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Art. 2251 codice civile: Contratto sociale

Nella società semplice il contratto non è soggetto a forme speciali, salve quelle richieste dalla natura dei beni conferiti (1).


Commento

Contratto: [v. Libro IV, Titolo II].

 

(1) Ai sensi dell’art. 1350 è necessario l’atto scritto (che dovrà poi essere trascritto), a pena di nullità, quando sono conferiti [v. 2247] beni immobili [v. 812] o diritti reali immobiliari, ed anche se gli stessi sono conferiti in semplice godimento a tempo indeterminato o per periodo superiore ai nove anni


Giurisprudenza annotata

Società

Il contratto costitutivo di società in nome collettivo, che non abbia per oggetto il conferimento di beni immobili, può essere concluso anche oralmente, essendo il documento scritto richiesto solo in funzione dell'eventuale iscrizione della società nel registro delle imprese. Tale documento è, pertanto, superfluo per le società irregolari, alle quali si applica, in forza del rinvio di cui all'art. 2293 c.c., la disposizione del precedente art. 2251, secondo il quale il contratto di società (personali) non è soggetto a forme speciali, salvo quelle richieste dalla natura dei beni conferiti.

Cassazione civile sez. II  30 aprile 2014 n. 9527  

 

n tema di società di persone, per effetto dell'ormai rilevata (da giurisprudenza costante) autonomia patrimoniale della stessa e della distinzione di sfere giuridiche (quella sociale e quella del socio), deve ritenersi che la fideiussione prestata da un socio a favore della società rientri tra le garanzie patrimoniali prestate per le obbligazioni "altrui", ex art. 1936 c.c. (Nella specie, il Tribunale, non ritenendo condivisibile l'assunto sollevato dagli attori, per cui tale fideiussione sarebbe priva di causa, in quanto la stessa non aggiungerebbe nulla di più della garanzia patrimoniale già offerta al creditore "ex lege", essendo il socio illimitatamente responsabile, ha rilevato come vi possano essere altri interessi che muovono il creditore a richiedere tale forma di garanzia, che non altera lo schema legale delle società di persone, ma rientra a pieno titolo nell'ambito delle autonomie contrattuali).

Tribunale Nocera Inferiore sez. II  18 settembre 2012 n. 735  

 

Il contratto verbale costitutivo di una società di fatto, senza determinazione di tempo, con il conferimento del godimento di beni immobili essenziali al raggiungimento dello scopo sociale, è affetto da nullità, ai sensi dell'art. 2251 c.c., in relazione all'art. 1350 n. 9 c.c. il quale contempla la forza scritta "ad substantiam" per detti conferimenti immobiliari ove siano ultranovennali od a tempo indeterminato. Detta nullità (per escludere la quale non è invocabile il principio della conservazione del negozio giuridico, onde circoscrivere il patto societario nei limiti del novennio - con conseguente non necessarietà di forma scritta - in quanto ciò esulerebbe dalla mera interpretazione della volontà delle parti, traducendosi in un'arbitraria sostituzione del loro effettivo intento) è del tutto equiparabile, "quoad effectum", al fenomeno dello scioglimento della società, con conseguente necessità di procedere alla liquidazione della quota del singolo socio, avuto riferimento alla complessiva situazione patrimoniale dell'azienda alla data dello scioglimento, comprensiva di tutte le relative componenti, fra cui anche la quota relativa all'avviamento.

Cassazione civile sez. I  02 aprile 1999 n. 3166  

 

 

Impresa famigliare e società semplice, differenza

A differenza della impresa collettiva esercitata per mezzo di società semplice, la quale appartiene per quote, eguali o diverse, a più persone (art. 2251 ss. c.c.), l'impresa familiare di cui all'art. 230 bis c.c. appartiene solo al suo titolare, mentre i familiari partecipanti hanno solo diritto ad una quota degli utili; ne consegue che, in caso di morte del titolare, non è applicabile la disciplina dettata dall'art. 2284 c.c., che regola lo scioglimento del rapporto societario limitatamente ad un socio, e quindi la liquidazione della quota del socio uscente di società di persone, ma l'impresa familiare cessa ed i beni di cui è composta passano per intero nell'asse ereditario del de cuius, rispetto a tali beni i componenti dell'impresa familiare possono vantare solo un diritto di credito commisurato ad una quota dei beni o degli utili e degli incrementi e un diritto di prelazione sull'azienda.

Cassazione civile sez. lav.  15 aprile 2004 n. 7223

 

A differenza della impresa collettiva esercitata per mezzo di società semplice, la quale appartiene per quote, eguali o diverse, a più persone (art. 2251 ss. c.c.), l'impresa familiare di cui all'art. 230 bis c.c. appartiene solo al suo titolare, mentre i familiari partecipanti hanno diritto ad una quota degli utili, e ciò anche nel caso in cui uno dei beni aziendali sia di proprietà di alcuno dei familiari. Ne consegue che, mentre nel caso di società semplice con due soli soci, l'esclusione di uno di loro è pronunciata dal tribunale su istanza dell'altro (art. 2287, comma 3, c.c.), il diritto potestativo di recedere dall'impresa familiare spettante al titolare, e quello eventuale di determinarne la cessazione, è esercitabile attraverso una semplice manifestazione di volontà, salvo il diritto degli altri familiari alla liquidazione della loro quota e, in caso di recesso privo di giustificazione, al risarcimento del danno.

Cassazione civile sez. lav.  20 giugno 2003 n. 9897  

 

 

Pubblica amministrazione

In tema di partecipazione di società semplici ex art. 2251 ss, c.c., alle pubbliche gare, la normativa primaria nazionale è in contrasto con la pertinente normativa comunitaria (art. 6, dir.93/37/Cee) in quanto sembra in via di principio ostare alla partecipazione alle gare di appalto da parte di una società semplice (a cagione esclusiva della sua forma giuridica) mentre all'opposto, il diritto comunitario consente a una siffatta società di prendere parte alle gare pubbliche, stante la sua qualificazione come «imprenditore». Ne consegue anche l'illegittimità del provvedimento di revoca dell'attestazione s.o.a. rilasciata in favore della società stessa.

Consiglio di Stato sez. VI  17 luglio 2013 n. 3891  

 



 
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