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Art. 2247 codice civile: Contratto di società

Con il contratto di società due o più persone (1) conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di una attività economica (2) allo scopo di dividerne gli utili.


Commento

Contratto: [v. Libro IV, Titolo II].

Conferimento: contributo che tutti i soci devono dare alla società per costituire il capitale sociale [v. 2250], ossia il fondo inizialmente a disposizione della società per l’esercizio dell’attività imprenditoriale. Possono costituire oggetto di (—): beni (denaro, beni mobili o immobili, crediti etc.) e servizi (attività lavorativa del socio). Il (—) è elemento essenziale del contratto di società: non vi è contratto di società se i soci non conferiscono.

Scopo (lucrativo): scopo che i soci si prefiggono di realizzare attraverso la costituzione di una società, ossia la realizzazione di un utile (lucro) da dividersi tra i soci stessi. Non vi è società (lucrativa) se questa non esercita un’attività economica [v. 2082] idonea (almeno teoricamente) a produrre utili e se questi utili non sono distribuiti tra i soci (tuttavia di un vero e proprio diritto alla distribuzione degli utili può parlarsi nelle sole società di persone [v. 2262], laddove nelle società di capitali la distribuzione degli utili conseguiti è eventuale, e consegue ad una espressa decisione dell’assemblea [v. 2433]).

Utile: ciò che la società ha guadagnato nell’esercizio dell’attività imprenditoriale, detratte le spese. Se la società ha speso tanto quanto ha guadagnato (cd. pareggio del bilancio), non vi è alcun (—) da distribuire tra i soci.

(1)  Il contratto di società è un contratto generalmente plurilaterale [v. 1420, 1446, 1459, 1466], cfr. però art. 2362. Per la costituzione di società unipersonali, cfr. artt. 2328 e 2463.

(2) L’esercizio di un’attività economica, cioè di un’attività capace di produrre nuova ricchezza, è elemento caratterizzante l’impresa [v. 2082]. La società è di regola titolare di un’impresa.


Giurisprudenza annotata

Fallimento

Le società costituite nelle forme previste dal codice civile ed aventi ad oggetto un'attività commerciale sono assoggettabili a fallimento, indipendentemente dall'effettivo esercizio di una siffatta attività, in quanto esse acquistano la qualità di imprenditore commerciale dal momento della loro costituzione, non dall'inizio del concreto esercizio dell'attività d'impresa, al contrario di quanto avviene per l'imprenditore commerciale individuale. Sicché, mentre quest'ultimo è identificato dall'esercizio effettivo dell'attività, relativamente alle società commerciali è lo statuto a compiere tale identificazione, realizzandosi l'assunzione della qualità in un momento anteriore a quello in cui è possibile, per l'impresa non collettiva, stabilire che la persona fisica abbia scelto, tra i molteplici fini potenzialmente raggiungibili, quello connesso alla dimensione imprenditoriale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva attribuito la qualità di imprenditore commerciale ad un consorzio con attività esterna, costituito in forma di società, il cui statuto prevedeva l'esecuzione, con autonoma organizzazione di mezzi e per conto delle imprese consorziate, di attività di lavori edili, di trasporto, nonché di servizi amministrativi e contabili, con divisione degli utili tra i soci; e ciò senza compiere alcuna verifica sull'effettivo svolgimento delle attività statutariamente previste). Rigetta, App. Catanzaro, 07/04/2011

Cassazione civile sez. I  16 dicembre 2013 n. 28015  

 

 

Società

La trasformazione di un'impresa individuale in una società di capitali non è riconducibile alla trasformazione societaria, in quanto uno dei termini del rapporto è estraneo all'ambito delle società, trattandosi, invece, di un trasferimento a titolo particolare, nelle forme del conferimento o della cessione di un diritto dall'imprenditore individuale all'impresa collettiva, per atto tra vivi, atteso che l'estinzione dell'impresa individuale non costituisce il presupposto del trasferimento stesso. Pertanto, qualora detta trasformazione intervenga nel corso del processo, la società è legittimata ad impugnare la sentenza emessa nei confronti dell'impresa individuale, a condizione che la successione a titolo particolare nel diritto controverso, da cui deriva la legittimazione processuale, sia allegata e provata. (Fattispecie anteriore all'entrata in vigore del d.lgs. n. 6 del 2003). Rigetta, App. Milano, 02/05/2006

Cassazione civile sez. II  02 luglio 2013 n. 16556  

 

In tema di società di fatto tra consanguinei, la prova della esteriorizzazione del vincolo societario deve essere rigorosa, occorrendo che essa si basi su elementi e circostanze concludenti, tali da escludere che l'intervento del familiare possa essere motivato dalla "affectio familiaris" e deporre, invece, nel senso di una sua compartecipazione all'attività commerciale. Rigetta, App. Lecce, 03/05/2006

Cassazione civile sez. II  20 giugno 2013 n. 15543  

 

