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Art. 2234 codice civile: Spese e acconti

Il cliente, salvo diversa pattuizione, deve anticipare al prestatore d’opera le spese occorrenti al compimento dell’opera e corrispondere, secondo gli usi, gli acconti sul compenso (1).


Commento

(1) La regola è quella della cd. postnumerazione, per cui il compenso va pagato solo dopo l’esecuzione dell’opera, ma è prevista la possibilità, in base agli usi, di corrispondere al prestatore un acconto sul compenso.


Giurisprudenza annotata

Anticipazione delle spese

Nel contratto d'opera, l'anticipazione delle spese occorrenti per il compimento dell'opera e la corresponsione degli acconti dovuti secondo gli usi, previste dall'art. 2234 c.c., costituiscono manifestazione dell'obbligo di collaborazione che grava sul cliente al fine di mettere la controparte in grado di dare inizio all'opera e proseguirla, e rispondono alla finalità di mitigare la regola della postunmerazione, in virtù della quale il diritto al compenso matura solo a seguito dell'effettuazione di una prestazione tecnicamente idonea a conseguire il risultato cui è destinata: i relativi importi, pertanto, costituiscono oggetto di un debito liquido, in quanto determinato o determinabile in base ad accordi tra le parti o facendo ricorso agli usi, ed esigibile, in quanto il professionista ne può pretendere il pagamento, con la conseguenza che, se effettuato dal debitore fallito nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, il pagamento resta esposto alla revocatoria fallimentare, ai sensi dell'art. 67, comma 2 r.d.16 marzo 1942 n. 267. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto assoggettabili a revocatoria fallimentare i pagamenti eseguiti dal fallito in favore di un avvocato a titolo di fondo spese ed acconto sul compenso dovuto per l'assistenza professionale fornita nella procedura di concordato preventivo).

Cassazione civile sez. I  10 novembre 2006 n. 24046  

 

La mancata operatività delle tariffe forensi comporta l'applicazione degli art. 2233 e 2234 c.c., dovendo il giudice determinare il compenso spettante all'avvocato - ove non vi sia stato uno specifico accordo con il cliente - in base al decorso della professione forense e tenuto conto, in particolare, dell'importanza dell'attività difensiva (nella fattispecie il compenso è stato determinato sulla base della complessità della causa, della durata della medesima, nonché della qualità e della quantità dell'opera prestata dal difensore.

Tribunale L'Aquila  21 ottobre 1998

 

Nel liquidare le spese di soccombenza, il compenso spettante al difensore della parte vittoriosa, quale minimo necessario per lo svolgimento della difesa, deve essere liquidato ai sensi degli art. 2233 e 2234 c.c., tenuto conto della complessità della causa, della sua durata e dell'importanza dell'opera prestata, nonché della dignità professionale.

Corte appello Torino  11 luglio 1998

 

Le tariffe professionali degli avvocati confliggono con l'art. 85 del trattato di Roma che vieta le intese e gli accordi lesivi della concorrenza nel mercato comune europeo. L'attività svolta dal difensore è per la normativa comunitaria un'attività economica. Conseguentemente, la mancata applicazione della tariffa forense comporta l'applicazione degli art. 2233 e 2234 c.c.; in particolare, se il compenso non è convenuto tra le parti, il giudice decide sulla base della complessità della causa, della sua durata, dell'importanza dell'opera prestata e della dignità professionale.

Corte appello Torino  11 luglio 1998

 



 
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