codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 2248 codice civile: Comunione a scopo di godimento

La comunione costituita o mantenuta al solo scopo del godimento di una o più cose è regolata dalle norme del titolo VII del libro III (1).


Commento

Comunione: [v. Libro III, Titolo VII].

Godimento: si ha (—) di un bene quando il proprietario di questo si limita ad usare il bene stesso e a godere dei suoi frutti naturali. Ad esempio, il proprietario di un appartamento può godere di questo abitandovi personalmente oppure locandolo [v. 1571] e percependo i canoni mensili dall’inquilino.

 

(1) Ossia dalle norme sulla comunione ordinaria [v. 1100 ss.].


Giurisprudenza annotata

Società

Mentre la comunione a scopo di godimento - che postula la contitolarità dei beni utilizzati - si caratterizza per il fatto che il fine esclusivo della comunione è l’uso del bene comune, la società si caratterizza nell’esercizio collettivo di un’attività svolta a fine di lucro da parte di più soggetti, in cui la contitolarità dei beni rileva non di per sé ma quale strumento attraverso il quale essa viene a realizzarsi e operare. Nella stessa comunione di azienda, ove il godimento si realizzi mediante il suo diretto sfruttamento da parte di più partecipanti alla comunione si configura sempre l’esercizio di un’impresa collettiva (nella forma della società regolare oppure della società irregolare di fatto), non ostandovi l’art. 2248 c.c., che assoggetta alle norme degli art. 1100 e ss. dello stesso codice la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento.

Tribunale Salerno sez. I  01 luglio 2014 n. 3227  

 

Nel caso di comunione d'azienda, ove il godimento di questa si realizzi mediante il diretto sfruttamento della medesima da parte dei partecipanti alla comunione, è configurabile l'esercizio di un'impresa collettiva (nella forma della società regolare oppure della società irregolare o di fatto), non ostandovi l'art. 2248 c.c., che assoggetta alle norme degli art. 1100 e ss. dello stesso codice la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento. L'elemento discriminante tra comunione a scopo di godimento e società è infatti costituito dallo scopo lucrativo perseguito tramite un'attività imprenditoriale che si sostituisce al mero godimento ed in funzione della quale vengono utilizzati beni comuni.

Cassazione civile sez. II  06 febbraio 2009 n. 3028  

 

L'art. 29 l. 27 dicembre 1997 n. 449 (Misure urgenti per la stabilizzazione della finanza pubblica), con norme di intrinseca valenza eccezionale e di diritto transitorio, lungi dall'abrogare implicitamente l'art. 2248 c.c., ha legittimato l'esistenza di una categoria di società semplici che possono avere per oggetto esclusivo o principale la gestione di beni immobili

Corte appello Trieste  23 dicembre 1999

 

L'attività di gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare facente capo alla società, quando condotta dinamicamente allo scopo di incrementare il reddito da dividere tra i soci, assume carattere imprenditoriale, con conseguente impossibilità di ravvisare violazione alcuna al disposto di cui all'art. 2248 c.c.

Tribunale Milano  04 novembre 1993

 

 

Fallimento

In tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale, nel caso in cui la società fallimentare sia costituita dagli eredi dell'imprenditore, occorre individuare il limite tra comunione incidentale nell'azienda (costituitasi per il semplice godimento, ai sensi dell'art. 2248 c.c.), e vero e proprio esercizio dell'azienda ereditaria, a seguito di successione "mortis causa", comportante la possibilità di continuazione dell'impresa, sia pure in forma societaria. In tale secondo caso, trattandosi di impresa funzionalmente collegata a quella individuale del "de cuius", rimangono a carico degli eredi, non solo i debiti che essi hanno contratto in qualità di soci, ma anche quelli gravanti sulla impresa individuale (fattispecie nella quale era contestata la natura extrasociale dei debiti ereditari, pagati dagli eredi - soci imprenditori. La Cassazione, nell'enunciare il principio sopra riportato, ha annullato con rinvio, per carenza di motivazione in ordine al nesso tra azienda paterna e quella condotta in società dai figli ricorrenti, la sentenza di merito, la quale aveva riconosciuto la responsabilità degli imputati per il reato ex art. 216 l. fall. limitatamente al pagamento di debiti ereditari).

Cassazione penale sez. V  26 gennaio 2000 n. 2724  

 

 

Azienda

Nel caso di comunione incidentale di azienda, ove il godimento di questa si realizzi mediante il diretto sfruttamento della medesima da parte di uno o più partecipanti alla comunione, è configurabile l'esercizio di un'impresa individuale o collettiva (nella forma della società regolare oppure della società irregolare di fatto), non ostandovi l'art. 2248 c.c., che assoggetta alle norme degli art. 1100 e ss. stesso codice la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento. Pertanto, nel caso in cui più eredi esercitino, congiuntamente ed in via di fatto, lo sfruttamento diretto dell'azienda già appartenuta al "de cuius", deve escludersi la configurabilità di una mera amministrazione di beni ereditari in regime di comunione incidentale di godimento e si è, invece, in presenza dell'esercizio di attività imprenditoriale da parte di una società di fatto, con l'ulteriore conseguenza che, in ordine alla responsabilità per i debiti contratti nell'esercizio di tale attività, restano prive di rilievo la qualità successoria delle persone anzidette e le eventuali limitazioni di responsabilità ad essa correlate.

Cassazione civile sez. lav.  27 novembre 1999 n. 13291  

 

L'acquisto da parte di un terzo di una quota ideale dell'azienda, già gestita, a scopo di profitto, dall'originario imprenditore individuale, determina fra le parti, in difetto di espressa pattuizione contraria, l'insorgere non già della comunione di godimento di cui l'art. 2248 c.c. - la quale non è configurabile nel caso in cui l'oggetto di comune utilizzazione sia costituito non dai vari beni che costituiscono l'azienda, ma da questa stessa, secondo la sua strumentale destinazione all'esercizio dell'impresa -, bensì di una società di fatto, col corollario che la successiva alienazione della quota è suscettibile di dimostrazione anche attraverso la prova testimoniale, in applicazione delle norme che disciplinano la società irregolare e con esclusione dell'applicabilità dell'art. 2556 c.c. che impone la prova scritta per il trasferimento della proprietà o del godimento dell'azienda.

Cassazione civile sez. I  03 aprile 1993 n. 4053  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti