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Art. 2239 codice civile: Norme applicabili

I rapporti di lavoro subordinato che non sono inerenti all’esercizio di un’impresa sono regolati dalle disposizioni delle sezioni II, III e IV del capo I del titolo II, in quanto compatibili con la specialità del rapporto.


Commento

Rapporto di lavoro subordinato: [v. Libro V, Titolo II, Capo I, Sez. II]; Impresa: [v. Libro V, Titolo II].


Giurisprudenza annotata

Costituzione

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale degli art. 2239 e 2240 c.c. - proposta in riferimento degli art. 3 e 37 cost., nella parte in cui non prevedono l'applicabilità al rapporto di lavoro domestico dell'art. 2110 comma 2 c.c., e quindi non consentono al giudice di determinare secondo l'equità, in mancanza di leggi, norme collettive o usi, il periodo decorso il quale il datore di lavoro in caso di gravidanza o puerperio della lavoratrice, può recedere dal rapporto - in quanto il giudice non può obliterare, in via equitativa, il principio desumibile dall'art. 3 della convenzione n. 103 dell'organizzazione internazionale del lavoro concernente la protezione della maternità, ratificata con la l. 19 ottobre 1970 n. 864, il quale vive nell'ordinamento intero col valore di criterio di interpretazione della norma generale dell'art. 2110 c.c. in ordine al periodo di comporto in caso di gravidanza o puerperio.

Corte Costituzionale  26 maggio 1995 n. 193  

 

È infondata la questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli art. 3 e 37 cost., degli art. 2239 e 2240 c.c. nella parte in cui non prevedono l'applicabilità al rapporto domestico dell'art. 2110 comma 2 c.c., e quindi non consentono al giudice di determinare secondo equità, in mancanza di leggi, norme collettive o usi, il periodo decorso il quale il datore di lavoro, in caso di gravidanza e puerperio della lavoratrice, può recedere dal rapporto. Ciò che non consente al giudice "a quo" di determinare secondo equità un periodo di comporto non è tanto l'inapplicabilità dell'art. 2110 c.c. quanto il fatto che il licenziamento è stato comunicato alla lavoratrice in data anteriore a quella del certificato medico di gravidanza, cioè in un momento in cui, non essendo applicabile (sent. n. 86 del 1994) la norma speciale dell'art. 2 comma 2 l. 30 dicembre 1971 n. 1204, sarebbe mancato il presupposto formale costitutivo del divieto di licenziamento: fuori dell'ambito normativo dell'art. 2 legge del 1971, per cui "il divieto di licenziamento opera in connessione con lo stato oggettivo di gravidanza e puerperio, la decorrenza del divieto è legata alla data del certificato medico attestante lo stato di gravidanza, regola già applicata dalla legge precedente 26 agosto 1950 n. 860, e che nell'ordinamento vigente si argomenta dall'art. 3 comma 1 della convenzione n. 103 dell'organizzazione internazionale del lavoro (OIL) concernente la protezione della maternità, ratificata dall'Italia, senza alcuna riserva, con l. 19 ottobre 1970 n. 864.

Corte Costituzionale  26 maggio 1995 n. 193  

 

Sono rilevanti e non manifestamente infondate: la questione di legittimità costituzionale degli art. 7 comma 2 e 35 della l. 20 maggio 1970 n. 300, e 4 della l. 11 maggio 1990 n. 108 - per contrasto con l'art. 3 cost. - nella parte in cui lo stesso art. 7 risulta inapplicabile al rapporto di lavoro domestico; la questione di legittimità costituzionale degli art. 2239, 2240 e 2110, comma 2 c.c., nella parte in cui - in mancanza di leggi, contratti collettivi e usi - non consentono al giudice di determinare secondo equità il periodo decorso il quale il datore di lavoro ha diritto di recesso da un rapporto con collaboratrice domestica in stato di gravidanza.

Pretura Firenze  23 giugno 1994

 

Sono rilevanti e non manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale degli art. 7 comma 2 e 35 st. lav. e 4 l. 11 maggio 1990 n. 108, per contrasto con l'art. 3 cost., nella parte in cui lo stesso art. 7 risulta inapplicabile al rapporto di lavoro domestico; nonché degli art. 2239, 2240 e 2110 comma 2 c.c. per contrasto con gli art. 3 e 37 cost., nella parte in cui - in mancanza di leggi, contratti collettivi e usi - non consentono al giudice di determinare secondo equità il periodo decorso il quale il datore di lavoro ha diritto di recesso da un rapporto con una collaboratrice domestica in stato di gravidanza.

Pretura Firenze  23 giugno 1994



 
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