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Art. 2231 codice civile: Mancanza d’iscrizione

Quando l’esercizio di un’attività professionale è condizionato all’iscrizione in un albo o elenco (1), la prestazione eseguita da chi non è iscritto non gli dà azione per il pagamento della retribuzione (2).

La cancellazione dall’albo o elenco risolve il contratto in corso (3), salvo il diritto del prestatore d’opera al rimborso delle spese incontrate e a un compenso adeguato all’utilità del lavoro compiuto.


Commento

Albo professionale: [v. 2229].

 

(1) Il contratto concluso con un prestatore non iscritto (o non più iscritto) è nullo perché contrario alla norma imperativa che richiede per l’esercizio dell’attività professionale l’iscrizione all’ albo professionale.

 

(2) Il prestatore d’opera intellettuale non iscritto nell’ albo professionale non può chiedere alcun compenso neppure esercitando l’azione generale di arricchimento senza causa [v. 2041-2042].

(3) Il contratto non rivive neppure nell’ ipotesi in cui il provvedimento di cancellazione venga annullato.


Giurisprudenza annotata

Difetto di iscrizione all'Albo o Elenco

Per effetto dell'integrazione della l. n. 39 del 1989 ad opera del d.m. industria 21 dicembre 1990 n. 452, recante il regolamento di attuazione della legge, il quale ha previsto una quarta sezione del ruolo dei mediatori destinata agli agenti in servizi vari, nella quale vengono iscritti gli agenti che svolgono attività per la conclusione di affari relativi al settore dei servizi, nonché tutti gli altri agenti che non trovano collocazione in una delle altre tre sezioni precedenti, devono essere iscritti in detta sezione, atteso il suo carattere residuale, in particolare, i soggetti che svolgono attività di intermediazione per i contratti di finanziamento (per i quali è stata successivamente prevista dalla l. n. 108 del 1996 l'istituzione di un apposito albo) con la conseguenza, che in difetto di iscrizione, non compete al mediatore finanziario per l'opera prestata il diritto al compenso (art. 2231 c.c.).

Cassazione civile sez. III  06 giugno 2014 n. 12829  

 

Il progetto redatto da un geometra in materia riservata alla competenza professionale degli ingegneri è illegittimo, a nulla rilevando né che sia stato controfirmato da un ingegnere, né che un ingegnere esegua i calcoli del cemento armato e diriga le relative opere, perché è il professionista competente che deve essere, altresì, titolare della progettazione, assumendosi la relativa responsabilità. Ne consegue che, nella suddetta ipotesi, il rapporto tra il geometra ed il cliente è radicalmente nullo ed al primo non spetta alcun compenso per l'opera svolta, ai sensi dell'art. 2231 c.c. (Nella specie, il Trib., in accoglimento dell'opposizione al decreto ingiuntivo, ha quindi dichiarato la nullità del contratto di prestazione di opera professionale per contrarietà a norme imperative ed ha ordinato al geometra la restituzione delle somme percepite).

Tribunale Nocera Inferiore sez. II  06 febbraio 2013 n. 106  

 

L'esecuzione di una prestazione d'opera professionale da chi non sia iscritto nell'apposito albo di legge dà luogo, ai sensi degli art. 1418 e 2231 c.c., a nullità assoluta del rapporto tra professionista e cliente, privando il contratto di qualsiasi effetto, con la conseguenza che il professionista non iscritto all'albo non ha diritto al corrispettivo per la prestazione svolta, neanche sotto forma di arricchimento senza causa.

Tribunale Monza  12 luglio 2011

 

Il progetto redatto da un geometra in materia riservata alla competenza professionale degli ingegneri è illegittimo, a nulla rilevando né che sia stato controfirmato da un ingegnere, né che un ingegnere esegua i calcoli del cemento armato e diriga le relative opere, perché è il professionista competente che deve essere, altresì, titolare della progettazione, assumendosi la relativa responsabilità. Ne consegue che, nella suddetta ipotesi, il rapporto tra il geometra ed il cliente è radicalmente nullo ed al primo non spetta alcun compenso per l'opera svolta, ai sensi dell'art. 2231 c.c.

Cassazione civile sez. II  21 marzo 2011 n. 6402  

 

L'esecuzione di una prestazione d'opera professionale di natura intellettuale effettuata da chi non sia iscritto nell'apposito albo previsto dalla legge dà luogo, ai sensi degli art. 1418 e 2231 c.c., a nullità assoluta del rapporto tra professionista e cliente, privando il contratto di qualsiasi effetto, con la conseguenza che il professionista non iscritto all'albo o che non sia munito nemmeno della prescritta qualifica professionale per appartenere a categoria del tutto differente, non ha alcuna azione per il pagamento della retribuzione, nemmeno quella sussidiaria di arricchimento senza causa, sempreché la prestazione espletata dal professionista rientri in quelle attività che sono riservate in via esclusiva a una determinata categoria professionale, essendo l'esercizio della professione subordinato per legge all'iscrizione in apposito albo o ad abilitazione. Al di fuori di tali attività vige, infatti, il principio generale di libertà di lavoro autonomo o di libertà di impresa di servizi, a seconda del contenuto delle prestazioni e della relativa organizzazione, salvi gli oneri amministrativi o tributari. (Nella specie la S.C., in applicazione del riportato principio, ha cassato la sentenza della corte di merito che aveva escluso il diritto al compenso chiesto da un consulente del lavoro, affermando che le attività professionali svolte - tenuta delle scritture contabili dell'impresa, redazione dei modelli i.v.a. o per la dichiarazione dei redditi, effettuazione di conteggi ai fini dell'Irap o ai fini dell'i.c.i., richiesta di certificati o presentazione di domande presso la Camera di commercio - non rientravano in quelle riservate solo a soggetti iscritti ad albi o provvisti di specifica abilitazione).

Cassazione civile sez. II  11 giugno 2010 n. 14085  

 

 

Estorsione

È configurabile il delitto di estorsione qualora un soggetto, avendo esercitato attività di agente immobiliare senza essere iscritto nell'apposito ruolo e senza avere quindi titolo alcuno, ai sensi dell'art. 2231 c.c., al pagamento delle relative provvigioni, abbia chiesto ed ottenuto tale pagamento mediante minaccia di adire altrimenti le vie legali.

Cassazione penale sez. II  21 ottobre 2009 n. 1888  

 

 

Esercizio abusivo della professione

Ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 348 c.p. l'esercizio della attività di psicoterapeuta è subordinato a una specifica formazione professionale della durata almeno quadriennale e all'inserimento negli albi degli psicologi o dei medici (all'interno dei quali è dedicato un settore speciale per gli psicoterapeuti). Ciò posto, la psicanalisi è pur sempre una psicoterapia che si distingue dalle altre per i metodi usati per rimuovere disturbi mentali, emotivi e comportamentali. Ne consegue che l'attività dello psicanalista non è annoverabile fra quelle libere previste dall'art. 2231 c.c. ma necessita di particolare abilitazione statale. Né può ritenersi che il metodo "del colloquio" non rientri in una vera e propria forma di terapia, tipico atto della professione medica, di guisa che non v'è dubbio che tale metodica, collegata funzionalmente alla cennata psicoanalisi, rappresenti un'attività diretta alla guarigione da vere e proprie malattie (ad es. l'anoressia) il che la inquadra nella professione medica, con conseguente configurabilità del contestato reato ex art. 348 c.p. in carenza delle condizioni legittimanti tale professione.

Cassazione penale sez. VI  23 marzo 2011 n. 14408  



 
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