codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 2237 codice civile: Recesso

Il cliente può recedere dal contratto, rimborsando al prestatore d’opera le spese sostenute e pagando il compenso per l’opera svolta (1).

Il prestatore d’opera può recedere dal contratto per giusta causa (2). In tal caso egli ha diritto al rimborso delle spese fatte e al compenso per l’opera svolta, da determinarsi con riguardo al risultato utile che ne sia derivato al cliente.

Il recesso del prestatore d’opera deve essere esercitato in modo da evitare pregiudizio al cliente.


Commento

Recesso: [v. 1373].

 

(1) Il cliente può recedere ad nutum, ossia in qualunque momento e senza giustificazione causale: secondo una parte minoritaria della dottrina, però, potendo il recesso del cliente compromettere la reputazione del professionista, sarebbe prospettabile un obbligo del primo di risarcire i danni [v. 1223] eventualmente subiti dal secondo.

Solo le parti possono pattuire l’inosservanza (deroga) dei termini di recesso previsti per il cliente.

(2) È giusta causa, ad esempio, la costante inutilizzazione, da parte del cliente, dei pareri del professionista nella misura in cui ciò danneggi la sua dignità professionale.


Giurisprudenza annotata

Recesso

Il recesso per giusta causa del prestatore d'opera intellettuale, ai sensi dell'art. 2237, terzo comma, cod. civ., particolare applicazione del principio di buona fede oggettiva, va esercitato con modalità tali da evitare al cliente il pregiudizio dell'improvvisa rottura del rapporto, concedendogli il tempo di provvedere agli interessi sottesi al contratto. Rigetta, App. Roma, 13/03/2007

Cassazione civile sez. II  23 aprile 2014 n. 9220  

 

In tema di contratti di prestazione d'opera intellettuale, e ai sensi del comma 3 dell'art. 2237 c.c., il prestatore d'opera ha lo specifico obbligo di esercitare il diritto di recesso in modo tale da non arrecare pregiudizio al cliente, pena il risarcimento dei danni a quest'ultimo arrecati.

Cassazione civile sez. II  23 aprile 2014 n. 9220  

 

In tema di contratto d'opera, la previsione della possibilità di recesso "ad nutum" del cliente contemplata dall'art. 2237, comma 1, c.c., non ha carattere inderogabile e quindi è possibile che, per particolari esigenze delle parti, sia esclusa tale facoltà fino al termine del rapporto, dovendosi ritenere sufficiente - al fine di integrare la deroga pattizia alla regolamentazione legale della facoltà di recesso - la mera apposizione di un termine al rapporto di collaborazione professionale, senza necessità di un patto espresso e specifico. Ne consegue che, in tale evenienza, l'interruzione unilaterale dal contratto da parte del committente comporta per il prestatore il diritto al compenso contrattualmente previsto per l'intera durata del rapporto. Rigetta, App. Firenze, 24/02/2011

Cassazione civile sez. lav.  07 ottobre 2013 n. 22786  

 

Costituisce prestazione d'opera intellettuale ed è soggetta alle norme che il codice civile prevede per il relativo contratto quella espletata da un perito assicurativo, atteso che l'esercizio di tale attività è subordinata - come richiesto dall'art. 2229 cod. civ. - all'iscrizione in apposito albo o elenco, ai sensi della legge 17 febbraio 1992, n. 166. Ne consegue l'applicazione della facoltà di recesso "ad nutum", prevista dall'art. 2237 cod. civ., in difetto di prova, da parte del prestatore di lavoro, circa la pattuizione, anche implicita, di una deroga convenzionale alla disciplina legale. Rigetta, App. Roma, 03/06/2009

Cassazione civile sez. lav.  06 maggio 2013 n. 10420  

 

In caso di revoca dell'incarico, allorchè il professionista richieda, con l'originaria domanda, la corresponsione "di un equo compenso" per l'opera svolta, e in subordine l'indennità per indebito arricchimento, vi è un chiaro riferimento all'art. 2227 c.c. e non all'art. 2237 c.c., che non prevede alcuna indennità, ma solo il "compenso per l'opera prestata" (nella specie, relativa alla revoca di un incarico affidato a tre professionisti, la Corte ha respinto la tesi dei ricorrenti secondo cui la sentenza impugnata aveva errato nel richiamare l'art. 2227 c.c., sostenendo invece che nel caso in esame, si sarebbe dovuto applicare l'art. 2237 c.c., che disciplina il recesso del cliente del contratto di prestazione intellettuale, di talché secondo i criteri ivi prevista, la Corte territoriale avrebbe dovuto liquidare le spese sostenute dai professionisti, ed il compenso ad essi spettante per l'opera svolta).

Cassazione civile sez. II  09 novembre 2012 n. 19524  

 

L'art. 2237 c.c. ammette la facoltà di recedere indipendentemente da quello che è stato il comportamento del prestatore d'opera intellettuale, ossia prescindendo dalla presenza o meno di giusti motivi a carico di quest'ultimo. Tale amplissima facoltà ha come contropartita l'imposizione a carico del cliente dell'obbligo di rimborsare il prestatore delle spese sostenute e di corrispondergli il compenso per l'opera da lui svolta, mentre nessuna indennità è prevista, a differenza di quanto prescritto dall'art. 2227 c.c., per il mancato guadagno (nella specie, una donna, dopo aver versato una parte della somma dovuta, desisteva dall'intenzione di sottoporsi ad un interevento chirurgico, pertanto chiedeva ed otteneva la restituzione delle somme versate).

Cassazione civile sez. VI  07 novembre 2012 n. 19265  

 

L'art. 2237 c.c., il quale pone a carico del cliente che receda dal contratto d'opera il compenso per l'opera svolta (indipendentemente dall'utilità che ne sia derivata), può essere derogato dai contraenti, i quali possono subordinare il diritto del professionista al compenso alla realizzazione di un determinato risultato, con la conseguenza che il fatto oggettivo del mancato verificarsi dell'evento dedotto come oggetto della condizione sospensiva comporta l'esclusione del compenso stesso, salvo che il recesso ante tempus da parte del cliente sia stato causa del venir meno del risultato oggetto di tale condizione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, in applicazione dell'enunciato principio, aveva negato il diritto al compenso al professionista per l'assistenza medico-legale svolta in un giudizio risarcitorio, avendo le parti condizionato il compenso stesso all'esito positivo della lite, laddove la causa si era conclusa con il definitivo rigetto della domanda di risarcimento, escludendo altresì che il recesso, operato dal cliente già al termine del procedimento di primo grado, potesse valutarsi come causa del mancato avveramento del risultato auspicato).

Cassazione civile sez. II  14 agosto 2012 n. 14510  

 

L'art. 2237 c.c. consente al cliente di recedere dal contratto di prestazione di opera intellettuale indipendentemente da quello che è stato il comportamento del prestatore d'opera intellettuale, cioè prescindendo dalla presenza o meno di giusti motivi a carico di quest'ultimo. Tale facoltà ha come contropartita l'imposizione a carico del cliente dell'obbligo di rimborsare il prestatore delle spese sostenute e di corrispondergli il compenso per l'opera da lui svolta, mentre nessuna indennità è prevista per il mancato guadagno. Tuttavia, resta a carico del prestatore d'opera intellettuale dimostrare le spese sostenute e l'attività che abbia "medio tempore" svolto.

Cassazione civile sez. II  11 luglio 2012 n. 11737  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti