codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 2232 codice civile: Esecuzione dell’opera

Il prestatore d’opera deve eseguire personalmente l’incarico assunto (1). Può tuttavia valersi, sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituti e ausiliari, se la collaborazione di altri è consentita dal contratto o dagli usi e non è incompatibile con l’oggetto della prestazione (2).


Commento

(1) Il contratto di prestazione d’opera intellettuale è concluso intuitu personae, nel senso che per il cliente è essenziale la persona del professionista di cui apprezza l’abilità professionale. Ne deriva che: il contratto non può essere ceduto [v. 1406]; è rilevante l’errore sulla persona [v. 1429]; il cliente può rifiutare l’adempimento del terzo [v. 1180].

(2) L’utilizzazione dei collaboratori ha valore solo interno, mentre nei rapporti con i clienti responsabile a tutti gli effetti è solo il prestatore d’opera intellettuale.

Quindi, il compenso ai collaboratori deve essere corrisposto direttamente dal professionista, ed essi non hanno alcuna possibilità di agire direttamente nei confronti del committente.


Giurisprudenza annotata

Esecuzione dell'opera

Di fronte all'univoca volontà di attribuire ad un dato ingegnere la responsabilità dell'intera progettazione, oltre che della direzione dei lavori, tramite la firma di tutti i relativi progetti ai sensi dell'art. 2232 c.c., consegue che la stazione appaltante non può che pretendere esclusivamente da parte dello stesso la dimostrazione del possesso dei prescritti requisiti di capacità tecnica, inibita restandole ogni inammissibile verifica nei confronti degli ausiliari. La richiesta rivolta nei confronti di questi ultimi si traduce, dunque, nella surrettizia introduzionedi una clausola aggiuntiva a quelle stabilite nel bando di gara, come tale destinata a fungere da ulteriore limite alla partecipazione delle imprese, pacificamente esuberante rispetto al fine perseguito, in violazione non soltanto del bando, ma anche del principio di proporzionalità, comprovato al di là di ogni ragionevole dubbio dal fatto che i requisiti di capacità tecnica per l'intera opera sono stati pretesi anche da parte di coloro che erano stati incaricati dalla ricorrente di svolgere una sola frazione della relativa progettazione.

T.A.R. Trento (Trentino-Alto Adige) sez. I  11 marzo 2010 n. 83  

 

Il dettato dell'art. 90 d.lg. n. 163 del 2006 rispecchia il principio generale posto dall'art. 2232 c.c., ove è prescritto che "il prestatore d'opera deve eseguire personalmente l'incarico assunto", così sancendo il carattere rigorosamente personale della prestazione resa e il contestuale divieto del suo esercizio in una forma collettiva impersonale. Pertanto, resta fermo il principio che nel caso in cui il professionista si avvalga, nell'espletamento dell'incarico, della collaborazione di sostituti, ai sensi dell'art. 2232 c.c., gli eventuali contatti tra il cliente e questi ultimi, in assenza di uno specifico mandato in loro favore, non generano un nuovo rapporto professionale, ma restano assorbiti nel rapporto tra committente e professionista incaricato, come correttamente previsto nel bando.

T.A.R. Trento (Trentino-Alto Adige) sez. I  11 marzo 2010 n. 83  

 

In tema di prestazione d'opera intellettuale, nel caso in cui il professionista si avvalga, nell'espletamento dell'incarico, della collaborazione di sostituti ed ausiliari, ai sensi dell'art. 2232 c.c., gli eventuali contatti tra il cliente e questi ultimi, in assenza di uno specifico mandato in loro favore, non generano un nuovo rapporto professionale, ma restano assorbiti nel rapporto tra committente e professionista incaricato; ne deriva che quest'ultimo ha un interesse autonomo ad intervenire nella causa intentata dal suo sostituto nei confronti del committente per il pagamento delle relative prestazioni professionali.

Cassazione civile sez. II  30 gennaio 2006 n. 1847  

 

La prestazione medico-odontoiatrica rientra tra le cosiddette prestazioni di opera intellettuale connotate, ai sensi dell’art. 2232 c.c., dal carattere della personalità, per cui il professionista si impegna ad eseguire personalmente l’attività oggetto del contratto, potendosi valere, sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituti e ausiliari solo se la collaborazione è consentita dal contratto o dagli usi e non è incompatibile con l’oggetto della prestazione. A fronte di tale carattere strettamente personalistico, la prova di un rapporto di collaborazione con terzi professionisti nell’espletamento dell’incarico ricevuto deve essere fornita in maniera rigorosa da chi agisce in giudizio per far valere la responsabilità di un odontoiatra per i danni derivati da un intervento di ortognatodonzia, dovendo altrimenti presumersi che il rapporto intercorso sia stato concluso in via autonoma con ciascuno dei professionisti che ha partecipato a una fase dell’intervento, di talchè ciascuno risponde per la prestazione specificamente effettuata.

Tribunale Marsala  25 giugno 2005 n. 428  

 

L'apposizione di un termine di durata al contratto per prestazione d'opera intellettuale costituisce deroga implicita alla facoltà di recesso "ad nutum" ex art. 2232 comma 1 c.c.; ne consegue che al collaboratore, in caso di recesso anticipato del committente, devono essere corrisposti i compensi che sarebbero maturati sino alla scadenza predeterminata del rapporto.

Tribunale Milano  23 aprile 2003

 

Il divieto di esercizio in forma societaria delle attività di consulenza e assistenza tecnica (art. 1 e 2 l. n. 1825 del 1939) che si applica a tutte le professioni "protette", per il cui esercizio è necessaria l'iscrizione in appositi albi o elenchi (art. 2229 c.c.) è fondato sulla tutela del carattere strettamente personale della prestazione sancito dall'art. 2232 c.c. e, pertanto, deve ritenersi esteso all'ipotesi in cui l'impresa, posta in essere a supporto della professione intellettuale, sia, anziché una società, una ditta individuale, essendo rispetto a questa ravvisabile la medesima "ratio" del predetto divieto, posto a tutela del rapporto personale e fiduciario tra professionista e cliente.

Cons. giust. amm. Sicilia sez. consult.  18 febbraio 1997 n. 156  

 

La "collaborazione", di cui parla l'art. 2232 c.c. - là ove contempla la possibilità che il prestatore d'opera professionale si avvalga, nella esecuzione dell'incarico, "sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituti e ausiliari" - dovendo avvenire e svolgersi sotto la direzione del professionista incaricato, non può riguardare la esecuzione di una prestazione professionale che ecceda l'abilitazione del professionista incaricato (il quale non può certamente dirigere l'esecuzione, da parte di altri, di una prestazione per la quale egli non sia abilitato) e richieda, invece, quella di un professionista più qualificato, come è nel caso dell'ingegnere rispetto al geometra.

Cassazione civile sez. II  17 marzo 1995 n. 3108



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti