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Art. 2252 codice civile: Modificazioni del contratto sociale

Il contratto sociale può essere modificato soltanto con il consenso di tutti i soci, se non è convenuto diversamente.


Giurisprudenza annotata

Imposta di registro

In tema di imposta di registro, nel caso di contestuali cessioni di quote di società di persone, ciascuna di esse è soggetta ad imposta ai sensi dell'art. 21, primo comma, del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, poiché non viene in rilievo un negozio complesso, soggetto, ai sensi del secondo comma del citato art. 21, ad un'unica tassazione, ma dei negozi collegati, ognuno dei quali adeguatamente giustificato sotto il profilo causale ed estraneo all'effetto modificativo del contratto sociale, che, ai sensi dell'art. 2252 cod. civ., sorge in forza del successivo consenso di tutti i soci. Rigetta, Comm. Trib. Reg. Toscana, Sez. dist. Livorno, 19/12/2012

Cassazione civile sez. VI  29 ottobre 2014 n. 22899  

 

 

Società

Ai sensi del combinato disposto degli art. 2252 e 2259 c.c., la revoca dell'amministratore di società di persone, la cui nomina sia contenuta nell'atto costitutivo, postula l'esistenza congiunta dei presupposti dell'unanimità dei consensi e della giusta causa, mentre questi possono sussistere in via alternativa, ove la nomina sia avvenuta con atto separato. Peraltro, allorché l'amministratore sia socio, non è richiesto il consenso del medesimo al fine della sua revoca, avendo portata generale il principio del divieto di voto in conflitto di interessi con la società, ai sensi dell'art. 2373 c.c., del quale costituisce applicazione anche l'art. 2287 c.c., che impone di non considerare il socio da escludere nel computo della maggioranza necessaria per l'esclusione.

Cassazione civile sez. I  12 giugno 2009 n. 13761  

 

La circostanza che un contratto costitutivo di una società di persone, stipulato prima della novella del 2003, non contenga un esplicito richiamo dell'art. 2252 c.c. e al principio di unanimità per le modifiche del contratto, non consente automaticamente di inferire che la decisione di trasformazione della società in società di capitali possa essere oggi adottata a maggioranza, attesa l'inesistenza di una diversa pattuizione tra le parti tendente a reintrodurre convenzionalmente il principio di unanimità. In una simile evenienza, il giudice deve, infatti, comunque procedere ad una ricostruzione e interpretazione della volontà delle parti, alla luce dei criteri generali di ermeneutica negoziale, al fine di accertare se, pur in assenza di un espresso richiamo, le parti non abbiano inteso richiamare "per relationem" la regola di unanimità per la decisione di trasformazione, in modo da inglobarla nel patto contrattuale (facendo applicazione di tali principi il tribunale ha ritenuto, nel caso di specie, che la volontà delle parti, alla luce dell'assetto complessivo del patto, si fosse espressa nel senso di volere applicabile la regola di unanimità anche per la decisione di trasformazione, così integrandosi la diversa contraria pattuizione che rende inoperante la regola maggioritaria introdotta dall'art. 2500 ter).

Tribunale Roma  21 luglio 2006

 

La disposizione dettata dall'art. 2500-ter c.c., così come introdotta dal d.lgs. 6/2003 e ai sensi della quale, in deroga alla regola generale prevista per le modifiche del contratto sociale dall'art. 2252 c.c., la trasformazione di società di persone in società di capitali può essere validamente decisa a maggioranza anziché all'unanimità salva diversa pattuizione, è applicabile anche alle decisioni di trasformazione adottate da società di persone costituite prima dell'entrata in vigore di siffatta norma, ove il contratto sociale anteriormente stipulato nulla preveda espressamente sul punto ma si limiti a rinviare, per quanto non specificamente regolato, alla norma di legge. Una simile clausola di rinvio, in quanto generica, si configura, infatti, quale mera clausola di stile, che non consente pertanto di considerare la regola di unanimità di cui all'art. 2252 c.c., vigente anche per la trasformazione prima della riforma del 2003, come regola di fonte pattizia è dunque destinata a trovare ancora oggi attuazione "inter partes".

Tribunale Roma  30 aprile 2006

 

In presenza di una clausola di rinvio alle leggi vigenti contenuta nei patti sociali di una società di persone costituita anteriormente alla riforma del diritto societario, si deve ritenere applicabile la norma dell'art. 2252 c.c., che richiede l'unanimità dei consensi per ogni modifica statutaria, compresa la trasformazione. Non trova, pertanto, applicazione l'attuale disciplina posta dall'art. 2500 ter comma 1 c.c., per cui, salva diversa previsione del contratto sociale, è sufficiente la maggioranza dei consensi per realizzare una trasformazione.

Tribunale Milano sez. VIII  08 luglio 2005

 

La dichiarazione del socio di recedere non richiede, al fine di produrre i propri effetti, l'accettazione degli altri soci rimasti in società. L'intervenuta accettazione, tuttavia, integra, a parziale modifica del contratto sociale ex art. 2252 c.c., una nuova ipotesi di recesso convenzionale.

Tribunale Milano  26 febbraio 2003

 

La mancata previsione normativa dell'organo assembleare nelle società di persone non comporta che ne sia vietata la costituzione e che sia preclusa ai soci, quando debbano esprimere il proprio consenso nelle materie di cui agli art. 2252, 2275, 2301, 2257 comma 2, 2258 comma 2, 2322 comma 2 c.c., la possibilità di riunirsi in assemblea per deliberare all'unanimità o a maggioranza.

Cassazione civile sez. I  07 giugno 2002 n. 8276  

 

La mancata previsione normativa di un organo assembleare nelle società di persone non comporta che ne sia, perciò solo, vietata la costituzione e che sia preclusa ai soci - qualora questi siano chiamati ad esprimere il proprio "consenso" nelle materie di cui agli art. 2252, 2275, 2301, 2257 comma 3, 2258 comma 3, 2322 comma 2 - la possibilità di riunirsi in assemblea per deliberare, appunto, ai sensi delle norme citate, all'unanimità ovvero a maggioranza; ne consegue che l'adozione del metodo assembleare per le deliberazioni sociali - da ritenersi del tutto legittima - comporta che, quanto alla disciplina della validità-invalidità di tali atti deliberativi, debba farsi applicazione dei principi generali sulle patologie degli atti negoziali plurisoggettivi (esclusa, per converso, l'applicabilità degli art. 2377 e 2379, dettati con specifico riferimento alle sole delibere delle società per azioni), di talché, dall'eventuale violazione di norme imperative (quale quella di cui all'art. 2252 c.c., specificativa del principio generale di immodificabilità del contratto senza il consenso di tutti i contraenti), discende senz'altro la nullità della delibera societaria, ex art. 1418 c.c.

Cassazione civile sez. I  07 giugno 2002 n. 8276  



 
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