiva soluzione dei problemi che precedono e condizionano la realizzazione dell'opera richiesta dal committente. Ne consegue che sussiste la responsabilità del progettista per l'attività professionale espletata nella fase antecedente all'esecuzione delle opere, in relazione alla scelta del titolo autorizzativo occorrente per il tipo di intervento edilizio progettato (avendo, nella specie, il professionista richiesto l'autorizzazione per la manutenzione straordinaria di un edificio, anziché quella gratuita per la ristrutturazione), non costituendo tale scelta di per sé indice di un accordo illecito tra le parti per porre in essere un abuso edilizio, in quanto, piuttosto, spettante al medesimo professionista, giacché qualificata da una specifica competenza tecnica, e senza che possa rilevare, ai fini dell'applicabilità dell'esimente di cui all'art. 2226, comma 1, c.c., la firma apposta dal committente sul progetto redatto

Cassazione civile sez. II  21 maggio 2012 n. 8014  

 

In tema di vizi dell'opera, ai sensi dell'art. 2226 c.c. e al fine di individuare il termine di decadenza per la denunzia di essi, occorre distinguere i vizi noti al committente o facilmente riconoscibili da quelli occulti, giacché nella prima ipotesi l'accettazione dell'opera senza riserve libera il prestatore dalla responsabilità per i suddetti vizi, mentre nella seconda ipotesi il termine di decadenza di tre giorni decorre dalla relativa scoperta, a prescindere quindi dall'accettazione dell'opera.

Tribunale Bari sez. II  16 aprile 2012 n. 1307  

 

Le disposizioni dell'art. 2226 c.c., in tema di decadenza e prescrizione dell'azione di garanzia per vizi dell’opera, sono inapplicabili alla prestazione d'opera intellettuale, e in particolare alla prestazione del professionista che abbia assunto l'obbligazione della redazione di un progetto di ingegneria o della direzione dei lavori, ovvero l'uno e l'altro compito, attesa l'eterogeneità della prestazione rispetto a quella manuale, cui si riferisce l'art. 2226 c.c., norma che perciò non è da considerare tra quelle richiamate dall'art. 2230 dello stesso codice. Deriva da quanto precede, pertanto, che si deve escludere che il criterio risolutivo ai fini dell'applicabilità delle predette disposizioni alle prestazioni in questione possa essere costituito dalla distinzione - priva di incidenza sul regime di responsabilità del professionista - fra le cosiddette obbligazioni di mezzi e le cosiddette obbligazioni di risultato: e ciò tenuto conto anche della frequente commistione, rispetto alle prestazioni professionali in questione, delle diverse obbligazioni in capo al medesimo o a distinti soggetti in vista dello stesso scopo finale, a fronte della quale una diversità di disciplina normativa risulterebbe ingiustificata.

Cassazione civile sez. II  18 maggio 2011 n. 10920  



 
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