L'eventuale esercizio di un'attività economica da parte di un'associazione non riconosciuta non costituisce di per sé elemento sufficiente ad attribuire a tale organismo collettivo la natura giuridica di società, ai fini della applicazione delle norme di legge regolanti i rapporti tra i soci, ove non sia prevista la divisione dei relativi utili tra gli associati e quindi l'attività economica si ponga in funzione meramente accessoria o strumentale - e comunque non prevalente - rispetto al perseguimento degli scopi dell'associazione, nella specie contribuire alla pratica della educazione fisica e sportiva tra gli associati. (La Corte ha cassato la decisione dei giudici di appello, atteso che l'esercizio di un'attività economica, come la vendita di tute e bevande, da parte di un'associazione non riconosciuta non costituisce di per sé elemento sufficiente ad attribuire a tale organismo collettivo la natura giuridica di società, nel caso in cui non sia prevista la ripartizione degli utili e che l'attività economica sia finalizzata al perseguimento degli scopi associativi. A detta della Corte, i giudici del merito avevano erroneamente dedotto la divisione degli utili dai rimborsi spese, confondendo il rapporto associativo con quello di prestazione d'opera, e valorizzando un dato non decisivo come quello dell'apporto iniziale di denaro, che non costituisce elemento esclusivo della società).

Cassazione civile sez. I  08 marzo 2013 n. 5836  

 

Non è sufficiente il collegamento tra le attività di lavorazione di due ditte e che le stesse svolgano la propria attività sotto lo stesso capannone industriale a configurare l'esistenza di un rapporto societario di fatto. Sono invece sempre necessari il fondo comune e il vincolo di collaborazione, trattandosi, quest'ultimi, di elementi sintomatici della società di fatto ed espressione di quel contratto sociale senza il quale qualsiasi società non può esistere.

Cassazione civile sez. II  03 agosto 2010 n. 18031  

 

La mancanza della prova scritta di un contratto societario relativo ad una società di fatto o irregolare non impedisce al giudice di accertarne in altro modo l'esistenza all'esito di una rigorosa valutazione (quanto ai rapporti tra soci) del complesso delle circostanze idonee a rivelare l'esercizio in comune di una attività imprenditoriale quali il fondo comune, costituito dai conferimenti finalizzati all'esercizio congiunto di un'attività economica, l'alea comune dei guadagni e delle perdite, e l'affectio societatis, cioè il vincolo di collaborazione in vista di detta attività nei confronti dei terzi. È peraltro sufficiente a far sorgere la responsabilità solidale dei soci ai sensi dell'art. 2297 c.c., la esteriorizzazione del vincolo sociale, ossia l'idoneità della condotta complessiva di taluno dei soci ad ingenerare all'esterno il ragionevole affidamento circa l'esistenza della società.

Cassazione civile sez. I  15 marzo 2010 n. 6175  

 

La mancanza della prova scritta del contratto di costituzione di una società di fatto o irregolare (non richiesta dalla legge ai fini della sua validità) non impedisce al giudice del merito l'accertamento aliunde, mediante ogni mezzo di prova previsto dall'ordinamento, ivi comprese le presunzioni semplici, dell'esistenza di una struttura societaria, all'esito di una rigorosa valutazione (quanto ai rapporti tra soci) del complesso delle circostanze idonee a rivelare l'esercizio in comune di una attività imprenditoriale, quali il fondo comune costituito dai conferimenti finalizzati all'esercizio congiunto di un'attività economica, l'alea comune dei guadagni e delle perdite e l'affectio societatis, cioè il vincolo di collaborazione in vista di detta attività nei confronti dei terzi; peraltro, è sufficiente a far sorgere la responsabilità solidale dei soci, ai sensi dell'art. 2297 c.c., l'esteriorizzazione del vincolo sociale, ossia l'idoneità della condotta complessiva di taluno dei soci ad ingenerare all'esterno il ragionevole affidamento circa l'esistenza della società. Tali accertamenti, risolvendosi nell'apprezzamento di elementi di fatto, non sono censurabili in sede di legittimità, se sorrette da motivazioni adeguate ed immuni da vizi logici o giuridici.

Cassazione civile sez. I  11 marzo 2010 n. 5961  

 

La società di fatto prescinde dalle qualità o capacità personali dei contraenti e si fonda sul concorso di un elemento oggettivo (conferimento di beni o servizi in un fondo comune) ed uno soggettivo (comune intenzione dei contraenti di collaborare per conseguire risultati comuni nell'esercizio collettivo di una attività imprenditoriale), ricorrendo i quali la stessa non è esclusa dal fatto che il fine degli associati consista nel compimento di una opera unica, purché di obiettiva complessità (cosiddette società occasionali), ovvero dalla mancanza di un atto scritto, potendo la sua costituzione risultare da manifestazioni esteriori della attività di gruppo, quando esse, per la loro sintomaticità e concludenza, evidenzino la esistenza della società.

Cassazione civile sez. trib.  25 febbraio 2010 n. 4588  



 
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